Street Art Silos: l’arte che non valorizza ma denuncia

di Agnese Maugeri, foto servizio di Vincenzo Musumeci

CATANIA – La Street Art, arte urbana o di strada, è un affermato fenomeno artistico di tutto rispetto, no occorre recarsi in un museo per poterla mirare, basta girare per le nostre città e notare gli spettacolari disegni fatti con spray, stiker art o stencil che si manifestano nei luoghi pubblici, nuovi e originali modi di esprimersi e di comunicare. Gli Street Artist concepiscono i loro murales ,come arte contemporanea che esce dagli schemi rigidi inculcati dalla società per liberarsi e diventare un espressione per la collettività.

Attraverso un attento sguardo sul mondo, gli artisti elaborano e interpretano le problematiche sociali o personali che maggiormente li hanno colpiti ed emozionati. La loro esigenze è volontà di creare straordinarie opere, concependo la città come una galleria a cielo aperto, sono atti forti di sovversione e critica.

Finalmente le istituzioni hanno capito che il lavoro degli Street Artist non è quello di imbrattare ma bensì di creare arte lì dove ce n’è bisogno, perché il tempo e l’incuranza ha svalorizzato e fatto dimenticare certi luoghi.

Questo è ciò che è accaduto pochi giorni fa a Catania, il comune ha incaricato sette artisti internazionali per “decorare” i silos del porto.

Dopo 130 ore di lavoro sotto un sole cocente i serbatoi sono stati ultimati e durante l’inaugurazione sono stati consegnati alla città dalle mani delle autorità presenti, gli assessori alla Cultura Orazio Licandro e al Decoro urbano Salvo Di Salvo, il direttore artistico di I Art Giovanni Anfuso e il curatore di Street Art Silos Giuseppe Stagnitta.

VMM_5776Protagonista indiscusso della vicenda il sindaco Enzo Bianco che senza lasciare spazio ai bravissimi artisti, trattati come meri esecutori senza lode ne ringraziamenti, ha catalizzato su di se l’attenzione dei presenti, giornalisti inclusi.

L’escamotage scelto questa volta è stato una mossa impavida da parte del nostro sindaco, dopo essersi fatto ben imbracare e aver indossato il caschetto di protezione, Bianco insieme al commissario dell’autorità portuale Cosimo Indaco si sono fatti issare su di un cestello sorretto da un braccio meccanico, usato nei giorni precedenti dagli artisti, a più di dieci metri d’altezza per dare l’ultimo tocco di colore, fortunatamente simbolico, alle opere sui silos.

Una volta sceso in terra, il sindaco ha accettato di scattare una foto con gli artisti un piccolo contentino per questo gruppo talentuoso, di cui nessuno membro, durante l’inaugurazione è mai stato interpellato, ne citato, ne, tanto meno, ringraziato.

Ma noi andiamo oltre, presenti alla cerimonia, abbiamo conosciuto gli otto artisti: Bo130, Okuda, Waone e Aec, Microbo, Vlady, Rosh 333 e Danilo Bucchi; un team unico costituito da quattro italiani, due spagnoli e due ucraini, ognuno ci ha spiegato la creazione fatta nel silos attribuitogli.

Parlando con un’artista del gruppo, Microbo, si sono chiariti molti punti della vicenda. Il progetto prevedeva un costo molto alto che il comune ha finanziato solo in minima parte, tanto da non riuscire neanche a coprire la spesa del materiale. L’operato degli Street Artist constato di più di 130 ore di lavoro continuo, giorno e notte, interamente gratuito non è stato ricompensato neanche con una parola, di questo gli artisti sono rimasti molto delusi. “In tutte le altre città in cui abbiamo operato – sottolinea Microbo – il nostro lavoro è sempre stato gratificato dall’autorità cittadine, non abbiamo mai assistito a un comportamento come quello che ci ha riservato Catania”. Inoltre il cantiere creativo Street Art Silos doveva essere supportato dal progetto i Art, ma nessuno afferma di aver notato interesse e aiuto se non limitato nel reportage fotografico che ha raccontato le ore e l’impegno profuso.VMM_5804

Infine Microbo ha voluto spiegare il senso di tale opera che da parte delle autorità è stato ampiamente deviato e modificato, “Il messaggio che sta passando su questo enorme e bellissimo progetto dei silos è del tutto errato. La street art non serve a rivalutare parti della città abbandonate, noi non abbiamo abbellito i silos per renderli più carini agli occhi dei passanti turisti e no. – afferma fermamente Microbo e prosegue – la nostra arte è una forma di denuncia, serve per riaccendere le luci e attenzionare quei luoghi abbandonati e caduti nel disinteresse comune. Per noi i silos possono essere buttati giù domani, ne saremmo contenti, è ciò che vogliamo, perché sono antigenici e inutili. Vogliamo che si discuta della loro funzionalità e non delle opere che abbiamo fatto, non si devono accendere fari di bellezza come è stato detto, ma luci di riflessione in questa città”.

