CATANIA − Il sindaco di Catania Enzo Bianco è intervenuto con una nota sulla vicenda riguardanti i migranti.
“In questi lunghi mesi − è scritto nella nota − di vera e propria emergenza naufraghi la Procura di Catania, diretta con competenza e determinazione dal dott. Giovanni Salvi, è stata in prima linea nel contrasto alle organizzazioni criminali che gestiscono il traffico di esseri umani. Le azioni incisive poste in essere dalla Procura sono state caratterizzate da efficacia ma anche da particolare umanità”.
“Sorprende e addolora − continua la nota − che l’affermazione di non rilievo ai fini delle indagini del recupero delle salme sia stata travisata come indice di scarsa umanità”.
“La città di Catania − conclude il Sindaco − che ha dato degna sepoltura a molti migranti e che accoglie con riconosciuta generosità migliaia di uomini, donne e bambini, chiede al Governo di autorizzare con risorse proprie il recupero delle salme. Noi siamo pronti a fare la nostra parte per dare degna sepoltura ai corpi di quelle persone”.

“La Procura di Catania ha posto, sin dal primo momento, al centro del suo impegno la tutela delle vittime del naufragio. Uno dei suoi primi atti è stato quello di aprire un indirizzo di posta elettronica dedicato ai familiari delle vittime, naufragio.wreck.procura.catania@giustizia.it. Questa posta è gestita personalmente da me. Ogni richiesta di informazione viene da me immediatamente inviata alla p.g. che sottopone ai superstiti le foto ricevute. Subito dopo rispondo personalmente a tutti i familiari che hanno chiesto informazioni. − ha dichiarato il Procuratore Giovanni Salvi. “Sin dalle prime comunicazioni si è messo in rilievo che il recupero delle vittime per finalità umanitarie non compete all’autorità giudiziaria, mentre alte Autorità del Governo hanno già manifestato disponibilità in tal senso, che questo ufficio non potrebbe che favorire visto l’impegno profuso a tutela dei migranti e per la punizione di coloro che ne mettono in pericolo le vite. Abbiamo concentrato il nostro lavoro sui nostri fini istituzionali: individuare e punire i colpevoli e assicurare la tutela dei diritti delle vittime. Abbiamo quindi operato per la ricostruzione del fatto e della condotta degli indagati e per la qualificazione giuridica del reato. La possibilità per i congiunti dei dispersi di far valere i propri diritti nel processo è assicurata, con i mezzi che la Procura ha avviato immediatamente dopo il naufragio e che hanno già portato all’identificazione di un disperso. Se sarà necessario valuteremo ogni opzione. Si può dissentire dalle scelte processuali del mio ufficio ma non si può mettere in dubbio la dedizione con la quale ormai da anni lavoriamo senza sosta per la protezione dei migranti, con passione, determinazione e sensibilità per le vittime e i loro familiari. − ha continuato Salvi, che ha poi aggiunto: “Il recupero è difficile, essendo il relitto a 370 metri di profondità, e richiede quindi mezzi specializzati. Il caso di Lampedusa del 3 ottobre 2013 non è in alcun modo confrontabile, in considerazione della profondità dei fondali e della vicinanza alla costa. Vista la complessità dell’operazione la procura ha offerto la più totale disponibilità a collaborare con le autorità competenti. Abbiamo ottenuto risultati straordinari sia nel punire i colpevoli dell’ignobile traffico che nel concorrere alla tutela dei migranti. − ha affermato il procuratore − Se vi sono differenze di approccio rispetto ad altri uffici è solo nella strada innovativamente aperta dal mio ufficio per affermare la giurisdizione italiana in alto mare e così punire i capi del traffico e non solo gli scafisti e nella stretta cooperazione con la Marina Militare e le altre Forze navali impegnate in Mare Nostrum per salvataggio delle vite umane. Sono quindi profondamente turbato dal fatto che si sia messa in dubbio la volontà della Procura e la mia personale di operare in questa direzione.”

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