Taormina Film Fest: Patricia Arquette, l’attrice premio Oscar in difesa delle donne

di Agnese Maugeri

Taormina – Bionda, occhi di ghiaccio, elegante, prorompente in un abito dalle sfumature grigie, si presenta così l’attrice premio Oscar Patricia Arquette all’incontro tenutosi durante le giornate del Taormina Film Fest, ma non è la sua bellezza a colpire il pubblico bensì il suo spirito. Anticonformista, coraggiosa, determinata con una spiccata sensibilità, durante la notte degli oscar il suo discorso per la premiazione aveva acceso gli animi del pubblico del Dolby Theatre di Hollywood, un accanito rimprovero verso gli States in difesa e tutela delle donne che ancora oggi non godono degli stessi diritti degli uomini. Un pensiero condiviso dalle tante attrici presenti, al termine del quale, la pluri candidata e premiata Meryl Streep si è alzata in piedi applaudendo.

Anche nella sede del palazzo dei congressi di Taormina l’Arquette si è soffermata sulla questione della disparità di generi parlando della sua interpretazione da oscar nel film Boywood. Una storia comune, la crescita di un bambino dagli 8 ai 19 anni e conseguentemente la vita della famiglia, tra il divorzio dei genitori, traslochi, cambio di scuole e il normale susseguirsi degli anni e dei cambiamenti che porta con esso il passare del tempo.
“Ho deciso di interpretare questa madre, questa donna proprio perché è una persona comune è la gente normale difficilmente viene raccontata al cinema e rappresentata – ha affermato Patricia – Olivia Evans (questo è il nome del suo personaggio) vive una forte insicurezza economica, lavora tanto per sostenere i suoi figli. In America ben il 50% dei bambini cresce solo con la madre mentre nelle famiglie afroamericane sono il 70% dei figli ad avere madri single. Queste situazioni che vengono etichettate come “minoranze” sono invece “maggioranze” ma ancora oggi non esistono provvedimenti per far in modo che una madre single venga trattata, dal punto di vista economico, in modo equo. Eppure se le donne fossero pagate come compete loro, si risolverebbero molti problemi soprattutto per le 67 milioni di famiglie che vivono sotto la soglia di povertà”.

Sono parole dure quelle che l’attrice pronuncia durante l’incontro, una lotta la sua per la dignità delle donne che non risparmia colpi a nessuno: “In California ultimamente è passato un disegno di legge che permette ai dipendenti di discutere il proprio salario. Non riesco ancora a capire perché le infermiere e chi si occupa di lavori con bambini, quindi prettamente femminili, percepiscono uno stipendio inferiore rispetto agli uomini che vendono macchine. Forse le macchine richiedono una responsabilità maggiore dei bambini o dei malati”

Parlando del suo personaggio di Boywood e della lunga lavorazione che ha preceduto il film Patricia ha dimostrato ancora una volta il suo coraggio, la voglia di buttarsi in un progetto arduo e particolare che l’ha coinvolta per molti anni “un giorno Richard Linklater mi ha chiamato dicendomi “cosa farai nei prossimi anni, perché ho un’idea per un film che gireremo una settimana all’anno per 12 anni“. Restai sorpresa ma questa strana lavorazione mi incuriosiva e dissi subito di si, ho capito che c’era qualcosa di magico. La sceneggiatura era già stata pianificata si doveva seguire la crescita di questo bambino e si sapeva già che l’ultima scena sarebbe stata il suo ingresso al collage, poi con il passare degli anni abbiamo aggiunto tutti i riferimenti temporali legati al mondo reale e quindi aggiornamenti economico – politico, sociali e anche la crescente diffusione di internet. Di solito il regista, ci contattava una settimana prima della data delle riprese e ci consegnava una minisceneggiatura, poi ci incontravamo e parlavamo, scambiavamo opinioni e iniziavamo a girare. Eravamo una grande e stramba famiglia, il budget era limitato quindi pensavamo che il film sarebbe uscito solo in alcune sale d’esse; invece alla prima, durante il festival Sundance, il pubblico lo ha subito amato, molti ragazzi così come tante donne si sono ritrovate nella vicenda familiare è stato un primo trionfo. Tutto ciò è stato merito di Richard Linklater un regista meraviglioso lontano dalla mentalità e dal prodotto Hollywoodiano”.

