Taormina Film Fest: Richard Gere, il saggio sex symbol gentiluomo

di Agnese Maugeri

TAORMINA- “Grazie mille a tutti !” Sono state queste le prime parole che la leggenda del cinema hollywodiano Listener-6Richard Gere ha rivolto alla numerosissima platea presente a Taormina per la sua TaoClass.

Una pioggia di applausi, macchine fotografiche pronte a entrare in azione, flash da ogni parte, donne di tutte le età accorse a vedere dal vivo il sex symbol più amato che, nonostante l’età, conserva un fascino magnetico.

Carismatico, entra sfoderando uno dei suoi sorrisi più belli, alza la mano e saluta tutti, poi si siede comodamente sulla poltrona e dice “è la seconda volta che vengo in Sicilia, la prima fu 15 anni fa con il Dalai lama, ma stavolta sono qui per il mio lavoro”.

Jeans grigi, camicia bianca lasciata di fuori, anche con un look un po’ trasandato Richard resta sempre elegante e fa breccia nei cuori delle fan, oltre che per l’innegabile bellezza, anche per la sua aurea, quella luminosità che coinvolge e travolge.

L’incontro inizia parlando dell’Italia e dei suoi esordi “ho mosso i primi passi come professionista a 19 anni, fino ai 30 anni ho calcando il palco di molti teatri tra Londra e New York. Poi ebbi la fortuna di girare il mio primo film ”I giorni del cielo” grazie al quale fui invitato in Italia e vinsi il David di Donatello il primo premio che ricevetti. Ricordo che dietro le quinte della manifestazione incontrai Giulietta Masino e per me fu un sogno, ero lì con tutte quelle icone del cinema con cui ero cresciuto”.

Richard era un semplice ragazzo di province, la sua città d’origine Siracuse, poi un girono dopo aver girato diversi film tornò a New York e vide che nei tre cinema più famosi proiettavano le sue pellicole, allora capi che aveva compiuto un salto, finalmente ce l’aveva fatta non era più un semplice ragazzo ma un attore.

Il resto è storia, Richard Gere oggi ha ben 57 film all’attivo ispirando intere generazioni, ma la sua missione non è ancora conclusa anzi si sta progressivamente spingendo verso un settore di notevole importanza ma, proprio per questo, bistrattato dalle famose major: il cinema d’autore.

“Mi sono trovato coinvolto in ben 4 film uno dopo l’altro – ha affermato l’attore – non mi era mai successo, ma sono rimasto affascinato dalle storie così ho deciso di lanciarmi in questa impresa titanica. Sono tutte pellicole indipendenti con bassi budget e personaggi degni di nota, intense realtà. Negli anni ’70 gli Studios oltra a produrre i famosi colossal si interessavano anche di cinema d’autore, oggi purtroppo non lo fanno più e l’unica maniera per portare avanti questi bellissimi lavori è la produzione indipendente”.

Presto lo vedremo in “Time out of Mind”, uno dei quattro film in cui si è impegnato, indossare i panni di un senza tettoListener-5 che vive a New York, una storia vera e dura a cui mister Gere ha lavorato per dodici anni “ho avuto tra le mani la sceneggiatura per anni sapevo che la storia meritava ma non riuscivo a comprendere come potessi traslarla nel grande schermo. Poi un giorno ho letto un libro scritto proprio da un homeless Cadilac Man “Land of the Lost Souls: My Life on the Streets” e sono rimasto colpito da questo resoconto asciutto, emozionale ed esplicativo e ho capito come bisognava fare il film”

Il film del regista trentenne Andrew Renzi è stato girato in 30 giorni a budget ridotto, Richard si è trovato con barba e capelli lunghi a vagare per le strade di New York proprio come un comune senzatetto “dovevo essere invisibile per le persone intorno a me così come le macchine da prese e gli attrezzi scenici sono stati tutti nascosti tra i palazzi e le strade in modo che nessuno li notasse. Posso garantirvi che neanche una persona mi ha riconosciuto, ne si è avvicinata a me. È stata un’esperienza profonda, forte ma al contempo emozionante, una delle migliori cose che ho fatto… guardatelo ve lo consiglio”.

Un altro film degno di nota in prossima uscita è “Oppenheimer Strategies” del regista israeliano Joseph Cedar ed è la storia di quest’uomo, un ebreo newyorkese, che si sente a disaggio, collocato ai margini e desidera ardentemente di essere inserito dentro un gruppo che lo identifichi.

