Taormina Film Fest: Rupert Everett l’intramontabile dandy

di Agnese Maugeri, foto servizio di Vincenzo Musumeci

TAORMINA- Le luci si abbassano e sullo schermo del pala congressi vengono proiettate le scene finali di un famoso film… “Il Matrimonio del mio migliore amico”, la gente presente applaude, tutti iniziano a canticchiare le parole della nota canzone “A say a little preyer” di Dionne Warwick mentre vedono danzare la bellissima Julia Roberts e il suo affascinante e simpatico cavaliere. Finita la sequenza sul palco “appare lui… bellissimo… elegante… raggiante nel suo carisma” Rupert Everett !

La trentennale carriera dell’attore è stata raccontata durante l’incontro, dal teatro al cinema, dalla commedia al dramma, dall’Inghilterra, sua patria, a Hollywood.

Si è iniziato subito parlando del film appena visto, un vero successo che fece ascendere Rupert tra i divi “quando 10403306_10153351949449351_4135898335247844751_naccettai la parte di George il ruolo era davvero marginale, poi sono diventato amico del regista e lui decise di aggiungermi altre battute. Questa scena finale, la più vista del film, è stata girata sei mesi dopo, fu un’idea di entrambi inserire la battuta su James Bond è funzionò. In verità accettai il film convinto che avrebbe decretato la fine della mia carriera invece ne segnò la svolta”.

Proprio la battuta “il mio nome è Bond James Bond” inserita nel film come gioco, fece balenare nella mente di Rupert l’idea di un interessante progetto, un film sulle avventure di un agente segreto omosessuale, l’attore aveva già preso accordi con la Sony ma purtroppo la trattativa fini nel nulla.

Eppure, oltre al successo, questo film segnò la carriera di Rupert, da quel momento i ruoli che gli venivano proposti erano sempre gli stessi “è stato bellissimo ma poi mi sceglievano per interpretare sempre lo stesso ruolo è questo oltre essere noioso per me lo era anche per il pubblico. Mi proposero anche una parte nel “Diavolo veste Prada” ma era stupido riproporre sempre il solito personaggio”

Il discorso si è fatto più intenso e anche Rupert, come la maggior parte delle star hollywoodiane presenti al festival di Taormina, parlando di omosessualità ha sferrato il suo colpo contro gli Studios, “quando lavoravo ad Hollywood erano gli anni di Bush un’epoca molto conservatrice, oggi alcune cose stanno cambiando sono i manager che gestiscono buona parte di Hollywood, adesso ciò che interessa maggiormente sono i soldi, se un attore riscuote successo e porta buone entrate non ha importanza di che tipologia sessuale sia. Anzi al giorno d’oggi ci sono molti attori etero che desiderano interpretare ruoli di gay, è un mondo folle difficile da spiegare e da capire”.

Rupert ha proseguito dicendo che la televisione ha una maggiore libertà e ha aperto più possibilità e ruoli per gli omosessuali, anche lui ultimamente sta progettando una serie televisiva, nuovo settore in forte ascesa. Ma nonostante questo la tv così come il cinema si trova in un difficile momento, la gente non si reca nelle sale cinematografiche così come non esistono più appuntamenti nei palinsesti che registrino picchi di audience. Il futuro secondo Everett è nelle mani delle nuove tecnologie, computer e smartphone che tramite internet permettono a ogni utente di guardare, quando vuole ciò che desidera. Tutto questo però a detta sua è molto triste perché si perde il senso di comunità, ognuno rimane solo chiuso nel suo schermo.

E il teatro? Il palco resta il primo grande amore dell’attore inglese, ma negli anni è riuscito a alternarlo al cinema, dovendo spiegare le differenze tra i due Rupert è stato come sempre arguto e ironico “lavorare a teatro è difficile, in Inghilterra si fanno 9 spettacoli la settimana, capirete la fatica è come ripetere un falso orgasmo sempre! Recitare nel cinema invece significa cambiare ogni volta, ogni ciak ti da una chance in più! Sono due ambienti diversi ma entrambi grandiosi e poi quando non lavori al cinema fai teatro!”11536122_10153351954694351_5037659067669116706_n

I discorsi vengono interrotti dai ricordi, sin da subito l’attore sorprende il pubblico con un invidiabile italiano, quando gli chiedono dove l’avesse imparato lui prontamente risponde che è stato durante un film girato in Russia dove era l’unico attore inglese in mezzo a un folto gruppo d’italiani quindi per spirito d’adattamento ha imparato la nostra lingua .

Ma Rupert ha lavorato in Italia con Francesco Rosi nel suo film “Cronaca di una morte annunciata” del 1987, di quel periodo ha delle bellissime memorie che ha condiviso con il pubblico, “era un cast meraviglioso c’era Gian Maria Volonté a mio avviso il più bravo attore che potesse esistere, Lucia Bosè, Irene Papas, Anthony Delon e poi Ornella Muti, una donna bellissima, ricordo che mia madre venne una volta sul set e appena la vide mi disse, devi sposarla! Rosi era un vero boss con un grande senso estetico, le riprese le abbiamo effettuate in Colombia, la mattina lui e Pasqualino De Santis si svegliavano presto e in base a com’era il tempo decidevano il da farsi, se la giornata era buona giravamo, se era nuvolosa passavano il resto del giorno a fare la pedicure!”

