di Katya Maugeri

«Grande come il mare è la mia voglia di andare. La corsa è il mio mare».
[Non dirmi che hai paura]

La terza giornata del festival, il 22 settembre 2014, ha preso il via con l’incontro con Giuseppe Catozzella, presso la terrazza dell’Archivio Storico di Taormina. L’autore, vincitore quest’anno del Premio Strega Giovani, ha presentato il suo libro “Non dirmi che hai paura”, edito da Feltrinelli e già tradotto in 21 lingue.Non-dirmi-che-hai-pausa
La tragica storia di Samia, giovanissima donna somala che fin da bambina coltiva la passione per la corsa. Un grande talento il suo, che la porterà a gareggiare alle olimpiadi di Pechino. Non vincerà la gara, ma la sfida con se stessa diventando un simbolo per le donne musulmane in tutto il mondo.
L’incontro è stato presentato da Graziella Priulla, sociologa e docente di Scienze Politiche presso l’Università degli Studi di Catania, Liliana Lo Furno, attrice al Teatro Stabile di Catania ha prestato la voce a Samia, interpretando alcuni dei passi più toccanti del testo.
«Grazie a questo libro – ha dichiarato Catozzella – ho recentemente avuto l’onore di essere nominato ambasciatore Onu. Proprio con le Nazioni Unite abbiamo organizzato una corsa, su una spiaggia somala, in onore di Samia. Un evento più che commovente, che si ripeterà ogni anno.
Un piccolo miracolo che spero possa aiutare ad acquisire coscienza di un vero e proprio Olocausto, che si consuma ogni giorno sotto i nostri occhi».

Alla fine dell’incontro, toccante e ricco di riflessioni, l’autore ha rilasciato delle interviste.

Noi, di Sicilia Journal eravamo proprio lì…

– Le tematiche che affronti spesso nei tuoi romanzi sono molteplici e riguardano cose che nessuno vorrebbe mai vedere. Storie che riflettono la società: frustrazioni, precariato.
Siamo tutti buoni e cattivi, semplici e complessi, ambigui e allo stesso tempo trasparenti, onesti e disonesti.Da cosa è delimitata la linea sottile fra Bene e Male che attraversa e contraddistingue la coscienza e la storia di ognuno di noi? non-dirmi-che-hai-paura

 «È ciò che delimita noi. Noi nasciamo e cresciamo sul confine del bene e il male.
Contemporaneamente siamo Hitler e Madre Teresa di Calcutta e contemporaneamente siamo folli e savi. Il compito e la potenza della letteratura  è proprio quello lì, e quando la letteratura riesce a raccontare quel filo invisibile allora io credo amiamo un libro»

 – L’entusiasmo, credere ancora e sempre di poter cambiare le cose, è la chiave che bisognerebbe  utilizzare per oltrepassare il limite della superficialità, che – tacitamente – rappresenta la nostra società?

«La chiave che non bisognerebbe mai smettere di utilizzare in tutta l’esistenza, è l’unica cosa che ci rende vivi. Se c’è una certezza che abbiamo nella vita è di sapere che se siamo essere umani è perché speriamo, e dobbiamo essere di sperare che il domani sia meglio di oggi. La speranza ci dà una dimensione temporale che ci distingue dagli animali. Sono stato colpito dalla storia di Samia proprio per questo, essendo una ragazza così libera e così coraggiosa è la quinta essenza della proiezione della speranza.»

 – La storia di Samia racchiude in sé la leggerezza di un sogno e la pesantezza della cruda realtà. Quali elementi incoraggiano un Sogno?

«Il sogno si autoalimenta nel momento in cui noi non smettiamo di crederci.
Il sogno è un miracolo. Non c’è un modo per diventare sognatore tutti lo siamo, da piccoli ad esempio, sappiamo esattamente cosa vogliamo diventare, poi ci scordiamo qual è il nostro progetto perché la vita è fatta così ed è molto più comodo dimenticarsene che farsi trasportare dagli eventi.
Il sogno ci costituisce, la speranza ci costituisce e si autoalimenta, è impossibile generarsela artificialmente, a volete capita di avere quegli attimi di illuminazione  in cui ci rendiamo perfettamente conto di avere consapevolezza di chi siamo, se avessimo il potere di guardarci bene dentro scopriremmo il nostro sogno lì dentro scopriremmo che la natura è proiettata al meglio, e  non a continuare a vivere in una condizione di apatia o di abitudine. Bisogna credere che il sogno sia importante.  Il mondo si cambia sognando. Non c’è cambiamento che non avvenga attraverso il sogno, ma il sogno è scomodo perché richiede coraggio, implica cambiamenti radicali.»catozzella-1

– Fuori, il silenzio che nasconde la povertà, le ostilità, dentro Samia la tenacia e la forza che la conducono ad intraprendere il Viaggio. Un Viaggio verso la speranza, intrapreso da coloro che lasciano alle spalle la loro vita alla ricerca di uno spiraglio di libertà, ottomila chilometri per cambiare, senza avere mai la certezza di raggiungere la riva. Dai voce a Samia, descrivendo gli stati d’animo e le condizioni atroci che caratterizzano il Viaggio. Descrizioni che scuotono. Hai attraversato, emotivamente, quei chilometri, cosa credi ti abbiano lasciato, quale insegnamento?

«Per raccontare il viaggio di Samia ho incontrato circa 30/35 ragazzi che hanno vissuto questa esperienza e mi hanno raccontato, perché avevo bisogno di cercare di rendere reali quelle emozioni. Ho capito che un viaggio del genere ti toglie un pezzo di umanità perché dopo esser stato chiamato per giorni, mesi, “animale” un pochino animale ci diventi perdi un poco di umanità, se l’umanità è in grado di trattarmi da animale lo sono.
Perdi la pietà umana, durante il viaggio impari che la tua vita corrisponde alla morte di qualcun’altro perché si viaggia in condizioni estreme, quindi alla fine del viaggio se ci arrivi, hai lasciato a casa due cose fondamentali che non recuperi più. Immergermi in questo viaggio mi ha fatto capire l’importanza di ciò che ho e che non ho ancora perso».

Katya Maugeri

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