di Katya Maugeri

Il più grande violinista italiano, acclamato sui palcoscenici di tutto il mondo, uno delle leggende del panorama contemporaneo mondiale, esibito nei principali Festival con le più rinomate orchestre sinfoniche tra cui: la Concertgebouw di Amsterdam, la Boston Symphony Orchestra, la Philadelphia Orchestra, la New York Philharmonic, la Washington Symphony Orchestra e molte ancora. È considerato tra i maggiori violinisti del nostro tempo.
È Uto Ughi e noi di Sicilia Journal abbiamo avuto l’onore di conoscerlo durante la kermesse letteraria, Taobuk. Intervistato dal giornalista Franco Di Mare, ha più volte ribadito che “la cosa più difficile è la semplicità” e parlando dei numerosi premi ricevuti durante la sua brillante carriera, ha dichiarato: “Un riconoscimento va conferito a chi è in grado di condividere. L’arte è condivisione. Condividere la propria essenza, consapevole che non si è mai uguali. Quello che eseguo al momento è frutto di quel preciso stato d’animo, viviamo di affinità elettive e di ricambi, stimoli continui”. Ha iniziato le sue grandi tournée europee esibendosi nelle più importanti capitali europee, suonando in tutto il mondo sotto la direzione dei più importanti maestri della sfera musicale. Si è esibito per la prima volta in pubblico eseguendo la Ciaccona dalla Partita n° 2 di Bach e alcuni Capricci di Paganini. Uto Ughi si dedica pienamente anche alla vita sociale del Paese impegnandosi in prima linea per la tutela del patrimonio artistico nazionale, ha fondato il festival “Omaggio a Venezia”, al fine di segnalare e raccogliere fondi per il restauro dei monumenti storici della città lagunare, mirando alla diffusione del grande patrimonio musicale internazionale; concerti aperti gratuitamente al pubblico e alla valorizzazione dei giovani talenti formatisi nei conservatori italiani. La sua attività discografia è ricca di forti emozioni, i Concerti di Beethoven e Brahms con Sawallisch, il Concerto di Cajkovskij con Kurt Sanderling, Mendelssohn e Bruch con Prêtre, alcune Sonate di Beethoven con Sawallisch al pianoforte, l’integrale dei Concerti di Mozart, Viotti, Vivaldi, “Le Quattro Stagioni”, tre Concerti di Paganini nell’edizione inedita di direttore–solista, il Concerto di Dvorak con Leonard Slatkin
Tra le ultime incisioni troviamo “Il Trillo del diavolo”, il Concerto di Schumann diretto dal M° Sawallish con la Bayerischer Rundfunk, i Concerti di Vivaldi con i Filarmonici di Roma; la Sinfonia Spagnola di Lalo con l’Orchestra RAI di Torino e de Burgos e l’incisione nel 2013, dal titolo “Violino Romantico”, nel 2013 pubblica per Einaudi, il libro “Quel Diavolo di un Trillo – note della mia vita: la storia di una vita affascinante, intrisa di note, poesia, coraggio, una vita totalmente devota alla musica.

 

– La musica come mezzo da utilizzare per abbattere le diversità e ritrovarsi uniti all’interno della stessa nota. Possiamo ancora sperare?

«Prima di tutto occorre abbattere i muri dell’ignoranza, poiché in Italia domina sovrana, soprattutto in ambito musicale, non mi sento di attribuire la colpa agli italiani, credo vivamente che sia colpa delle istituzioni che si sono impegnate pochissimo per la sensibilizzazione artistica. Dovremmo abbattere il muro dell’ignoranza e dell’indifferenza, e far conoscere l’immenso patrimonio musicale che ha il nostro Paese, che insieme alla Germania è il paese guida della musica e dell’arte in generale. Possediamo il 70% delle opere d’arte e la musica dovrebbe essere una materia di studio principale, adesso, però, considerato solo un accessorio.».

received_1145314302165253– Da cosa è alimentata la necessità di innalzare egoisticamente questi muri?

«Dalla pigrizia, dalla mancanza di fantasia e forse anche dal desiderio di tenere la massa della gente nell’ignoranza per poterli dominare meglio, al fine di ottenere un branco di pecore senza reattività, incapaci di esprimere il proprio parere, timorose del giudizio».

– E in che modo si combatte l’ignoranza?

«Abbattendo i muri, rendendo l’arte, un simbolo comunicativo e condivisibile. Un’artista non può suonare per le stelle, un cantante non può cantare per la luna, ha bisogno di un’audience di chi condiva la sua arte, le sue emozioni. La cosa più bella per un artista è trovare la condivisione negli altri. Paganini affermò “Io non riesco a emozionare gli altri se non riesco a emozionare me stesso”.
Le emozioni si trasmettono senza volerlo, l’emozione è impalpabile ma fa tremare l’anima».
K.M.

A proposito dell'autore

Determinata. Umorale. Contraddittoria. Parlare di me? Servirebbe un’altra me per farlo. Riesco ad analizzare, esaminare varie tematiche senza alcun timore, ma alla richiesta autoreferenziale, ecco la Maugeri impreparata! Caos. Ed è proprio in questo caos che trovo ciò che mi identifica, trovo stimolante tutto ciò che gli altri, per superficialità, ritengono marginale, amo trovare e curarne i dettagli. Credo che trattenere i pensieri e sentirli dibattere nella mia mente sia l’essenza della mia “devozione”. Amo scrivere, serve scriverlo?

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