di Katya Maugeri

“Gli ultimi muri”, muri da abbattere. Quest’anno la V edizione del Taobuk ha affrontato un tema che ci tocca da vicino, magari non ne siamo consapevoli, forse tendiamo troppo spesso a voltarci dall’alto lato, eppure i muri sono lì: ignoranza, razzismo, omertà, disinteresse. Eventi culturali come questi permettono alla gente di confrontarsi con realtà sconosciute o volutamente allontanate da quelle che sono le nostre priorità giornaliere.
Ieri, presso la piazza IX aprile di Taormina, per la rassegna “Food Factor: Il cibo che fa del bene contro le mafie, e contro lo spreco”, un prete che non ama definirsi “prete di strada, perché i preti sono preti e basta”, Don Luigi Ciotti ha scosso la coscienza di una platea numerosa. È un uomo che non molla, Don Ciotti, uno che trovi per strada e non sull’altare solo la domenica, fondatore del Gruppo Abele di Torino, della rivista Narcomafie e dal 1995 di Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie”, associazione nata per la sensibilizzazione e contrasto contro il fenomeno delle mafie. Un’associazione che lui ama definire “un noi”. Un incontro ricco di riflessione, di commozione e di autentiche emozioni. Tra gli impegni concreti di Libera  ricordiamo la legge sull’uso sociale dei beni confiscati alle mafie, l’educazione alla legalità, l’impegno contro la corruzione, il sostegno alle vittime delle mafie, i campi di studio e volontariato antimafia, le attività antiracket e antiusura. Presenti all’incontro, Valentina Fiore, direttore di “Libera Terra” che ha spiegato quanto sia importante sottrarre i terreni alla mafia e riutilizzarli per ridare valore all’agricoltura, incontro moderato dai giornalisti Gigi e Clara Padovani. Libera Terra è il marchio di Libera che caratterizza le produzioni delle cooperative che producono le materie prime su terre confiscate alla criminalità organizzata. Come previsto dalla legge 109/96, Libera Terra, si occupa del riutilizzo sociale dei beni confiscati. “Libera Terra” è nata sul tema della memoria, che sia stimolo per la vita quotidiana di ognuno di noi”, dichiara Valentina Fiore. Don Luigi Ciotti esordisce parlando della memoria “Siamo un Paese che dimentica e che tende a parlare di memoria in maniera retorica. La mafia la si comprende ricordando e parlando delle vittime”.

ciottiContinua parlando dell’impegno che ognuno di noi dovrebbe rivolgere nei confronti di una società che ha perso l’anima, “recuperiamo l’anima all’interno di questa triste realtà”, nonostante sia una realtà nella quale vieni accusato, criticato, lapidato non appena decidi di chiedere un approfondimento – anche politico – reclamando i tuoi diritti, o quando chiedi spiegazioni a un governo che non tutela i propri cittadini.
Parla di Papa Francesco definendolo proprio un fratello, “abbiamo bisogno di semplicità, poche parole, ma tanta semplicità”, ricordando che un uomo ammirato tantissimo dall’attuale Papa è Carlo Maria Martini, il quale amava affermare “Dio non è cristiano, è di tutti”. Durante l’incontro ricorda i giudici Giovanni Falcone, Paolo Borsellino e tutte le vittime di mafia che hanno creduto e portato avanti la loro missione, affermando che mai come adesso le mafie sono tornate a essere forti nei loro paesi. “Le mafie vivono e cambiano tra noi” lo esprime con passione, credendo fortemente alle sue parole, cercando di scuotere le menti chiuse e omertose che credono ancora che non si possa far nulla per cambiare il Paese, la situazione in cui viviamo. “Le mafie si adattano alla trasformazione della città, cambiano luoghi, visi, ma rimangono pur sempre protette da questo o quel potere politico o imprenditoriale”. Don Ciotti non vuole certo demoralizzare la gente mettendo in luce queste crepe evidenti – non per tutti – e la gravità della condizione in cui viviamo, consiglia vivamente di prendere coscienza, consapevolezza che dobbiamo e possiamo nutrire ancora della speranza, “Dobbiamo far emergere le cose belle, senza trascurare le fragilità”. Bisognerebbe impegnarsi per vivere la propria vita con gli altri e non a discapito degli altri. Accenna alla foto di Aylan “È una vergogna che l’Europa si sia mossa per la foto – che graffia il cuore e l’anima di ognuno di noi – e non ricorda le altre vittime. Questo naufragio ricorda quello delle nostre coscienze. Abbiamo bisogno di una politica internazionale che intervenga, che agisca realmente. Troppi silenzi, troppa omertà.” Riguardo le minacce di Totò Riina dal carcere, dichiara: “Lui non può uccidere il “noi” che si è creato nel nostro Paese”.

Accennando all’Expo invita il pubblico a riflettere, a ricordare quanta povertà persiste intorno a noi, che il 40% dei conflitti sono causati per la mancanza di terra, di acqua, che esiste ancora la schiavitù e ancora più atroce, esiste la pena di morte. “Dobbiamo lottare contro la povertà e non contro i poveri”. Abbiamo fame di giustizia, di relazioni autentiche, di ascolto, di punti di riferimento affidabili. Sorride Don Ciotti guardando un pubblico commosso e attendo e sorridendo incoraggia ognuno di noi, “Il cambiamento ha bisogno di noi”. E noi questi muri vogliamo abbatterli esponendo in prima persona le nostre opinioni, in maniera costruttiva,  abbandonando i silenzi omertosi, credendo fortemente che il lavoro di ognuno di noi possa contribuire alla rinascita culturale, sociale ed emotiva dei paesi.

K.M.

A proposito dell'autore

Determinata. Umorale. Contraddittoria. Parlare di me? Servirebbe un’altra me per farlo. Riesco ad analizzare, esaminare varie tematiche senza alcun timore, ma alla richiesta autoreferenziale, ecco la Maugeri impreparata! Caos. Ed è proprio in questo caos che trovo ciò che mi identifica, trovo stimolante tutto ciò che gli altri, per superficialità, ritengono marginale, amo trovare e curarne i dettagli. Credo che trattenere i pensieri e sentirli dibattere nella mia mente sia l’essenza della mia “devozione”. Amo scrivere, serve scriverlo?

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