TEATRI RIFLESSI, SUL PALCO LE RADICI DI UNA VITA

di Agnese Maugeri, foto servizio di Vincenzo Musumeci

CATANIA – Un palco, un cielo stellato, attori, parole, gesti, storie raccontate da narratori che attendono vinti il loro destino, o da chi, ancora una volta, tenta di alzare il capo per non soccombere. Punti di vista diversi, voci fuori dal coro che riecheggiano notizie ben conosciute, solisti che trovano nuove prospettive, raggiungendo vertigini in cui si vince la paura e si riesce a volare.

Emozioni, fredde, spiazzanti, come una violenta folata di vento che ci attraversa o calde, lievi come le notti di un’estate che sta per iniziare.

Difficile spiegare le serate di Teatri Riflessi il Festival dei Corti Teatrali che in un turbinio di variegati colori hanno dipinto l’anima dei personaggi e delle scritture portate in scena e interpretate da bravi attori di numerose compagnie teatrali nazionali.

Le radici sono state il trade unione tra i vari corti messi in scena, le radici di un albero che intreccia tante vite, alcuni le cercano in un nuovo paese, altri le trovano in se stessi, poi c’è chi le scopre nella sua cultura, nella religione, nelle tradizioni o chi ripercorre i sentieri dei ricordi familiari.

Sono racconti infiniti che si legano insieme nella notte dei tempi e che nella loro drammatica verità interpretano la nostra quotidianità.

Ed è proprio “Life is Beutiful – un rito di comunione per le vittime del mediterraneo” della compagnia teatrale IsolaQuassud Liquid Company di Emanuela Pistone a dare l’avvio alla serata, un’esibizione fuori concorso che ha toccato il cuore degli spettatori, ragazzi provenienti dal Senegal, Filippine, Vietnam, Eritrea, Egitto e Sicilia uniti dalla voglia di pace e condivisione. Il loro ricordo va alle tante vittime inghiottite dal “mare nostrum” in fuga dalle loro radici perché ormai marce e in cerca di nuove alle quali affidare le speranze per un futuro rifiorire. Al grido di “Life is Beutiful” hanno descritto un viaggio, solo andata, verso un miraggio di salvezza, non esistono lingue differenti, culture diverse, religioni in contrasto, colori e razze in lotta fra loro, esistono uomini fatti di sogni e paure che hanno un’unica grande cosa in comune, la propria vita che merita d’essere salvata proprio perché “La Vita è bella”.

Come su di un filo teso di un equilibrista, si sono susseguite, passo dopo passo, le emozioni, grazie anche agli intramezzi donataci dagli alunni e docenti di Viagrande Studios e le note offerte dal trio “Le Malmaritate“, ospite d’onore della manifestazione, a cui è stato assegnato un riconoscimento speciale per l’impegno nei confronti delle donne vittime di violenza con il disco “Ognunu havi ‘n sigretu”.

Teatri Riflessi e Iter Culture hanno attribuito all’attore Gianni Salvo, colonna portante del teatro catanese, il premio “Riflessi D’Arte” alla carriera. Il maestro ha recitato dei bellissimi versi di una poesia di Alda Merini, e ringraziando il pubblico ha sottolineato l’importanza nei nostri tempi di un’educazione al teatro che deve partire dalla famiglia, così che i bambini d’oggi possano amare e continuare a tenere viva questa bellissima arte.

Sei corti presentati durante l’ultima sera, spettacoli densi di contenuti, intense interpretazioni, tante visioni diverse, focus accesi sulla quotidianità, sguardi stranianti sulla società in cui viviamo che etichetta tutti gli uomini di colore come “Marocchini” anche se provengono da altre nazioni, che vive di falsità e luoghi comuni, di macchie che hanno infettato la nostra storia. I pazzi o gli scemi, così come narrava Shakespeare già ai suoi tempi, vengono ghettizzati ma sono gli unici a conoscere e a dire la verità, ogni persona si costruisce una maschera da indossare, un abito cucito addosso che difficilmente si toglie, compromessi troppo alti sono quelli che ognuno dovrebbe accettare per rivelarsi se stesso e quindi si preferisce mentire, essere meschini, fingersi degni per celare accuratamente il marcio insito.