Un vero humor inglese il suo che ha divertito il pubblico, continuando a parlare del film di Rosi ha riservato una battuta anche sulla sua compagna di set, “Il film era meraviglioso l’unica parte che non funzionava era la scena finale quando io e la Muti, allora giovanissimi, dovevamo rincontrarci da vecchi, risultava poco credibile, così dissi a Rosi aspettiamo qualche anno e la giriamo quando davvero saremo vecchi, ma con il senno del poi sarebbe stato inutile lo stesso perché io con gli anni sono invecchiato, Ornella invece è ringiovanita!”

Tra i tanti lavori si ricordano anche il film diretto da Michele Soavi “Dellamorte Dellamore” una trasposizione indipendente del fumetto di Dylan Dog, una chicca vuole proprio che le sembianze del più famoso investiga dell’occulto si rifacessero a quelle di Rupert, il quale ha definito il film di Soavi un lavoro geniale, annunciandone un probabile sequel.

Sono molte le co-produzioni europee in cui Rupert ha lavorato dai suoi inizi negli anni 80 fino ad oggi. Parlando degli ultimi progetti l’attore ha ancora una volta stupito positivamente il pubblico. Innumerevoli sono le sue interpretazioni di Oscar Wilde a teatro e al cinema, sempre di forte e intensa emozione e ancora una volta lo rivedremo vestire i suoi panni, ma non quelli da giovani dandy anticonformista, bensì da mendicante, quando la vita lo aveva schiacciato e la fama, il successo, erano diventati ricordi. “Non mi sento l’Oscar Wilde di questi tempi – ha affermato l’attore – ma sono fortunato e privilegiato a interpretarlo, lui è il santo di noi omosessuali”.

Il film girato in tre paesi, Inghilterra, Francia e Italia racconta la vita di Wilde nei tre anni più bui dopo la sua scarcerazione, quando come un barbone vagava per l’Europa, “Il mio Oscar Wilde è il grande vagabondo dell’800 lui è colui che ha attraversato lo specchio e ora vive dall’altra parte. È interessante vedere che succede alla Rock and Roll della storia della letteratura. Quello che noi conosciamo è un Wild di charme e successo amico della famiglia reale, io invece ho voluto raccontare l’altro Oscar quello che come Verlaine era amico delle prostitute, sporco, povero quando gli amici e la fama lo avevano abbandonato, solo alla fine di tutto lui è anche un omosessuale”.

Un lavoro lungo e itinerante tra i francesi, paranoici e estremisti e gli italiani chiassosi e professionali, come li definisce Rupert. La produzione è italiana ed è la Palomar, ora si spera di trovare un’adeguata distribuzione, per volontà dell’attore il set si è allungo soffermato a Napoli città in cui Wilde ha vissuto e di cui Rupert Everett si è fortemente innamorato.

Ma lo vedremo presto vestire nel ruolo di un altro illustre inglese, il Re Giorgio VI, già interpretato dall’attore e amico Colin First nel film vincitore di ben 4 Oscar “Il discorso del re” Rupert ha però sottolineato “il mio Re Giorgio non ha nulla a che vedere con quello di Colin di cui l’interpretazione resterà negli annali, io sarò solo un padre preoccupato 1607052_10153351954534351_6861972286431063285_nper le sue due figlie”.

Un dibattito vivace e interessante tra Rupert e il pubblico intervallato da un momento che ha suggellato ancora una volta la vicinanza tra l’attore e Oscar Wilde, il vignettista Andrea Lupo ha infatti omaggiato Everett di una sua esclusiva vignetta che ritrae l’attore nei panni del famoso letterato, un regalo molto gradito.

Il lungo incontro non poteva che concludersi con uno sguardo all’Irlanda dove con un voto storico si è concluso il referendum sui matrimoni gay “l’Irlanda è un paese meravigliosamente incredibile, non solo per questo risultato ma anche per come si è ripreso in vent’anni da una crisi disastrosa che lo aveva collassato. Il risultato è stato elettrizzante, in Francia le persone sono scese in strada per protestare contro la legge sui matrimoni gay, in Irlanda l’hanno fortemente sostenuta e resa possibile”

Non sarà l’Oscar Wilde dei nostri tempi ma anche lui possiede charme, ironia e bravura; Rupert Everett resterà di certo uno degli incontri più piacevoli di questa 61esima edizione del festival.

Agnese Maugeri

Foto Servizio: Vincenzo Musumeci

A proposito dell'autore

Divoratrice di libri con una brutta dipendenza adoro “sniffare” quelli nuovi. Logorroica, lunatica, testarda. Amante del teatro, ballerina mancata, l'altezza (esagerata) ha infranto il mio sogno. Appassionata di cinema, tutto ma non horror. Scrittrice per indole, il modo più istintivo per sentirmi bene, prendere carta e penna e scrivere Aspirante giornalista per vocazione e CakeDesigner per diletto. Non sto mai ferma puoi incontrarmi mentre recensisco un evento, una prima o un vernissage, con in borsa un libro e biscotti per ingannare l'attesa!

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