Lavorare con giovani artisti emergenti, spiega Richard Gere, è un’avventura che lo affascina “per un giovane regista è difficile oggi emergere, bisogna scrivere una sceneggiatura che abbia necessariamente un personaggio forte in modo da attirare l’attenzione dei produttori. Con loro, e in particolare con Andrew Renzi, abbiamo passato molto tempo insieme bevendo te, per conoscerci. Ho capito che di lui potevo fidarmi, è difficile far la regia di un film perché devi parlare e dirigere tante persone, non tutti ne sono capaci. Io l’ho aiutato ed è stata un’avventura bellissima, se c’è empatia tra due persone la comunicazione diventa telepatica

Richard, saggio come sempre, ha paragonato un film a una creatura vivente con una propria indole e un percorso che solo alla fine potrà essere compreso, ha così dato dei consigli a tutti i giovani aspiranti registi “bisogna avere la mente aperta e accettare i giudizi soprattutto del pubblico, perché loro possono sempre aiutarti. Io ho fatto 57 film e nessuno di loro alla fine rispecchiava l’idea che si aveva all’inizio delle riprese, c’è una tendenza quella di influenzare il film ma è sbagliato perché sono creature viventi che si sviluppano autonomamente e non secondo la nostra volontà, ciò vuol dire che non sempre si possono accettare certi compromessi”.

IMG_0148Sereno, disponibile, mister Gere scherza con il suo interlocutore il giornalista Claudio Masenza con il quale è legato da un’amicizia ventennale. Durante l’incontro è arrivata l’organizzatrice e direttrice del festival Tiziana Rocca portando un vassoio con del Te, contento l’attore si è preparato con cura la tazza e ha iniziato a sorseggiarlo, sollecitato dal pubblico ha detto che il Te di Kyoto è quello che lui preferisce e beve sempre.

Una lunga intervista durata più di un’ora parlando di frivolezze e curiosità come la famosa scena di tango con Jennifer Lopez nel film “Shall we dance” belli e sexy, ho il suo essere un sex symbol; proprio su questo Richard ha raccontato di quando a una conferenza stampa a Sarajevo una ragazza lo ha ringraziato a nome di tre generazioni di donne della sua famiglia, “uno dei complimenti più belli che abbia mai ricevuto” ha detto simpaticamente l’attore.

Ma sono stati trattati anche argomenti più complessi e di cronaca come l’immigrazione. Su questo tema Richard, sempre in lotta per la difesa dei popoli più deboli ha affermato “Il mondo è consapevole e coinvolto in questa fuga che stanno compiendo in svariate parti della terra molti popoli, loro scappano da guerre e violenze, da luoghi dove non è più possibile vivere. Qui in Sicilia siete al centro del problema degli immigrati che cercano un posto dove stare, ma è nostro dovere offrire casa e sicurezza, chi possiede qualcosa deve sempre aiutare chi non ha nulla e rispondere alle loro esigenze. L’Europa è coinvolta in questa operazione ma io penso che anche gli Usa dovrebbero collaborare, è necessario capire i problemi che le popolazioni hanno e aiutarli ad affrontarli direttamente nei loro paesi. Il mondo ormai è globalizzato e secondo una catena di causa ed effetto tutto quello che accade in un singolo posto, vedi l’Africa, ci riguarda, lo subiamo tutti. Bisogna risolvere i problemi perché sono la base della struttura del nostro mondo”.

Mister Gere, con garbo e saggezza ha ridato luce non solo al Festival di Taormina ma anche alle star hollywoodiane che  noi guardiamo da lontano come fossero in un Olimpo, sono di certo delle icone da tutti miticizzati ma al contempo sono sempre delle persone comuni come tante altre che quando, come nel caso di Richard Gere, hanno uno spiccato lato umano è bello conoscerle e ascoltarle.

Agnese Maugeri

A proposito dell'autore

Divoratrice di libri con una brutta dipendenza adoro “sniffare” quelli nuovi. Logorroica, lunatica, testarda. Amante del teatro, ballerina mancata, l'altezza (esagerata) ha infranto il mio sogno. Appassionata di cinema, tutto ma non horror. Scrittrice per indole, il modo più istintivo per sentirmi bene, prendere carta e penna e scrivere Aspirante giornalista per vocazione e CakeDesigner per diletto. Non sto mai ferma puoi incontrarmi mentre recensisco un evento, una prima o un vernissage, con in borsa un libro e biscotti per ingannare l'attesa!

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