L’universo teatrale di Spiro Scimone e Francesco Sframeli: Nunzio, Bar, La festa, Il cortile, La busta, Pali, Giù. Taormina  1994 – 2014,  20 anni della compagnia Scimone Sframeli. Palazzo dei Congressi di Taormina  18 – 31 luglio – ore 21.30

La compagnia Scimone Sframeli festeggia a Taormina, nella seconda metà di luglio (dal 18 al 31 luglio), i primi 20 anni di attività teatrale, nello stesso luogo dove debuttarono con Nunzio, il 20 agosto del 1994, con la regia di Carlo Cecchi.

Una vera e propria “monografia” che vuole ricordare il sodalizio artistico di Spiro Scimone autore/attore e Francesco Sframeli attore/regista, entrambi messinesi, esempio di compagnia teatrale che mette in scena il proprio repertorio di drammaturgia contemporanea, diventato negli anni un punto di riferimento in Italia e all’estero.

Giovedì 31 luglio – Palazzo dei Congressi – (sala a) – ore 21.30

Giù (2012) di Spiro Scimone con Francesco Sframeli, Spiro Scimone, Gianluca Cesale, Salvatore Arena, regia Francesco Sframeli, scena Lino Fiorito, disegno luci Beatrice Ficalbi, regista assistente Roberto Bonaventura, direttore tecnico Santo Pinizzotto, produzione compagnia scimone sframeli > Festival delle colline torinesi, théâtre Garonne Toulouse

Premio Ubu 2012 – miglior scenografia (a Lino Fiorito)

Prima al SUD Italia

Giù è un invito indignato a rompere il silenzio per dare voce agli altri.
E’ un urlo contro il marciume della nostra società che umilia la dignità e la libertà dell’individuo. In un’atmosfera surreale, dove il dramma è in continuo equilibrio con la comicità, il Figlio, una mattina, sotto gli occhi del Papà, sbuca fuori dal cesso per manifestargli il proprio malessere contro un mondo sempre più saturo di egoismo e d’indifferenza.
Il Papà, vedendo il proprio figlio nel cesso, cerca di tirarlo fuori.
Ma, nel cesso, non c’è solo il Figlio da tirare fuori.
Nel cesso, da tirare fuori, c’è anche Don Carlo, un prete scomodo, che è finito giù
 – “perché su non vuole più stare comodo”-. Giù è finito il Sagrestano che dopo tanti anni di soprusi e violenze, stanco di subire, trova nel cesso la forza e il coraggio di ribellarsi. Giù c’è, anche, il povero cristo di Ugo che preferisce cantare sotto un ponte per non perdere la dignità e per non vendere la propria dignità.
Giù ci sono tante persone che, per difendere i valori umani e lottare contro il male che avanza, aspettano il loro turno per tornare su,  per tornare, di nuovo, su.

 

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