Mensilità non pagate da maggio e incertezza circa il futuro lavorativo, oltre che il licenziamento di 50 lavoratori stagionali. Questi i motivi dello sciopero che dalle 7 di oggi anima la sede del Consorzio di Bonifica 9 di Via Centuripe. Situazione di profonda tensione e incertezza, con i sindacati a chiedere che si torni al più presto alla normalitá della erogazione degli stipendi e che sia coperta una pianta organica dando un lavoro stabile agli stagionali per il bene del Consorzio e dell’agricoltura siciliana.

Alfio Mannino, Flai Cgil

Alfio Mannino, Flai Cgil

Il disagio è profondo – dichiara Alfio Mannino, segretario Flai Cgil Da un punto di vista economico i dipendenti del Consorzio non percepiscono lo stipendio dal mese di maggio, inoltre fatto ancora più grave circa 50 lavoratori domani verranno licenziati, e questo non sarà un danno solo per loro ma per tutto il Consorzio che non riuscirà a provvedere in maniera adeguata al proprio servizio. C’è una situazione di assoluta incertezza in tutto il mondo dell’agricoltura catanese, non poter erogare l’acqua in questo periodo della stagione significa danneggiare tantissime coltivazioni. Siamo qui oggi per reclamare i diritti dei lavoratori e dare una speranza all’agricoltura a Catania”.

Il disegno della Regione Siciliana è quello di ridurre progressivamente gli stipendi del 10% ogni anno, fino ad arrivare a una situazione di autofinanziamento del Consorzio nel 2021: “Non contestiamo le scelte di natura programmatica – spiega Mannino – però per rendere tutto questo possibile servono degli ingenti investimenti da parte della Regione per gli impianti di irrigazione, per fonti di energia rinnovabile e in generale per le infrastrutture. E’ giunta l’ora per Crocetta di affrontare seriamente la situazione pensando a un’immediata riforma dei Consorzi”.

Pietro Di Paola, Fai Cisl

Pietro Di Paola, Fai Cisl

Il licenziamento dei lavoratori stagionali peserà notevolmente sulla gestione del Consorzio, che si ritroverà improvvisamente in mancanza di figure professionali: “Quello catanese è il consorzio più grande in Sicilia, probabilmente in Italia – afferma Pietro Di Paola, segretario Fai Cislsenza adeguato numero di personale difficilmente potrà essere gestito perché ha 2000 km di canali che hanno bisogno di accurata manutenzione. Una riforma è assolutamente necessaria, e deve prevedere delle priorità: innanzitutto si deve poter usufruire dei lavoratori a giornata (i cosiddetti “cinquantunisti” e “centocinquantunisti”, ndr) per l’intero anno, perché i lavoratori a tempo indeterminato, circa il 40%, non bastano da soli a mantenere la gestione del Consorzio. La Regione dia un po’ d’ossigeno per mantenere i consorzi in vita”.

Alberto Borzì, FILBI Uil

Alberto Borzì, FILBI Uil

Opinione condivisa anche da Alberto Borzì, consigliere nazionale FILBI Uil: “Verranno licenziati circa 50 lavoratori stagionali, evento che causerà grandissimi disagi nelle opere di manutenzione, essendo personale qualificato e tutte figure professionali. Il mio appello alla Regione è quello di trovare dei fondi per questi ragazzi e padri di famiglia, sia a livello umano perché possiamo solo immaginare i disagi per le famiglie, sia a livello lavorativo perché sarà davvero difficile mantenere la gestione del Consorzio senza l’apporto di queste figure”.

Riguardo la progressiva riduzione dei finanziamenti, che saranno ridotti al minimo nel 2021, Borzì mostra poca fiducia: “Quello catanese è forse il primo consorzio in Italia, una struttura grande che va sostenuta, non può finanziarsi totalmente da sola. Distruggere il Consorzio di Bonifica significa distruggere l’agricoltura, che è il settore con maggiori fatturati della nostra regione”.

Molto più che la voce dei sindacati, giunge ancora più amara quella dei lavoratori stagionali, da domani senza lavoro: “A metà stagione irrigua, nel momento di massimo bisogno, ci stanno mandando a casa – ci racconta Marco, “cinquantunista” al suo ultimo giorno al ConsorzioOltre al danno di non poter lavorare quindi, pure la beffa. Non possiamo provvedere al sostentamento delle nostre famiglie. Non percependo gli stipendi le spese giornaliere pesano parecchio, dato che abbiamo prestato ugualmente servizio. Crocetta si metta una mano sulla coscienza, mi ha deluso moltissimo, ci siamo ridotti a dover elemosinare il lavoro quando in realtà sarebbe un diritto”.

Emanuele Strano

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