Marco Iacona –
Ventisette verticale (nel senso: da nord a sud): “Uomo politico acclamato al meridione”. Sette lettere. “Sal-vi-ni”. Un appassionato di enigmistica dai cinquanta in su non l’avrebbe saputa.
Ore 13.00 mancano tre ore al comizio del leader della Lega e di “Noi con Salvini”, in quel di San Giovanni la Punta. Paesotto noto per il cinema al centro e perché un po’ tutti lì si chiamano Allegra. Fa buon sangue, credo. Qui Matteo verrà per la campagna elettorale delle amministrative, oramai agli sgoccioli. Commercianti e residenti sono poco informati (disinteressati?), già dal mattino le forze dell’ordine sorvegliano i luoghi ove Vincenzo Bellini fanciullo veniva a giocare, presumibilmente con mamma e papà. Quattro camionette della polizia, quattro dei carabinieri, vigili urbani sparpagliati per le vie del centro, poliziotti in borghese.
Alle 14.00 circa i gruppi delle forze dell’ordine in assetto da guerriglia si riuniscono ai due angoli opposti della piazza Lucia Mangano, orsolina: sono attesi contestatoti “Red militant”, disturbatori del comizio del giovane padano. L’atmosfera è frizzantina. Gli “ingressi” verso la piazza, non grandissima e non priva di certa eleganza (pulita, quello sì), sono molti. Cinque, forse di più. Quasi tutti transennati. Le strade sono bloccate. I mezzi pubblici e privati passano per il non adiacente viale “della Regione”. È un evento non lo nasconde nessuno. Lo conferma pure Enrico Guarneri attore di teatro e protagonista di show televisivi sulle reti locali, “cittadino” (lui dice “paesano”) di San Giovanni la Punta. Lo incontro mentre passeggia e scambia quattro chiacchiere con gli amici.
Prima che il comizio cominci, anzi prima che giungano i contestatori faccio un giro per la piazza. Il palchetto: nulla di faraonico, piccolo non eccessivamente resistente, alle spalle la chiesa madre di San Giovanni Battista, a destra di chi guarda il frequentatissimo bar. Più in là il parco comunale, chiuso. Una piazza come tante, quasi anonima se non fosse per la statua di Gabriele Allegra, missionario che divulgò le Sacre scritture in Cina. Amen.
I cittadini amano la tranquillità. Qualcuno si lamenta alla catanese («che spacchio fanno…»). Si temono disordini, fascisti e comunisti, con altri nomi ma sempre quelli sono, potrebbero darsela di santa ragione. Speriamo di no. Sui social si sono praticamente sfidati. Come si dice? Tra i due litiganti il terzo le prende…
Alle spalle del palco sul quale salirà Salvini, a cento metri, si riunisce a poco a poco un gruppetto di contestatori. Gruppetto di giovani che non supererà la cinquantina. Fa un casino infernale: slogan antifasciati, insulti al leader della Lega, “concerto” di tamburi e strumenti a percussione. Tenta più volte di sfondare le barriere. La polizia vigila, è costretta ad usare i manganelli. Giovanissimi appena maggiorenni già esperti nell’arte della provocazione. Signorinelle, come si diceva una volta, dalla lingua lunghissima. Un tizio s’improvvisa leader e parla al megafono. Nessuno dei tanti curiosi e abitanti del luogo – compresi quelli a cui Salvini non va giù – sta dalla loro parte. Uno vicino a me: «non capita tutti i giorni di vedere tanti stupidi…».
Vota la tua scritta preferita. Cartello più simpatico. “Erba buona, erba cattiva (col simbolo della lega)”. Non c’è bisogno di spiegarne il significato. Gli slogan: “Salvini, Catania non ti vuole”. “Salvini hai sputato merda su di noi”, “Siamo tutti antifascisti”. Si mescolano carte da ramino e da scopa. Si esagera. La giovane età dei contestatori è solo in parte una scusante.
Commento necessario: l’Italia è un grande paese. I padri costituenti hanno consentito a quattro ragazzetti con prevalenza sesso “debole” di andare in strada a fare casino, quindi di tornarsene a casa e fare i compitini. Nessun poliziotto, a meno che non si tutelino ordine pubblico e incolumità dei puntesi, osa toccare con un dito quelli che potrebbero benissimo essere compagnetti di scuola dei figli. Una sculacciata e via, sarebbe la soluzione migliore. “Esistono solo due razze: oppressi e oppressori”: questi “rivoluzionari” dalle braghe corte ce lo vengono a raccontare a San Giovanni la Punta. Mo’ me lo segno.
