di Lilia Scozzaro

I racconti che amavo ascoltare quando ero piccola, riguardavano la musica popolare siciliana, ascoltavo mio nonno che mi parlava dei cantastorie, e tutto ciò  mi incuriosiva. Racconti di gente comune, i cantastorie siciliani che andavano in giro a far conoscere le loro narrazioni, episodi accaduti o anche di fantasia, con una semplice chitarra. In pratica sostituivano i giornali, la stampa. Comunicavano a voce, parlando, accompagnati dalle corde. E durante i suoi  racconti, scorrevano nella mia mente le immagini di tutta quella gente: bambini, donne, uomini, anziani, a seguito di coloro che informavano anche sui fatti di cronaca, e notizie varie. Dunque non si leggeva la notizia, ma si ascoltava, e le note sprigionate dalla chitarra la rendevano, secondo l’ argomento, a colori o in bianco e nero.

Fu proprio in quel periodo che iniziò la mia passione per la musica, i canti popolari, gli strumenti, i musicisti,  perche’ mio nonno, non si limitava a raccontare,  ma faceva ascoltare i preziosi testi di canti e folklore che, al tempo, acquistò. Infatti i nostri cantastorie siciliani, cercavano di guadagnarsi da vivere, prima scrivendo la storiella su un foglio, facendo accanto un disegno e lo vendevano pure! Poi aguzzarono ancor di più l’ingegno, iniziando a far dischi e inserendo i loro prodotti musicali anche in cassette, quelle, credo, che si usavano fino a venti anni fa? Forse! Ed io attratta dai musicisti, perché? Son loro che col passar degli anni hanno cambiato nome, da cantastorie a musicisti, siamo sempre lì, la musica non cambia! Ai tempi si informava la folla di ciò che accadeva durante la giornata, oggi l’artista esprime stati d’animo del suo quotidiano, gioia, tristezza,  malcontento. Parla di sé, tirando fuori i suoi perché, le sue conferme, sfoghi, ma parla anche di tutto ciò che lo circonda.

Insomma,  con le note musicali,   sono un libro aperto, per chi riesce a captare.  Ritorno a ricordare i ricordi di mio nonno da lui raccontati durante le ore pomeridiane. Ci trovavamo vicini, mi teneva la mano e proseguiva con la puntata lasciata in sospeso il pomeriggio precedente. Ed io guardavo, nella mia mente immaginaria, questi cantastorie che giravano le città con chitarra, ah ecco!  Il mandolino, altro strumento utilizzato, uomini vestiti con camicie larghe, di colore bianco, manica lunga ed altrettanto larga, pantaloni neri tenuti su, da una fusciacca rossa. Li immaginavo così. Che spettacolo! Una voce ed una chitarra o mandolino e, grazie a queste testimonianze di mio nonno, iniziai a desiderare quello strumento, utile per i cantastorie, che accompagnava le parole di un uomo posizionato in strada ad informare. La chitarra! Dovevo averla a tutti i costi e presto, per imparare a suonarla e parlare sopra le corde sonore che le mie dita toccavano. E cosi fu. I primi cantastorie si ricordano ai tempi di Omero. Quelli siciliani, come tutti gli altri, più antichi, ruotavano in tutta la Sicilia, per le feste patronali, durante i periodi di raccolti  dei prodotti della nostra Terra, varie festività insomma. I più conosciuti erano il catanese Orazio Strano, di Paternò, il cantastorie Gaetano Grasso, Cicciu Busacca anche lui di Paternò, Franco Tringale di Militello Val di Catania, Saru Cavagna di Niscemi, Nono’ Salomone di Sutera.

Briganti, banditi ed anche baronesse, “la Barunissa di Carini”, raccontati, e chi li seguiva, una marea di gente, prestava molta attenzione.  Era un pubblico incantato da queste gesta, storie, e fatti di cronaca parlati con un semplice accompagnamento di corde musicali. Peccato! Tutto ciò che mio nonno possedeva, i suoi preziosi, i cui protagonisti erano uomini che si guadagnavano qualche soldo e forse più, col passar del tempo non è stato trovato. Non è rimasto nulla! Solo racconti che, ogni tanto, mi ritornano in mente, nient’altro e che fanno parte del mio passato, del suo e del nostro. Un passato in cui il cantastorie non dovrà mai essere dimenticato.

 Lilia Scozzaro

A proposito dell'autore

Generalmente parlo poco della mia persona e dei fatti miei. “ Il pericolo è il mio mestiere “, è il filo conduttore che guida tutta la mia esistenza lavorativa (e non solo). Non ho mai temuto di imbarcarmi in imprese estreme, di svolgere attività rischiose, di avere pericolose responsabilità, e non accontentandomi di un ripetitivo lavoro d’ufficio, ho voluto sempre mettermi alla prova. Dopo aver vissuto una vita davanti al microfono/mixer, e a tutte quelle apparecchiature che occorrono per intrattenere gli ascoltatori di una Radio, eccomi qui, collaboro con un giornale on line “ Sicilia Journal “. E’ stata un’ impresa all’inizio, ed ho cercato di gestire questo mio nuovo compito con calma e molta discrezione. Grazie a Silvia Ventimiglia ed al direttore del giornale Daniele Lo Porto. Buona lettura a tutti!

Post correlati

Scrivi