Il Teatro Stabile di Catania porta in scena il romanzo di Carmelo Sardo nell’adattamento di Gaetano Savatteri. Sei detenuti dell’Istituto Penitenziario di Giarre affiancano in scena gli attori Mimmo Mignemi, David Coco, Mario Incudine, Luca Iacono e Marina La Placa Regia di Federico Magnano di San Lio, scene e costumi Angela Gallaro, musiche Mario Incudine Alla sala Musco dal 20 al 25 maggio.

CATANIA – Partire da un romanzo di formazione che alla durezza di un carcere di massima sicurezza associa l’ammaliante paesaggio mediterraneo dell’isola di Favonio, in realtà Favignana, sovente sferzata dal vento del Nord. Portare sul palcoscenico le pagine del racconto, con carcerati veri che affiancano attori veri. Un progetto che testimonia una volta di più il ruolo civile che il teatro può e deve svolgere nella società. Lo Stabile di Catania conclude così la stagione allestendo “Vento di tramontana”, una nuova produzione tratta dall’omonimo bestseller di Carmelo Sardo (Mondadori, 2010).

Una scelta densa di motivazioni non solo teatrali e letterarie, quella di portare in scena il primo romanzo del giornalista agrigentino, da anni in forza al TG5 e attento osservatore della piovra mafiosa. Il suo è uno spaccato crudo e al tempo stesso tenero e profondo. La riduzione scenica è affidata a Gaetano Savatteri, giornalista e scrittore anch’egli di origine agrigentina, particolarmente attento alle tematiche sociali che affliggono la Sicilia. Il risultato è un alto esempio di teatro civile, che verrà rappresentato al Musco dal 20 al 25 maggio 2014. La regia è firmata da Federico Magnano di San Lio, le scene e i costumi da Angela Gallaro, mentre le musiche sono composte dal musicista ennese Mario Incudine, tra gli esponenti più rappresentativi della nuova world music italiana.

Nel cast beniamini del pubblico come Mimmo Mignemi, David Coco e lo stesso Mario Incudine. E ancora Luca Iacono e Marina La Placa, due promesse uscite dalla prestigiosa scuola di recitazione del Teatro Stabile, intitolata ad Umberto Spadaro. Come sempre più spesso avviene, lo Stabile lancia così nuovi talenti di cui ha curato la formazione. Soprattutto, come si è anticipato, saranno coinvolti nell’azione scenica anche Gianluca Belfiore, Erminio Caruso, Davide Intravaia, Giuseppe Manuli, Guglielmo Quattrocchi, Salvatore Rapisarda, sei detenuti nell’Istituto Penitenziario di Giarre: operazione che si inserisce all’interno della rete dei progetti di “teatro in carcere”, attivi ormai da decenni in diverse zone della penisola, e per la quale si ringraziano Calogero Piscitello, Direttore Generale Detenuti e Trattamento del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria; Aldo Tiralongo, Direttore della Casa Circondariale di Giarre; Maria Rita Leotta, attrice e assistente volontaria alla regia; Gianluca Creazzo, Magistrato di Sorveglianza di Catania; lo staff dell’Area Educativa della Polizia Penitenziaria di Giarre e dell’Uepe di Catania.

Al centro della vicenda troviamo un ragazzo di vent’anni, mandato nel supercarcere di un’isola siciliana per svolgere i nove mesi di servizio militare come agente di custodia. «Tra i reclusi – spiega Sardo – troviamo capi mafia, gregari, killer spietati, accomunati dallo stesso destino: ergastolo, fine pena mai. Federico, timido e spaesato, raccoglie le confidenze dei mafiosi e appunta tutto sul suo inseparabile diario. Particolare il rapporto con il capo mafia Carmelo Sferlazza: il boss ha bisogno di un complice per un singolare progetto, per una volta non criminale, ma anzi di riscatto. La loro amicizia, nonostante non si rivedranno più al di fuori del carcere, segnerà e condizionerà destini e passioni anche molti anni dopo». Il tempo del racconto è quello cupo e fosco delle stagioni di mafia in Sicilia, evocato dai suoni di sirene, spezzoni di tg, voci sovrapposte. Per Federico l’arrivo nell’isola è già di per sé una contraddizione: da una parte il mare vasto e abbagliante, dall’altro la clausura del carcere duro con le sue regole e la sua ferocia.

«Carmelo Sardo – evidenzia Savatteri – parla della difficoltà di diventare adulti, confrontandosi con scelte etiche e personali non irrilevanti, con decisioni che avranno ripercussioni sul resto della propria vita. Colui che racconta è allo stesso tempo il protagonista in tempo reale rispetto a quanto avviene sulla scena, ma anche in qualche modo l’adulto che ricorda e racconta il suo approdo alla maturità, in un doppio registro di voce sconosciuto a chi osserva». Un romanzo di formazione, si diceva. «Il giovane – analizza il regista Magnano di San Lio – si ritrova a dover valutare se una cosa non consentita possa essere, invece, giusta. Se aggiungiamo che è obbligato a “accettare o rifiutare”, il riferimento ad Antigone è spontaneo. A differenza del personaggio sofocleo, è però solo, non ha la possibilità di argomentare la sua scelta o il suo rifiuto. La mancanza di una polis di riferimento acuisce la solitudine delle sue decisioni e sembra mettere a dura prova le certezze accumulate fino a quel momento».

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