Per il cartellone di Teatri di Pietra Sicilia, sarà “Andromaca” di Clelia Lombardo e con la regia di Giannella Loredana D’Izzia, in scena l’attrice siracusana Carmelinda Gentile, a sostituire “Fedra. Diritto all’amore” con Galatea Ranzi annullato per ragioni tecniche.
“Andromaca” andrà in scena sabato 25 luglio al teatro Antico di Akrai di Palazzolo Acreide ( SR ) e domenica 26 luglio al Giardino della Kolymbetra di Agrigento. Entrambe le repliche cominceranno alle ore 21.
Lo spettacolo. Tutto luce l’abito e tutto buio il palcoscenico. Piedi scalzi e una piccola sciarpa che viene tolta e viene rimessa, una sedia e un’anfora, un graffio di proiettore e una candela tremolante. Andromaca ha creato un mondo in bianco e nero, tripudio di colori trasformati in voce e mimica, cambi di scena che si attuano sui lineamenti del volto, ora rappresentazione luttuosa e violenta, ora specchio etereo di un sogno, ora impeto ora implorazione. Carmelinda Gentile è strumento accordatissimo, con la sua faccia di attrice muta in un battito, da un sospiro ad un grido, attraversando le epoche, ricucendole assieme in un unico drappeggio; un passo in avanti e già trasporta lo spettatore nel racconto di un nuovo scenario. Lo spettacolo è tratto dall’omonimo testo della scrittrice Clelia Lombardo, barcellonese trapiantata a Palermo. La regia per questo atto unico è firmata da Giannella D’Izzia. Sul palco ci sarà appunto la siracusana Carmelinda Gentile, conosciuta al grande pubblico per aver interpretato Beba, nella fiction tv “Commissario Montalbano”, e aver fatto parte del cast di “Baaria” di Giuseppe Tornatore. Il progetto luci di “Andromaca” è di Alessandro Sipione.
L’autrice. “Qualche anno fa, la richiesta della regista Giannella D’Izzia di creare un’opera incentrata sulla figura di Andromaca mi ha subito affascinata, io e lei ci siamo incontrate, abbiamo condiviso storie di vita e prospettive, ci siamo intese. Sono stata altrettanto emozionata quando ho saputo che la mia Andromaca sarebbe stata interpretata da Carmelinda Gentile poiché ne conosco la professionalità e la sensibilità. Come era già accaduto per altri testi con i personaggi di Persefone, Arianna, Ecuba, il mio lavoro di ricerca ha preso il via dal nome che rappresenta, per me, una sorta di contenitore simbolico che travalica il tempo e lo spazio. I personaggi abbandonano quindi immediatamente i loro connotati di classicità pur conservandone la profondità e la ricchezza e si trasferiscono, per così dire, nell’oggi. Vengono consegnati a una nuova vita, una nuova direzione, una prospettiva, questa, che mette in discussione il conformismo che ci vuole figure già stabilite, fisionomie ben impacchettate e quindi innocue.
Andromaca è una donna innamorata ma per la quale l’amore è un luogo del cuore e del vivere che viene radicalmente sovvertito da logiche che lei stessa non comprende. L’essere abbandonata la costringe a una indagine esistenziale che la coglie impreparata. Mi interessava seguire il percorso di un essere umano che dal dolore, dalla memoria, dal corpo reso come uno scheletro, ricostruisce la propria carne e le dà nuova forma e colore. Ma l’abisso che la ferita privata ha scavato, rende Andromaca intollerante verso le convenzioni, gli schemi sociali, fa da cuneo per scardinare una visione del mondo che giustifica violenza e sopraffazione. La prima parte dell’opera è quindi più intima, più introspettiva, legata alla malinconia dei ricordi, alle sfumature, per divenire poi più dura, stridente. Andromaca si ritrova faccia a faccia con la necessità di bastare a se stessa, di trovare lavoro, di proteggere il figlio, di riconoscere ambiguità e insinuanti promesse. In uno spazio nuovo Andromaca riposiziona se stessa e il suo vissuto, poiché si riconosce una forza di donna fino a quel momento inimmaginabile, si interroga su logiche politiche disumane, incalza, accusa, grida contro ogni guerra. E infine deve scegliere se lottare.
