di Katya Maugeri

TAORMINA- Una vita accompagnata, vissuta costantemente dalla musica. Una compagna fedele dalla quale è impossibile distogliere lo sguardo. Vita e musica, un legame eterno di note.
È Nicola Piovani, Premio Oscar, pianista, compositore e direttore d’orchestra, che il 20 settembre 2014 al Teatro Antico di Taormina durante la serata inaugurale del Taobuk ha presentato il suo primo libro “La musica è pericolosa”, appassionante racconto della genesi di alcuni dei suoi più celebri brani, come “La banda del pinzimonio” scritta per Roberto Benigni, “Il bombarolo” per Fabrizio De André o la canzone “Quanto t’ho amato”, scritta con Vincenzo Cerami, e cronaca avvincente degli incontri con Ennio Morricone e Manos Hadjidakis, con Federico Fellini e Mario Monicelli, Giuseppe Tornatore, Roberto Benigni, Marcello Mastroianni.nicola-piovani
Piovani racconta se stesso presentandosi innanzitutto come un appassionato e attentissimo amatore della musica, nei cui riguardi invoca amore e rispetto: “La musica merita rispetto, che si chiami leggera o pesante, colta o commerciale.

Sorridente, cortese, ironico e galante ha rilasciato interviste, foto a coloro che affascinati da tanto talento e dalla pregevole persona lo hanno fermato.
Noi, di Sicilia Journal non potevamo mancare!

Come cambia il suo metodo di lavoro dal cinema alla letteratura?

«Scrivere musica per il cinema è il mio lavoro, l’ho fatto per più di centocinquanta film, mentre nello scrivere un libro sono un principiante, debuttante. L’ho fatto con grande timidezza, con grandi paure, sono stato molto attento. È la prima volta che scrivo un libro e forse anche l’ultima.»

– Nel suo libro “La musica è pericolosa” ritroviamo tantissimi artisti che lei ha sempre definito amici. L’amicizia quanto può stimolare l’estro artistico?
 

«L’amicizia è il sale della vita. Avere degli amici con cui puoi scambiare pareri, fidandoti, saltando tutte le diffidenze che ci sono nei confronti di altri professionisti. È un tesoro. Io ho avuto la fortuna di avere dei grandi amici che mi hanno aiutato moltissimo»

– Il titolo del suo libro si ispira a una definizione data da Federico Fellini. Cosa voleva trasmettere Fellini con tale affermazione e cosa significa invece per lei?piovani (1)

 «Per Federico Fellini la musica era pericolosa essendo un’arte priva di contenuti, veniva impaurito dal fatto di non comprendere, non sapere di che cosa parla, che cosa racconta. Diceva: “Non so nulla eppure mi emoziona. Perché una nota seguita da un’altra nota, seguita da una pausa e da un’altra nota ancora hanno la capacità di strangolarmi di emozioni? A cosa allude, di cosa parla?” Ecco questo gli dava un certo smarrimento.
Io, l’ho scelto come titolo del libro perché credo che la musica, come tutte le cose emozionanti e coinvolgenti sia pericolosa. La bellezza è una cosa pericolosa, la ricerca scientifica, pericolosa nel senso che ci può mettere di fronte a qualcosa che noi non conosciamo e va messo in conto lo smarrimento, ma naturalmente la musica è pericolosa come la vita è pericolosa quando è musica, quando è qualcosa di conosciuto. Quando diventa qualcosa di banalizzato che non ci sorprende più non è più pericoloso, ma non è più emozionante».

Katya Maugeri

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