di Katya Maugeri

TAORMINA – Finalmente uno scrittore che si misura coi problemi  oscuri della società moderna provando ad immergersi, non solo descrivendoli attraverso un romanzo, ma prendendo una vera e propria posizione e trovando il coraggio di dichiararla, senza alcun timore. Lo fa magistralmente Francesco Piccolo, scrittore e sceneggiatore italiano, vincitore del Premio Strega 2014 nel suo libro “‘Il desiderio di essere come tutti”.
Lo scrittore ha lavorato anche per il cinema scrivendo sceneggiature importanti quali “Caos calmo” Giorni e nuvole” e Habemus Papam, per la quale ha vinto il nastro d’argento.copertina-piccolo-4_305x380
Nel suo ultimo libro, è tanta la politica che emerge, dove destra sinistra e centro sono raccontate sempre e solo da un punto di vista personale, quello dell’autore, attraverso momenti di riflessione e di analisi introspettiva e sociale anche complessi,  ripercorrendo gli aneddoti della vita politica che hanno segnato in qualche modo tutti gli italiani.

– Nel suo libro “Il desiderio di essere come tutti” si respira una forte disillusione nel confronti della politica, soprattutto nei politici, lei crede ancora che possa esistere una polita sana?

«Il motivo per il quale ho scritto questo libro è proprio perché credo tantissimo non solo alla politica che sembra quasi limitante, ma credo alla vita pubblica, credo che esista una società che in quanto cittadini dobbiamo vivere la vita che non sia solo individuale, nostra, fatta di amori e amicizia, ma una vita pubblica vissuta  insieme agli altri per cercare di cambiare le cose, non credo che sia un dovere ma un istinto quasi ineliminabile e questo per fortuna esiste e respinge tanti qualunquismi  e disillusioni»

– Qual è la responsabilità che dovrebbe assumere ogni cittadino?

«La nostra responsabilità è quella di credere alla politica, credere che questo Paese possa cambiare e non si tratta di un Paese morto, dirlo non ci responsabilizza, bisognerebbe affermare il contrario. Io credo che bisogna essere responsabilizzati»download (2)

 

– Chi sono i “tutti” che descrive nel suo libro?
«Tutti è l’intero Paese composto da persone che ci rassomigliano e persone diverse noi. Hanno pari diritti e pari forza, e non solo, pari capacità di contribuire ad un cambiamento anche se le idee sono diverse»

– In un’epoca in cui la vera crisi è quella culturale, si scrive per denunciare o per commercializzare il proprio prodotto letterario?

«Non importa se i libri si scrivono per denunciare o per essere commerciali i libri devono essere belli e comunicare delle cose serie, se fanno questo il modo in cui sono partiti non ha più importanza»

Katya Maugeri

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