Listener-2Tra le pitture fatte nei sette enormi serbatoi c’è un filo conduttore che caratterizza e descrive la nostra terra, il mito. Rivisitato e reinterpretato in una chiave personale, un modo inconsueto di sviscerare le fiabe e creare dei racconti moderni che si allacciano profondamente allo spazio in cui vengono realizzati, donando nuove riflessioni e stimoli.

Il primo che i visitatori giunti a Catania si troveranno d’innanzi è: “Triskelion e la fuga di Ulisse daListener-3 Polifemo”, realizzato dal duo ucraino Waone e Aec. Un’opera che racconta la leggenda di Ulisse che nascostosi sotto il ventre di una capra e riuscito a scappare da Polifemo il terribile ciclope. Come si può notare i due protagonisti sono vestiti come due siciliani con coppola inclusa, l’uno identifica il potere, grande ma avvolte stolto, l’altro il picciotto che con furbizia cerca di celarsi. Dall’altro lato dello stesso silos si erge “Triskelion”, l’occhio con tre gambe, che ricorda la forma a tre punte della nostra trinacria, che rappresenta la ciclicità illuminato dal sole, l’eterna ricorrenza, che balla su di una clessidra, la dualità del tempo che scorre inesorabili.

Listener-4Il secondo silos, realizzato dell’italiano Bo130, tratta la leggenda di Colapesce, il ragazzo provetto nuotatore che si immerse nel nostro mare per sostituire una delle tre colonne che sorreggono la Sicilia. Nell’opera, Colapesce, si accorge che il peso dell’isola sta aumentando, decide di risalire a galla per vedere tutto dall’alto e assistere agli sbarchi dei clandestini, sceglie inoltre di parlare con loro per spiegargli che la Sicilia non è la terra promessa; l’opera è un invito alla tolleranza fra i popoli.Listener-6

La terza creazione è “Il moto perpetuo di Scilla e Cariddi” concepita da Microbo, artista catanese trapiantata a Milano. Il mito svelato di Scilla e Cariddi, l’incontro degli elementi aria e acqua, che in questo punto della Terra, così come in altri punti strategici, ci mostrano tutta la loro potenza intrecciandosi tra loro in un ballo di vortici e correnti, rivelando, ai nostri occhi, parte di quelle energie invisibili che da sempre e per sempre governano la vita incredibile del nostro pianeta.

Listener-5Non potevano di certo mancare i simboli della pop art, movimento in cui la street art germoglia e cresce. La quarta opera realizzata dal catanese VladyArt ritrae proprio i famosi barattoli usati, tra gli altri, dal genio di Andy Warhol, entrati nel mito come oggetto cult per identificare un’epoca, un’ideologia, una forma d’arte.Listener-7

Camaleontico così come la creatività del suo ideatore, lo spagnolo Rosh 333, è il disegno fatto nel quinto silos. Il mito del vulcano, la nostra Etna che erutta un connubio di colori e forme che generano un occhio e un cervello, quelli della natura. La montagna, dal basso delle sue pendici si alimenta e dal suo ventre rigetta al mondo, in continua evoluzione, l’essenza di tutto la natura, oggi più che mai dimenticata.

ListenerParlando di miti della nostra terra, doveroso è l’omaggio a Vincenzo Bellini dell’artista spagnolo Okuda. Il sesto serbatoio “La bella di Bellini” rappresenta una donna, musa ispiratrice del compositore. Il disegnatore giunto a Catania nei giorni scorsi, vagando per la città in cerca di ispirazione si è imbattuto nella statua della Musa della Musica alla Villa Bellini, da qui l’idea dell’opera coloratissima di forte impatto visivo.Listener-1

Infine il settimo “attacco d’arte” è il “Minotauro” concepito dall’italiano Danilo Bucchi, l’opera ripercorre il mito di Teseo e il filo D’Arianna, un insieme di forme geometriche, tagli e prospettive danno origine al terribile mostro in un costante contrasto tra il bianco del corpo e il giallo del fondale.

Mille chili di colore, centotrenta ore di lavoro, sette opere sui silos, otto street artist e settecento bombolette spray, questi sono i numeri di un’impresa epica che rientra essa stessa nei miti da loro dipinti e interpretati.

L’esigenza di denunciare i silos, immondi contenitori di granaglie che fungono solo da casa e nutrimento per i tanti volatili della zona, è questa l’intento degli artisti ed è ciò che deve interessare noi cittadini. Ma ancora una volta la missione titanica resta un faro nell’oceano, rigirata e rivisitata da chi sta al potere come l’ennesimo plauso per le buone idee della città che con l’arte ridà vita a ciò che invece non dovrebbe più esistere.

Agnese Maugeri

Foto Servizio: Vincenzo Musumeci

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