Un’attrice eccezionale che ha lavorato con tanti registi unici nella loro genialità e stile: Scorzese, Burton, Lynche solo per citarne alcuni, lei che insegue e sostiene i film d’autore e il cinema indipendente sferra qualche colpo anche agli Studios: “oggi il cinema di Hollywood dovrebbe concentrarsi sui desideri del pubblico che vuol vedere nuove storie, nuovi personaggi, ma sono sicura che ciò non accadrà presto, le menti cambieranno solo quando inizieranno a perdere soldi, ad Hollywood sono gli esperti di finanza che decidono i film senza badare ai copioni”

Non solo cinema, la temeraria Patricia è anche la protagonista di una lunga e fortunata serie televisiva, “Medium” una delle prima prodotte, una scelta che l’ha portata ad essere amata da un pubblico sempre più numeroso: “ai tempi mi proponevano solo film banali e noiosi, ma io avevo già una bambina quindi dovevo lavorare, così arrivo l’offerta per Medium. Le seria tv erano ancora viste come un prodotto di serie B, oggi per fortuna non più, però al contempo potevano essere guardate e da tutti perché la trasmettevano sui network. La vita sul set di una serie è molto impegnativa si lavora sempre e si diventa come una compagnia teatrale, ogni giorno insieme. Mentre giravo Medium vedevo il declino dei film d’autore e capivo che per me non ci sarebbe stato più molto spazio, poi per fortuna è arrivato Linklater!”

Patricia anticipa al pubblico che sta girando una serie tv CSI Cyber, sui crimini informatici, una nuova scommessa che vincerà di certo.

Incantata dalla Sicilia in questa sua prima visita, promette a tutti di tornarci presto, poi parlando del cinema italiano lo definisce grottesco, strabordante e travolgente, sottolinea inoltre la differenza che secondo lei intercorre tra il cinema americano e quello nostrano: “dal punto di vista artistico l’Italia è molto più avanti dell’America, vorrei che Hollywood guardasse a voi e capisse che un cinema come il vostro ricco di contenuti e ciò di cui abbiamo bisogno”.

Un’attrice eccezionale ricorda le sue esperienze con Lynche definendolo geniale e con Scorzese del quale sottolinea la generosità umana e lavorativa, poi parla ancora di donne. La forza della sua bellezza è la normalità, niente aiutini estetici, affascinante nella sua naturalezza, durante i 12 anni di riprese di Boywood la si vede mutare così come una donna comune, parlando di questo Patricia afferma: “invecchiare è normale, nel film sono invecchiata come la natura vuole. Non disprezzo la chirurgia ne sostengo di non voler mai ricorrere a un chirurgo, dico solo che per adesso voglio che il tempo agisca su di me. A Hollywood le donne vengono etichettate secondo l’età dentro specifici ruoli, ciò induce a un fanatismo del corpo, della bellezza, la ricerca dell’eterna giovinezza”

Al termine dell’incontro mi ritrovo a pensare… se le donne fossero tutte, fiere, forti e battagliere, se lasciassimo da parte le stupide convinzioni sociali che troppo spesso rovinano i nostri pensieri, se ci fidassimo più di noi stesse e delle capacità che ognuna di noi possiede, vivremmo sicuramente in un mondo dove la donna sarebbe rispettata. Queste non vogliono essere banali idee femministe ma un desiderio di futura concretezza. Il cambiamento parte da noi iniziamo a difenderci, grazie Patricia.

Agnese Maugeri

A proposito dell'autore

Divoratrice di libri con una brutta dipendenza adoro “sniffare” quelli nuovi. Logorroica, lunatica, testarda. Amante del teatro, ballerina mancata, l'altezza (esagerata) ha infranto il mio sogno. Appassionata di cinema, tutto ma non horror. Scrittrice per indole, il modo più istintivo per sentirmi bene, prendere carta e penna e scrivere Aspirante giornalista per vocazione e CakeDesigner per diletto. Non sto mai ferma puoi incontrarmi mentre recensisco un evento, una prima o un vernissage, con in borsa un libro e biscotti per ingannare l'attesa!

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