I poliziotti hanno fatto un lavoro impeccabile, tra l’altro intralciati da decine di curiosi, cronisti e sfaccendati. Le forze di polizia devono per forza di cose affrontare un addestramento per non cadere nella trappola delle provocazioni. C’è uno che sventola una bandiera No-Muos che non si capisce con chi ce l’abbia. Anzi si capisce benissimo. Forse non sa neanche chi sia Lorenzo Seminerio, candidato puntese sostenuto da Salvini.
Da un luogo a un altro. Sembra la festa del patrono. Prima la messa poi i fuochi d’artificio. O viceversa. Grossomodo alle 16.00 sul palco si comincia a parlare. È un mercoledì qualsiasi, la piazza è piena anche se non stracolma. Credo non si potesse fare di più. Si presenta Angelo Attaguile vecchio volto della politica, qui al sud. Non so se hai presente: è come se mentre attendi Charlize Theron corra ad abbracciarti Luciana Littizzetto, che sarà pure divertente – non prendete il paragone alla lettera, fratelli – ma la notte prima non è lei che hai sognato. Matteo comunque sta arrivando, è stato a Pedara e tra poco salirà sul palco con una bella maglietta bianca con tanto di scritta: “San Giovanni la Punta”. Stavolta niente derby.
Attaguile presenta i candidati alle amministrative. Nessuno di loro, dice, è impresentabile. Riferimento chiaro. Alle prossime elezioni regionali “Noi con Salvini” chiederà la regione «con rinnovo della classe politica». «La gente è stanca» e bla bla bla. A San Giovanni la Punta c’è un candidato con nove liste, per un totale di quindici: armata Brancaleone, dice, che serve a gestire il potere. In altro modo anche Guarneri mi aveva dato la dritta. Discorsi per “paesani”, insomma. Fino a quando non si vede lui (esiste, è qui!). Sussurri e grida: “Matteo-Matteo”. La musica del “Gladiatore” non c’è.
Barbetta nera, capello corto, simpatico quasi piacione. L’intervento è breve, ce l’ha con tutti. Frattanto qualcuno ha aggredito il candidato sindaco di Gela. Ovvio, le prime parole sono per i contestatori, poi al mio microfono dirà qualcos’altro: «che contestassero Crocetta che ha ridotto la Sicilia a una terra dove un ragazzo su due non ha lavoro, dove crollano i viadotti, dove si campa di immigrazione». «Andate a contestare Alfano» aggiunge, «e chi ha messo la Sicilia in ginocchio. Dove sono i centri sociali quando accadono i disastri veri?».
La politica di tutti i giorni? Parla da leader. «Meglio soli che male accompagnati» grida, «noi non regaliamo ottanta euro»; cerchiamo semplicemente di difendere agricoltura, pesca, turismo e made in Italy. La Sicilia (la Sicilia!) si merita solo chi ha rispetto per i luoghi di accoglienza. «Non si merita il Cara, il più grande centro d’accoglienza che ci sia, e che costa cento milioni di euro»: naturalmente qualcuno ci guadagna. In Italia c’è gente che vuole lavorare per merito, «non perché è amico di Crocetta».
Programmi? Via l’Imu dai terreni, abroghiamo la legge Fornero, più sicurezza. Non è possibile che ci siano otto camionette a proteggermi: «noi stiamo con chi difende i cittadini per bene». Un paese finalmente «normale» coi posti di lavoro e con meno clandestini. «Non sono razzista: ai siciliani che andavano via un secolo fa nessuno pagava la colazione». Che vogliamo fare? Applausi e tamburi in lontananza.
Captain Padania ha detto. Abbasso tutti viva la Lega. Oggi, domani è un altro giorno. Baci e granite dai luoghi pedemontani, fratelli.

A proposito dell'autore

Giornalista e saggista

Marco Iacona, giornalista e saggista. Siciliano non per colpa sua. Autore di sei volumi dal colonialismo italiano all’éra pop passando per il Sessantotto. Il settimo è in arrivo. Conosce Trento, Trieste, Bologna, Milano, Bergamo, Asti, Roma, Firenze, Pisa, Genova e Venezia. Non è mai stato ad Amalfi. Preferisce i fumetti a Nietzsche e Nietzsche a Hegel. Studia la destra ma preferisce Woody Allen. Ama l’opera lirica, la Callas e Pasolini. Ha vissuto quarant’anni in Sicilia e quattro in Piemonte. Nel 2010 ha riattraversato lo Stretto non per nostalgia.

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