Raccontano tutto questo le sei storie rappresentate, la lotta contro lo sfratto di una bottega a cui sono legati troppi ricordi (Cucù), l’assistere inconsapevoli ad un attentato che cambiò per sempre il nostro paese (U Bottu), il non accettare il proprio io o forse l’accettarlo nella sua complessità nella costante dualità tra chi si è e chi si vorrebbe essere (La Settima Verità). E poi gli incompresi dalla società, il bambino con un lieve ritardo che viene additato come diverso senza essere mai accettato (Testa sotto), lo scemo del paese che non può far nulla per cambiare il suo status (Calojru Pispisa), l ‘extracomunitario mal trattato, mal pagato, senza un nome o una casa che accetta ciò per aiutare la propria famiglia (Marocco).

Sono vite che vengono portate in scena, ognuna delle quali affonda le radici sul terreno innalzandosi poi verso il cielo nella loro scalata verticale, sono come gli alberi che nell’infanzia si muovono sotto terra, una costante e disperata risalita verso la luce, solo dopo essersi irrobustite e piante riescono a erigersi e a crescere sconfiggendo le intemperie che la natura gli riserva. Vite spezzate, deviate, semi di disperazione che portano germogli di speranza.

Gli attori hanno giocato su diversi registri interpretativi alcuni hanno puntato sulla durezza del messaggio, azioni e parole forti, struggenti, talune anche troppo cruenti, altri invece hanno ironizzato dissacrando la sorte e i valori, per finire con chi, pur trattando un tema serio e drammatico, ha puntato su una nota di leggerezza e poesia.

La giuria tecnica, composta da attori, drammaturghi, registi e performer, ha voluto assegnare due menzioni speciali: per la drammaturgia al corto “Dissolvenza” della compagnia La Fenice dei rifiuti (Milano) e per l’interpretazione ad Alessandro Lui, interprete de “La settima verità”, corto al quale è stata anche assegnata la menzione speciale della stampa per l’ironia e la sagacia dei contenuti.

L’associazione Iter Culture ha attribuito la menzione speciale “Radici” – tema portante del Festival – al corto “Caloiru Pispisa” della compagnia Ramulì all’Addimura (Agrigento) per aver saputo coniugare la tradizione teatrale siciliana all’espressività contemporanea.

Il premio Alcantara miglior regia è stato assegnato a “Cucù” di Francesco Romengo (Altavilla Milicia); il premi Caroli Elettronica miglior drammaturgia è stato dato a “La settima verità” delle compagnie Drao-Cerbero Teatro (Roma) e miglior performer lo ha vinto Giovanni Carta interprete de “A testa sutta” di Accura Teatro (Roma).

Infine il premio Spazio Design miglior corto Teatri Riflessi 2015 è stato aggiudicato allo spettacolo “Marocco”, compagnia Teatro dell’osso (Napoli); il volto dipinto come un Pierotte del bravissimo attore è ancora impresso nella mia mente, una scelta originale per interpretate un extracomunitario di colore, forse un po’ azzardata ma profondamente poetica, così come leggera e carica di umanità è la frase Inshallah (come dio vuole) ripetuta diverse volte dall’attore nel corto, segno di un volere divino, che tutto vede e tutto sa, ma che a noi umani non è possibile capire pienamente.

Teatri Riflessi anche in questa sesta edizione, ha creato dei momenti di confronto, riflessione e spettacolo, salvaguardando il teatro, oggi più che mai in forte crisi, regalando ai giovani attori la possibilità di mostrare il loro talento e omaggiando il numeroso pubblico di suggestive pillole d’arte.

Agnese Maugeri

Foto Servizio: Vincenzo Musumeci

A proposito dell'autore

Divoratrice di libri con una brutta dipendenza adoro “sniffare” quelli nuovi. Logorroica, lunatica, testarda. Amante del teatro, ballerina mancata, l'altezza (esagerata) ha infranto il mio sogno. Appassionata di cinema, tutto ma non horror. Scrittrice per indole, il modo più istintivo per sentirmi bene, prendere carta e penna e scrivere Aspirante giornalista per vocazione e CakeDesigner per diletto. Non sto mai ferma puoi incontrarmi mentre recensisco un evento, una prima o un vernissage, con in borsa un libro e biscotti per ingannare l'attesa!

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