A Castelvetrano, Caltanissetta e Catania.
Catania, Teatro Sangiorgi, giovedì 30 ottobre ore 21, www.danzamda.it

Una delle opere meno note di Gesulado Bufalino, scrittore e poeta di Comiso, diventa una pièce di teatro- danza. La compagnia romana MDA Produzioni Danza di Aurelio Gatti torna in Sicilia con “Il viaggio del Guerrin Meschino”, una produzione Estreusa/ Mda Produzioni Danza, tratto dal “Guerrin Meschino” di Gesuldo Bufalino nella drammaturgia di Sebastiano Tringali e Aurelio Gatti, il primo anche in scena con Cinzia Maccagnano, Gabriella Cassarino e le danzatrici Car-lotta Bruni e Rosa Merlino; il secondo che firma anche la regia e le coreografie.

Lo spettacolo, che si avvale dei canti di Miriam Palma, è stato messo in scena sabato 25 ottobre  e domenica 26 ottobre,  al Teatro Selinus di Castelvetrano (Tp), per poi spo-starsi al teatro Regina Margherita di Caltanissetta martedì 28 ottobre, e al Teatro Sangiorgi di Catania il 30 ottobre.

Il “Guerrin Meschino” di Bufalino (pubblicato per la prima volta nel 1991) è una delle opere meno note dello scrittore e poeta di Comiso, ma rappresenta uno dei testi in cui maggiormente emerge il bagaglio culturale del Bufalino lettore : gli aspetti fondamentali del genere cavalleresco sono per-petrati attraverso il recupero di una vicenda narrata da Andrea da Barberino alla fine del XIV secolo e in cui si ritrovano le influenze delle altre grandi opere di questo plurisecolare filone letterario.
Il testo di Bufalino è un romanzo che mostra uno scenario fantastico dove interminabili e inconsueti eventi si intrecciano con gli enigmi dell’esistenza. Quel che vi si scorge sin dalle prime pagine è lo straniamento favolistico della storia, raccontata da un puparo. Il contesto ambientale è medioevale anche se il tema di fondo è tipico del presente o, meglio, di ogni tempo. Il mondo qui appare come impigliato in una ragnatela di subdole parvenze che fanno disperdere il senso dell’identità ed è ba-belica rappresentazione di un vorace nulla. Così che, la favola stessa, perdendo la sua fisionomia, muta la funzione nel naufragio delle esperienze.
Il fertile immaginario di Gesualdo Bufalino è avvincente e si manifesta in una scrittura arcaica, vi-sionaria e metaforica. Sul gioco dell’invenzione, lo scrittore ridà così vita al Guerrino, mostrandolo alla ricerca della propria origine. Il termine “Meschino” equivale a “misero”, e sta a indicare una condizione di solitudine in conseguenza della sua nascita a lui ignota. E infatti Guerrino è un trova-tello che non conosce i genitori, essendo stato rapito dai corsari. Poi la vicenda s’infittisce fino ad assumere i connotati dell’impresa cavalleresca: ne nasce un singolare viaggio dall’atmosfera inizia-tica, ricco di intrecci tenebrosi.

«Ciò che maggiormente colpisce è la cornice in cui Bufalino inserisce tutto ciò – scrive Aurelio Gatti nelle note di regia – la vicenda cavalleresca, infatti, è messa in scena da un vecchio e lamen-toso puparo che fin dalle prime battute rende chiara la propria rassegnazione nel trascorrere la parte conclusiva dell’esistenza. Egli si paragona a un pupo, i cui fili sono manovrati dalle mani sapienti del destino, pronto a gareggiare e vincere al gioco delle tre carte (nonostante il protagonista conosca il trucco che gli garantirebbe il trionfo). Non c’è tuttavia possibilità di scampo di fronte al fato. E’ la storia oscura di un giovane che si tramuta, per le azioni compiute, da orfano in valoroso cavaliere cercando di riscattare una condizione di partenza sfortunata. Il carattere di Guerrino è parallelamen-te sovrapponibile a quella del puparo, costituito da un misto di solitudine, malinconia e perpetua in-stabilità. Nel seguire le sue vicende, si è catapultati in un mondo ricco di creature magiche, prove da superare, donzelle da salvare (il cui amore nasce e muore in pochi attimi), tornei cavallereschi, tra-sposizioni oniriche e onori da riconquistare. Bufalino conduce l’eroe fino agli ultimi tre ostacoli da scavalcare per porre fine alle sue sofferenze e ottenere il giusto riconoscimento per i suoi sforzi: la conoscenza dell’ignota famiglia e la conseguente perdita di quel sentimento di abbandono straziante che ne ha contraddistinto la vita intera. Ma, improvvisamente, tutto termina in maniera inconcluden-te: il puparo non termina la messa in scena dell’opera per stanchezza e il pupo, accorgendosi di essere una marionetta i cui fili sono avvolti nelle mani di altri, non proseguirà oltre.
Sotto questa lente d’ingrandimento, l’interruzione del racconto nel racconto appare come una con-clusione più che completa e giustificata; l’incompiutezza appare costituita da un inizio e da un ter-mine ben circoscritto in cui tutto conserva un significato nitido e trasparente, già suggerito altrove dallo stesso autore. Un significato che sarebbe andato perso nel caso il lettore fosse venuto a cono-scenza di un pronosticabile lieto fine per la storia del semplice Guerrino; egli si sarebbe completa-mente riscattato: non più meschino ma ricompensato dagli onori, dalla gloria e dall’immortalità let-teraria, lontanissimo dal suo omologo puparo condannato alla stanchezza, all’oblio della memoria e alla mortalità terrena».

Estreusa/ Mdaproduzioni
IL VIAGGIO del GUERRIN MESCHINO, di Gesualdo Bufalino, drammaturgia Tringali – Gatti, regia e coreografia Aurelio Gatti, con Sebastiano Tringali, Cinzia Maccagnano,Gabriella Cassarino, e le danzatrici Carlotta Bruni e Rosa Merlino. Con i canti di Miriam Palma

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