di Katya Maugeri

Educare la gente alla lettura. Nessuna imposizione, obbligo, costrizione.
Educarla a una visione più ampia della realtà in cui viviamo, consegnarle la possibilità di andare oltre i muri dell’ignoranza e dei limiti che purtroppo vengono alimentati dai mass media e dalla scarsa e povera informazione. Si tratta del dibattito più animato degli ultimi tempi, ed è stato affrontato presso l’hotel San Domenico Palace di Taormina, durante la manifestazione letteraria Taobuk. Il dibattito, presieduto dal presidente del comitato scientifico, Franco Di Mare, ha accolto i direttori editoriali di alcune delle più importanti case editrici nazionali: Laura Donnini, amministratore delegato e direttore generale Rizzoli, Stefano Mauri, presidente e amministratore delegato Gruppo Editoriale Mauri Spagnol, Mario Resca, presidente Mondadori Retail. In un periodo storico di grave crisi, anche culturale, la mancata educazione alla lettura sembra emergere come problema predominante in questa crisi che sembra preoccupare – non poco – il settore editoriale. imagesI dati Istat confermano che solo il 6% di media nazionale si dedica alla lettura, percentuale da raccapriccio, ma – di contro – abbiamo una produzione di libri pari a sessantamila titoli l’anno. “L’avvento di Amazon sul mercato ha creato un traumatico crollo del 20-25% di gente che ha smesso di considerare la lettura, un elemento fondamentale della propria vita” dichiara Laura Donnini.
Interessante l’intervento di Mario Resca, il quale dichiara che viviamo in una società in cui i giovani non sono per nulla stimolati alla lettura, a causa delle imposizioni – molto spesso – sui banchi di scuola, dalla poca preparazione all’interno di strutture quali librerie e biblioteche. “Le librerie dovrebbero avere un’area di condivisione, la cultura va proposta in maniera ambiziosa e ottimista”. Siamo dentro una vera rivoluzione, poiché sono presenti troppe alternative per impiegare il tempo libero, si pensi ai tablet, ai cellulari, durante gli spazi liberi, si leggeva: dal medico, sul treno, al parco. Oggi il libro è sostituito da altro. Ciononostante l’editore deve essere ottimista, non può fare altrimenti” è la visione ottimista di Stefano Mauri il quale non sembra per nulla intimorito da questo cambiamento sociale, né dai numeri che confermano quanto sia indietro l’Italia in ambito culturale.
La cultura è l’identità di ognuno di noi, andrebbe tutelata e il nostro bagaglio culturale arricchito dalle visite ai musei – e non solo quando ci troviamo in paesi stranieri. “Gli italiani non visitano i musei della propria città” dichiara rammaricato Mario Resca, c’è sete di sapere, necessità – da parte delle istituzioni – a fronteggiare queste grandi lacune, rimediando, tutelando quei patrimoni degradati.
In merito al presunto matrimonio tra Rizzoli e Mondadori, i due esponenti hanno dichiarato che la creazione di nuovi, eventuali gruppi non sfavoriranno le piccole realtà editoriali, ognuno continuerà ad avere la propria autonomia.
Occorrerà sensibilizzare la lettura, e non solo nelle giornate “da calendario” dedicate ai festival, a ricorrenze prestabilite, diventare promotori culturali, senza temere apparenti sconfitte.
La tecnologia – utilizzata senza alcuna misura – riduce e indebolisce l’entusiasmo e l’interesse che quell’oggetto, chiamato libro, procurava nei lettori. Riprendere un libro in mano, sfogliarlo, sentirne l’odore, sentirsi carichi di energia per l’arricchimento emotivo/culturale ricevuto, bastano pochi passi per ritrovarsi immersi in altri mondi, non è solo una peculiarità della tecnologia. Leggere è un dovere civico e un atto di volontà!

K.M.

A proposito dell'autore

Determinata. Umorale. Contraddittoria. Parlare di me? Servirebbe un’altra me per farlo. Riesco ad analizzare, esaminare varie tematiche senza alcun timore, ma alla richiesta autoreferenziale, ecco la Maugeri impreparata! Caos. Ed è proprio in questo caos che trovo ciò che mi identifica, trovo stimolante tutto ciò che gli altri, per superficialità, ritengono marginale, amo trovare e curarne i dettagli. Credo che trattenere i pensieri e sentirli dibattere nella mia mente sia l’essenza della mia “devozione”. Amo scrivere, serve scriverlo?

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