Leggendo un volumetto del compianto Alberto Varvaro, Il latino e la formazione delle lingue romanze, Il Mulino 2014 (pp. 101), già apparso in inglese prima che ora in italiano, un testo divulgativo ma non privo di spunti originali, siamo stati attratti dall’uso del termine ecumene. Che è adoperato tre volte (nella stessa pag. 66): «l’ecumene dello storico va oltre i confini dell’Impero» e poi scopertamente con genere maschile: «il rispettivo ecumene»; «allo stesso ecumene».

Il lettore che non ha conferma nel proprio uso quanto al genere grammaticale, e cerchi la voce “ecumene” in un dizionario della lingua italiana, come lo Zingarelli 2015 o il Devoto-Oli 2015 o il Sabatini 2007 ecc., troverà che essa è invero di genere femminile. E ciò in continuità con l’etimo remoto della voce moderna proveniente dal latino tardo oecumene(m), a sua volta dal greco oikouméne part. pass. sostantivato “terra abitata”. Apprendendo poi che la voce è datata in italiano 1950 e che essa fu introdotta nell’uso moderno dal geografo Friedrich Ratzel (1844-1904), c’è da sospettare che il grecismo è stato mediato in italiano dal tedesco Ökumene s.f.

Sul piano della diffusione, il termine non ha avuto molta circolazione nella letteratura italiana, almeno fino agli anni ’30 del ’900, stando alla LIZ Letteratura Italiana Zanichelli (ora BIZ 2010), ricca di ben 1000 testi letterari per circa 10 secoli. Il termine affiora in letteratura infatti solo in questi ultimi 30 anni, ovvero nel Primo tesoro della lingua letteraria italiana del Novecento, a cura di T. De Mauro (2007), cioè nel corpus dei 100 romanzi del premio Strega del sessantennio 1947-2006, con U. Eco (1981) una volta e con C. Magris (1987) 5 volte: e sempre al femminile.

La mancata conferma del genere maschile nei dizionari generali dell’italiano, ma anche in quelli storici, come il pur Grande dizionario della lingua italiana del Battaglia (24 voll. 1961-2009), potrebbe indurre il lettore troppo fiducioso nei dizionari a pensare che la “parola al maschile non esiste”, ovvero che è stata “erroneamente” adoperata dal pur illustre filologo romanzo.

Invero, un dizionario, per ampio che esso sia, è una pallida e approssimativa foto degli usi infiniti di una lingua. E qui “Google” e “Google libri” vengono opportunamente in soccorso al lettore, per correggere o arricchire la conoscenza della lingua, con la loro enorme banca dati, pur campione anch’esso limitato della lingua di 50milioni e passa di italofoni presenti e passati. Per limitarci a una mini-ricerca, “Google” (8.12.14) consente infatti di documentare una certa vitalità del sintagma “ecumene umanO” al maschile con “circa 273 risultati” rispetto al femminile “ecumene umanA” documentato in “circa 150 risultati”: un rapporto quindi di quasi 2 a 1.

Un’indagine più ristretta con “Google libri” non fornisce alcuna attestazione prima del 1950. Invece nel periodo 1950-2014 si segnalano 12 ess. al maschile di “ecumene umanO” dal 1966 al 2009 rispetto ai 6 ess. al femminile “ecumene umanA” (dal 1968 al 2000). Anche in questo caso il rapporto a favore del maschile, ignorato paradossalmente nella lessicografia anche storica, è di 2 a 1. Il lettore potrà sbizzarrirsi con altre ricerche per es. con la combinazione “ecumene bizantino” / “ecumene bizantina”, ecc.

Il problema che allora si pone, in termini cognitivi, è il seguente: in base a quale inconscia regola, Varvaro e gli altri non pochi colti parlanti, hanno adoperato al maschile il grecismo ecumene? Il cambiamento dal femminile etimologico all’opposto genere maschile trova una possibile spiegazione in tre ragioni concomitanti. In primo luogo, fonologicamente in italiano, stando a un dizionario come quello di De Mauro (2000) ricco di circa 130mila lemmi, le parole terminanti in /-E/ sono per il 51% maschili, contro il 40,5% al femm., il rimanente 8,5% oscillando tra masch. e femm. Ancora, delle altre 6/7 parole terminanti in /-mene/, quella decisamente più comune è l’imene s.m. nell’accezione anatomica femminile, accanto all’omonimo letterario imene “matrimonio” anch’esso s.m. Una duplice pressione paradigmatica del maschile sull’etimologico femminile di non secondaria incidenza. Un terzo elemento a favore del genere maschile è costituito dal traducente-sinonimo del cultismo greco-latino ecumene “mondo, territorio”.

Insomma, il cuore della lingua ha ragioni strutturali, anche inconsce, che non sempre coincidono con quelle dell’etimologia.

A proposito dell'autore

Docente di linguistica generale all'università di Catania

Salvatore Claudio Sgroi, ordinario di linguistica generale (Università di Catania), è stato pres. del corso di laurea in "Culture e linguaggi per la comunicazione", fa parte della direzione del "Bollettino del Centro di studi filologici e linguistici siciliani", del comitato di redazione "Le Forme e la Storia", e collabora a importanti riviste italiane e straniere di linguistica. È autore di circa 400 saggi e di numerosi volumi, tra cui i più recenti sono Per una grammatica ‘laica’. Esercizi di analisi linguistica dalla parte del parlante, UTET 2010; Scrivere per gli Italiani nell'Italia post-unitaria, Cesati 2013; Dove va il congiuntivo? Il congiuntivo da nove punti di vista, UTET 2013.

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