Katya Maugeri

Tino Vittorio, studioso di Storia Contemporanea presso l’Università degli studi di Catania, ha lavorato sulla questione agraria italiana e in particolare, siciliana tra Ottocento e novecento, sulla risorsa-mare nella storia dell’Occidente, su storiografia e letteratura riguardo Manzoni e Sciascia.
Il suo nuovo libro, “Melenzanologia. Storia e storie di identità e di tradimenti” è un viaggio alla scoperta dell’identità umana attraverso una raccolta di saggi, recensioni pensati in tempi diversi.


Quali elementi deve contenere un romanzo per essere considerato un valido strumento di denuncia?

 “Non amo i romanzi di denuncia. Il romanziere deve lavorare di  fantasia e con competenza linguistica. La denuncia  – qualora ci fosse – vale meno ai miei occhi della qualità della scrittura, dell’invenzione dei personaggi, dell’intreccio dell’azione. Per farle un esempio, Il falcone maltese di Samuel Dashiel Hammett lo trovo il modello di riferimento di ogni scrittore. Fra l’altro, in quell’autore c’è un uso sapiente dell’aggettivazione, precisa come un taglio di microchirurgia, e della frase veloce come lo scatto dei muscoli di un centometrista. Diversamente, qualsiasi “denunciatore” passerebbe per romanziere. E in tal senso Giuseppe Grillo sarebbe più grande di Tolstoj”

1402586115_imageIn “Melenzanologia. Storia e storie di identità e di tradimenti” mette in luce “l’ortolanietà” umana, in che modo oggi l’uomo può sconfiggere la propria “vegetalità”?

 “Viaggiando per il mondo fisico e spirituale, aprendosi con gaia scienza alla genealogia radicale dei propri convincimenti, delle idee ricevute, sapendo che ogni “identità” è una costruzione infinita, sempre provvisoria, come una fase costituente del proprio io che concluderà la costituzione alla fine di ogni sua esperienza. Alla fine si è se stessi. L’idem  si trova alla fine perché non può più contraddirsi, non può più crescere. Diceva un mio amico, Piero Isgrò, durante una discussione pubblica sul libro, che l’identità è un necrologio. Genialmente, vero! La vegetalità o mulincianità è il grado zero dell’identità, costruita sul terreno dell’orto in cui la mulinciana ha dimora. L’appartenenza a un luogo non dà identità se non al carciofo di Niscemi, al tartufo di Alba, al pomodoro di Pachino, al radicchio di Treviso. Un uomo non è il suo habitat: per questo di un uomo non si può dichiarare la sua identità di quintopianista solo perché abita al quinto piano di un condominio”

In un’Italia guasta, ricca di falsi ideali, di tanta apparenza e pochissima sostanza cosa andrebbe denunciato?

 “La questione non è la denuncia sociale. Nelle mani di chi depositare la denuncia se anche quelle ipotetiche mani appartengono a un denunciabile, denunciato, inquisito, condannato? E, poi, la crisi dell’Italia è valoriale, è politica ma è dannatamente economica. L’Italia è un paese marginale ed eterodiretto economicamente da secoli;  la sua cultura politica è professata da campioni di marginalità, di insignificanza. E questa crisi economica non finirà domani. Rispetto ad altri paesi, da noi l’afflizione sarà molto più lunga, non meno di dieci anni a partire da ora. E ovunque si addensano nuvoloni di guerra, di guerre che non aiutano la nostra economia. Il mondo della produzione dovrebbe inventarsi una merce che faccia da volano per le generazioni attuali, in sostituzione dell’economia della motorizzazione  privata  diffusa, che pose – dagli anni Cinquanta alla fine del secolo scorso – la Fiat al centro dell’accumulazione dei capitali, diffondendo effetti indotti ovunque (negozi di ricambi auto, officine di riparazione,strade asfaltate e autostrade,distributori di benzina, produttori di pneumatici, etc.), creando reddito per tenere alta la domanda di altri prodotti come la casa d’abitazione,il vestiario, l’arredamento degli interni impiegando al massimo tutti i fattori produttivi, dal capitale al lavoro. A chi gliela cantiamo questa denuncia?”

Ne “Italian Serendipity”  rivisita la bibliografia dell’Unita d’Italia. Qual è il ruolo che dovrebbe avere la storia in ognuno di noi?

 “E’ la Storia che ha un ruolo, pericoloso se non la riconosci, in ognuno di noi. Nel libro che Lei cita si sostiene la tesi che il nostro paese fu inventato da strategie allogene, franco-inglesi. La nostra allogenità o eterodirezione la paghiamo ancora. La storiografia, l’ esame e la rappresentazione documentata dei fatti passati, dovrebbe avere la funzione di individuare il passato perché non ritorni con le sembianze false del futuro. La storiografia è genealogia psicanalitica: va all’origine, alle origini, al passato remoto e ci libera del passato prossimo, per consegnarci spediti al futuro, forti della consapevolezza di ciò che è passato e che non deve ritornare. Il passato che ritorna è un’ossessione, una malattia dello Spirito, ha la forza dei luoghi comuni e l’astuzia del  misirizzi: per quanto cerchi di metterlo a terra, fuori gioco, quello ritorna all’in piedi. Il passato è come il gigante Anteo dell’antichità che, per quanto lo si potesse abbattere, tutte le volte che toccava terra ritornava rinvigorito dal contatto con sua madre, la Terra, appunto. Contro il passato bisogna essere Eracle: una volta conosciuto, sollevarlo da terra e ridurlo alla sua fine, Anteo!”1353335795_image

Qual è il suo giudizio sull’attuale situazione politica in Italia?

“Sono costernato e senza parole. Non vedo progetti per un’Italia che voglia collocarsi al centro delle economie internazionali, tutte gravitanti tra le due sponde dell’Oceano Pacifico e i mari asiatici e indiano”

 Che cosa pensa di Silvio Berlusconi, Matteo Renzi e Rosario Crocetta?

“Silvio Berlusconi ha fatto un errore (che li comprende tutti e sono tanti) che Gianni Agnelli non fece. Quello di fare rappresentare i suoi interessi da suoi delegati della politica. Agnelli aveva dalla sua repubblicani e socialisti e democristiani e la sinistra comunista che sapeva bene di non dovere ammazzare la gallina dalle uova d’oro. Non mi ricordo che il Parlamento abbia mai legiferato contro la Fiat. I politici saranno corrotti e bigotti, ma non sono scemi: sanno unni rommi u lepru, sanno dove dorme la lepre. Forse Berlusconi ha trovato i  delegati all’amministrazione dei suoi interessi : Alfano, Toti, Renzi – per citare i più importanti – sanno dove dorme la lepre e sono spregiudicati. Crocetta? Quello che ha scritto Pietrangelo Buttafuoco nella sua Sicilia buttanissima è il mio pensiero: un pappagone di infima cultura”

Per quale ideale non smetterà mai di lottare?

 “Per la gaia scienza”

 Condivide il parere che si stia già combattendo la terza guerra mondiale, seppure in modo atipico?

 “Papa Bergoglio vede bene: terza guerra mondiale atipica. Sono i politici e gli uomini di Stato a non vedere bene e sono impreparati. Non ci sarà da divertirsi negli anni a venire”

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