di Katya Maugeri

Imparare a conoscere “l’altro”, rispettando le tradizioni, le religioni, accogliendo le diversità con la volontà di scoprire una nuova realtà, una volta conosciuta ci apparterrà per sempre. A volte la sorte impone la nascita in un luogo sbagliato, ciò non può diventare una condanna. La disinformazione alimenta paure, terrori e ahimè una forma sempre più diffusa di razzismo. Questi i temi approfonditi durante l’interessante incontro previsto nel programma del Taobuk 2015, presso il San Domenico Palace, “La cultura degli altri”, una tavola rotonda moderata da Alessandro Cardente delegato ai diritti umani del Club Unesco di Taormina a cui hanno partecipato le giornaliste Laura Silvia Battaglia, giornalista “di frontiera”, alla quale è stato attribuito il Premio Maria Grazia Cutuli 2013 come giornalista siciliana emergente e il Premio Colomba d’Oro per la Pace 2014 dell’Archivio Disarmo, e Viviana Mazza, giornalista del Corriere della Sera, che scrive per la redazione esteri, ha seguito tra le altre le vicende del Pakistan e la storia di Malala, pubblicandone anche un libro a lei dedicato, un testo dedicato alla coraggiosa ragazza divenuta, il simbolo della lotta per l’istruzione ed emancipazione femminile.
Il presidente del club Unesco di Taormina, Giuseppe Tindaro Toscano della Zecca, ha inaugurato l’incontro parlando dei diritti dell’uomo, delle popolazioni, citando il prologo dell’atto costitutivo dell’Unesco, il quale vuole contribuire a mantenere la pace e la sicurezza attraverso l’educazione alla cultura, “Occorre educare alla democrazia tra individui e nazioni”, dichiara il presidente. Stiamo assistendo a un’emigrazione di massa che spinge le nostre coscienze verso la deriva. Ci ritroviamo a fare delle distinzioni atroci definendoli “altri”, “Noi e loro, è una distinzione che non esiste”, dichiara la giornalista Valeria Mazza, “Gli interessi di potere, il gioco delle potenze ha allontanato il concetto di accoglienza” prosegue.
Parliamo di persone, di gente che fugge da condizioni disumane, lontane da ogni forma di rispetto, siamo abituali a pensarli attribuendo loro numeri, ci ritroviamo davanti a un nuovo olocausto in cui la gente perde la propria identità per diventare la notizia del giorno, la foto della settimana e poi – nuovamente – silenzio. La giornalista Battaglia spiega come dalla Grecia all’Ungheria ci sia questa fuga violenta di siriani che fuggono dall’orrore dell’Isis e dal regime di Assad. Tendiamo, nel linguaggio comune a definirli “migranti” e questo ci autorizza ad averne paura, temiamo per la nostra precaria stabilità sociale, ma sono dei rifugiati, così li definisce la giornalista Mazza, ed hanno il diritto di accoglienza. I diritti umani perdono la loro priorità e non è certo innalzando muri che possiamo far fronte a questa atroce realtà. Le giornaliste hanno più volte affermato che il problema andrebbe risolto attraverso la collaborazione delle istituzioni che dovrebbero prendere provvedimenti e garantire loro le condizioni adatte per integrarsi, il governo dovrebbe lavorare in maniera concreta seguendo i principi che tanto ama sbandierare. Siamo stretti dal dovere di accogliere, “Anche se in maniera latente esiste un terrorismo” – dichiara la Battaglia – “ma non è certo legato alla migrazione”. La scarsa informazione genera malcontenti, disagi e un razzismo di massa. Il nemico dell’Occidente e dei musulmani è lo stesso: la paura. Al termine dell’incontro è stato proiettato il documentario realizzato e prodotto dalla giornalista Laura Silvia Battaglia, Stop Trafficking in the city, dopo aver vissuto dei mesi nello Yemen tra l’orrore della guerra, sequestri di persona, racconta la storia di tre bambini costretti alla schiavitù e coinvolti nel mercato della droga. a Sana’a e al confine con l’Arabia Saudita.
Inutile voltare lo sguardo verso la prospettiva piacevole da ammirare, per evitare il degrado di immagini che dovrebbero scuotere la nostra sensibilità, inutile far finta di indignarci quando dinanzi a tanto orrore la nostra coscienza rimane inerme, perché in fondo è “L’altro” a fuggire, ad annegare, non sono i nostri bambini a morire, le nostre donne a essere torturate solo perché vorrebbero esternare i loro pensieri. In fondo noi siamo qui ad assistere a questo esodo, forti di avere un telecomando con il quale poter cambiare canale, e mattoni con i quali costruire muri. Ma abbiamo perso la dignità, e senza quella siamo noi i veri naufraghi.

K.M.

A proposito dell'autore

Determinata. Umorale. Contraddittoria. Parlare di me? Servirebbe un’altra me per farlo. Riesco ad analizzare, esaminare varie tematiche senza alcun timore, ma alla richiesta autoreferenziale, ecco la Maugeri impreparata! Caos. Ed è proprio in questo caos che trovo ciò che mi identifica, trovo stimolante tutto ciò che gli altri, per superficialità, ritengono marginale, amo trovare e curarne i dettagli. Credo che trattenere i pensieri e sentirli dibattere nella mia mente sia l’essenza della mia “devozione”. Amo scrivere, serve scriverlo?

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