di Katya Maugeri
Nel 2005 vince un concorso per giallisti esordienti con un racconto incentrato sulla figura del commissario Ricciardi, attivo nella Napoli degli anni Trenta e da quel momento il suo commissario non ha smesso di affascinare i suoi lettori. Napoletano, ironico, brillante, Maurizio de Giovanni ha presentato il suo ultimo libro, Anime di vetro. Falene per il commissario Ricciardi edito da Einaudi, nei giorni scorsi durante la kermesse letteraria ancora nel vivo delle sue attività a Taormina, quella del Taobuk Festival. A moderare l’incontro lo scrittore Massimo Maugeri, il quale con domande interessanti ha estrapolato genesi e aneddoti curiosi ed emozionanti. “Volevo che il mio personaggio fosse sprovvisto di telecomando, il nostro dolore non possiamo evitarlo, come – invece – riusciamo a fare con il dolere altrui, non riusciamo a provare compassione, tendiamo troppo spesso a girare canale proprio perché non riusciamo a sostenere l’impatto emotivo dinanzi il dolore.” Il commissario Ricciardi è un uomo che non scansa il dolore, ma la sua forza la sua elevata percepizione lo limita nei rapporti con gli altri. “Non si può voltare faccia all’amore, te lo ritrovi di fronte. È inevitabile”.  Inoltre dalla sua opera “I Bastardi di Pizzofalcone” che vede come protagonista l’ispettore Lojacono  diventerà una serie in sei puntate per Rai Fiction e prestare il volto a questo brillante investigatore dal carattere spigoloso sarà Alessandro Gassman

1– Qual è il confine tra follia, solitudine ed emarginazione?

«La follia non necessariamente porta alla solitudine, la consapevolezza della follia può portare alla solitudine. Il senso della diversità. Noi accettiamo male ancora le diversità, siamo abbastanza lontani dall’accoglierla. La follia è una manifestazione che può  essere fraintesa, considerata come diversità e condurre all’emarginazione».

– Cosa rappresenta per lei la fragilità?

«La fragilità è la distanza, quella che ti porta a dover correre il rischio  di incontrare la durezza degli altri. Il vetro è trasparente, ma anche estremamente fragile quindi le anime possono essere di vetro, ma fragili sia perché si rompono sia perché non riescono a nascondere».

– Le vicende del commissario Ricciardi sono ambientate negli anni ’30, che ruolo ha la memoria e che quali di quei valori dovremmo trattenere?

«Dovremmo mantenere la consapevolezza che non tutto quello che c’era negli anni ’30 ha poi portato alla seconda guerra mondiale. Sono stati anni anche di grande spirito, di grande euforia, di grande ottimismo  e sarebbe giusto conservarlo. Io credo che gli anni 30 abbiano avuto forti elementi di libertà, forte fondazione del nostro presente».

– È in atto una pigrizia intellettuale?

«È in atto una disperata ricerca di originalità che allontana dalla realtà. Il grande male della letteratura italiana contemporanea credo sia identificabile nella continua ricerfca di qualcosa di nuovo che riesca a stupire, dimenticando che ciò che importa è il modo di scrivere, non cosa».

K.M.

A proposito dell'autore

Determinata. Umorale. Contraddittoria. Parlare di me? Servirebbe un’altra me per farlo. Riesco ad analizzare, esaminare varie tematiche senza alcun timore, ma alla richiesta autoreferenziale, ecco la Maugeri impreparata! Caos. Ed è proprio in questo caos che trovo ciò che mi identifica, trovo stimolante tutto ciò che gli altri, per superficialità, ritengono marginale, amo trovare e curarne i dettagli. Credo che trattenere i pensieri e sentirli dibattere nella mia mente sia l’essenza della mia “devozione”. Amo scrivere, serve scriverlo?

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