In questa mia opera, in particolare, più che una indagine sugli archetipi penso sia presente la volontà di superare l’azione del potere. Nel momento in cui le donne abbracciano un loro punto di vista al di là delle pressioni culturali, dei sensi di colpa, dei giudizi e pregiudizi, vanificano la pressione asfissiante del potere e si riappropriano di una apertura verso la libertà. Non credo che le donne possano più rinviare una tale presa di coscienza né, credo, possano delegare. Credo piuttosto che debbano guardare lucidamente e senza cedimenti a ciò che le riguarda e che riguarda il mondo. Prima che una questione di rivendicazione di genere la considero una questione di civiltà e in quanto tale appartiene a tutti”. (Clelia Lombardo)
La regista. “La collaborazione con Clelia Lombardo nasce in occasione di quella che ricordo come meravigliosa serata al chiostro del Museo Civico di Castelbuono,per la prima dello spettacolo “Lei ,dunque, capirà” di Claudio Magris, con la mia regia. E’ li che conobbi Clelia. Ricordo che rimase fortemente colpita da quella messa in scena e volle conoscermi… Dopo qualche tempo decisi di incontrarla e di proporle di scrivere, per me, un testo che potesse aiutarmi a superare un momento molto difficile della mia esistenza, un momento buio che tanti attraversiamo: l’abbandono e, come spesso si dice, l’elaborazione del lutto. Raccontai la mia vicenda a Clelia, così, a cuore aperto e così nacque “Andromaca”. Questo inedito è, per me, ”carne viva”; è difficile parlarne senza viva commozione e l’aver deciso di realizzarlo, è servito un po’, a”farlo uscire dal mio corpo”, non espellerlo, ma poterlo guardare con un minimo di distanza critica e sempre con estremo affetto. Conosco Carmelinda Gentile da tempo e ne stimo le qualità attoriali e umane. Penso sia bello questo passaggio tutto al femminile: vero, garbato, armonico, senza protagonismi da parte di nessuno. “Andromaca”di Clelia Lombardo, scrittrice sensibile e attenta, è un testo molto forte e nello stesso tempo semplice, diretto, vero; è una scrittura in perfetto equilibrio tra intimo e pubblico, privato e civile. “Andromaca” è una figura di donna intensa, ieri come oggi, che “fuori dall’amore non sopravvive”, e che dell’Amore, profonda essenza dell’esistenza umana, ne fa un codice comportamentale,un codice dell’Anima.
Lei sa, in quanto donna, che la salvezza dell’intera umanità passa attraverso la “Capacità d’Amore”. Al di là della forza,del coraggio di una donna come Andromaca, c’è la visione della consapevolezza di tutto ciò che è ingiusto, inumano; c’è la visione chiara di “un’umanità che va in frantumi”. C’è la necessità di ripensare alla vita in termini di dialogo; di ristabilire il rispetto dell’umano, sia nel privato che nel pubblico: questa è l’attualità di Andromaca, che si interroga ed ha a cuore l’intera umanità. Questa donna ci spinge a riflettere, a fare un viaggio interiore, a correggere il pensiero, a sentirsi responsabili dell’altro. Ho lavorato sul testo cercando semplicità e verità. Ho chiesto quindi a Carmelinda Gentile di essere semplice e vera, di guardarsi dentro e di cercare una relazione sincera ed emotiva con le parole, gli oggetti, la musica, lo spazio e soprattutto con lo spettatore. Scenografia povera , oggetti simbolici ,tenui chiaroscuri di luce,gestualità essenziale. Tutto con “Anima”, perché quando “Anima” manca, non c’è né teatro , né vita. Quello che ho scritto è quello che direi anche ai giovani dei miei laboratori”. (Giannella Loredana D’Izzia).

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