di Katya Maugeri

Taormina – Giornalista, inviato di guerra, conduttore televisivo e scrittore, Franco Di Mare, negli ultimi venti anni ha seguito i conflitti in Bosnia, Kosovo, Somalia, Mozambico, Algeria, Albania, Etiopia,Eritrea, Ruanda, prima e seconda guerra del Golfo, Afghanistan, Medio Oriente e America Latina. Nel corso della sua carriera giornalistica si è occupato di politica internazionale e dei falliti colpi di stato in America Latina, le campagne elettorali presidenziali di Stati Uniti, Francia, Bulgaria e Algeria. Inoltre, è autore di servizi e documentari sulla mafia e criminalità organizzata nazionale e internazionale , realizzando inchieste e servizi sugli attentati terroristici in Giappone, Russia, Kenia, Egitto, Stati Uniti e Medio Oriente, reportage da aree colpite da calamità naturali come l’Honduras, il Guatemala, il Nicaragua, l’Alabama, l’India, l’Anatolia e la Louisiana. Ha seguito la vicenda del crack della Parmalat come inviato alle Isole Cayman e lo scandalo di Calciopoli. È il presidente del Comitato Scientifico di Taobuk Festival Internazionale del Libro, ed è proprio durante la kermesse letteraria che si concluderà domani oggi  che abbiamo rivolto a Di Mare alcune domande.

– Conosciamo tutti gli eventi tragici che stanno coinvolgendo la nostra società, stiamo assistendo ad una totale assenza di umanità?

«È l’assenza della memoria che alimentata e dettata dalla paura. L’assenza della memoria è intollerabile perché quello che sta accadendo in Ungheria è la dimostrazione che la memoria di popoli non superi i dieci anni. In Ungheria nel 1956 i carri armati sovietici entrarono a Budapest e ci furono 2700 morti da una parte e dall’altra e nei mesi successivi, da Budapest, scapparono via duecentocinquantamila persone che furono accolte da una coalizione di trenta paesi e in testa c’erano gli Stati Uniti, dove questi profughi emigrarono e trovarono braccia aperte. Com’è possibile che oggi l’Ungheria picchi i bambini e le donne , attenzione… non si tratta di migranti economici è gente che fugge dalla guerra e c’è un obbligo di accoglienza, oltre che umano, legale e lo impone la carta internazionale dei Diritti dell’uomo. Gli esuli di guerra vanno accolti, tutti. Poi occorre stabilire dove sistemarli, come nutrirli, come integrarli ma vanno accolti perché questa è gente che non ha scelto di andar via, è stata costretta a lasciare le proprie radici. Questo non possiamo dimenticarlo noi, noi che siamo andati via, emigrati per fame, per disperazione. Proprio noi dobbiamo girare la testa dall’altra parte?»

dimare– I muri costruiti a causa della diffidenza, della paura e dall’incapacità di guardare oltre, scaturisce anche da una crisi culturale?

«Sì, anche.  E da una crisi di valori derivata sicuramente da una crisi economica. La paura che il nostro stile di vita possa  mutare a causa di qualcuno che bussa alla porta, il terrore di non poter difendere i nostri piccoli interessi fanno maturare queste decisioni scellerate, è da qui che nascono i partiti xenofobi: “noi prima e poi gli altri”, se i veneti e i lombardi che aderiscono a questa idea si ricordassero dei loro nonni che sono andati ovunque senza temere, perché cacciati via dalle loro terre e dalla fame, avrebbero certamente un atteggiamento diverso».

– L’abbattimento di questi muri può essere realizzato attraverso l’impegno sociale?

«Sant’Agostino diceva in una delle sue epistole: “Sono tempi cattivi, dicono gli uomini. Vivano bene, e i tempi saranno buoni.” Perché i cattivi siamo noi.  Quindi il mio compito di persona civilizzata è quello di dire no a questa mostruosità, se insieme al mio no si uniscono altri no i governi saranno costretti a fermarsi».

– Inviato di guerra, spettatore di scenari atroci, ha assistito in prima linea ad una visione cruda della realtà. Un’esperienza così lacerante, può indebolire la forza di sperare ancora in un domani migliore?

«Le esperienze che uno fa finiscono per incidere sul proprio carattere e la propria formazione culturale, ho fatto l’inviato di guerra per vent’anni e la mia vita non è più la stessa, guardo il mondo in modo differente, nonostante i difetti , questa esperienza ha cambiato la mia percezione del mondo e la scala di priorità e dei miei valori. Adesso privilegio gli affetti, l’idea di solidarietà. Mi fermo per strada se occorre aiutare qualcuno e spero che se avessi io bisogno di aiuto, qualcuno si fermasse».

– Cosa manca all’Italia?

«La situazione è meno drammatica di quello che appare. Noi abbiamo il più alto numero di volontari d’Europa sei milioni di italiani fanno volontariato, è un bellissimo segnale».

K.M.

A proposito dell'autore

Determinata. Umorale. Contraddittoria. Parlare di me? Servirebbe un’altra me per farlo. Riesco ad analizzare, esaminare varie tematiche senza alcun timore, ma alla richiesta autoreferenziale, ecco la Maugeri impreparata! Caos. Ed è proprio in questo caos che trovo ciò che mi identifica, trovo stimolante tutto ciò che gli altri, per superficialità, ritengono marginale, amo trovare e curarne i dettagli. Credo che trattenere i pensieri e sentirli dibattere nella mia mente sia l’essenza della mia “devozione”. Amo scrivere, serve scriverlo?

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