di Agnese Maugeri

CATANIA- Un’atmosfera onirica ha avvolto il cortile Platamone del Palazzo della Cultura durante lo spettacolo “Bellini allo specchio” interpretato e diretto dall’attrice Ornella Giusto.

Listener-1Lo spettacolo racconta l’esistenza del compositore catanese che inizia dalla sua morte e a ritroso, attraversa tutta la  vita  fino all’infanzia, da Catania ai salotti parigini, tra i successi e le invidie, i sentimenti e la malinconia di un grande genio.

Sul palco gli  attori hanno effettuano un percorso emozionale che solo alla fine regala e svela la totale visione dell’opera; una donna, interpretata da Ornella Giusto, ritrova delle lettere e grazie ad esse si innamora dell’intrigante uomo che si cela dietro questi scritti. Un viaggio onirico dove la protagonista incontra le anime che costituiscono l’anima di Bellini, un mosaico fatto di tessere o per meglio dire schegge di uno specchio infranto che mediante le lettere lei cerca meticolosamente di riunire.

Insieme ad Ornella vi sono altre figure che prendono vita tra i ricordi, il caro amico d’infanzia interpretato da Franco La Magna e il poeta tedesco dell’ottocento Heinrich Heine, rappresentato da Edoardo Strano, vissuto a cavallo tra il romanticismo e il realismo. Emblematica la figura del letterato che conobbe Bellini nel salotto parigino della principessa Belgioioso nel periodo d’oro del compositore, quando la sua opera i Puritani stava riscuotendo un immenso successo tra il pubblico di Parigi; durante il loro unico incontro Heine rivolse delle parole profetiche al giovane Vincenzo “voi siete un grande genio ma pagherete tutto ciò con una morte prematura”. Heinrick era un uomo cupo che usava celare il suo sguardo strabico con dei grandi occhiali dai vetri spessi e gialli, scappato dalla sua patria a causa dei problemi sociali che affliggevano in quegli anni la Germania fu da molti additato come “iettatore”.

Vincenzo Bellini era un uomo bello e affascinante con una classe innata dall’animo poetico e nobile, un compositore eccezionale attorniato sempre da molte donne ma vittima di tanti risentimenti e vendette e proprio per questo la sua morte è stata sempre avvolta dal mistero e da innumerevoli supposizioni.Listener-3

Una vita breve e intensa dedicata alla composizione, una vena melodica prodigiosa che ancora oggi conserva un’aurea di magia, baluardo delle cultura musicale mediterranea, tanto amata e ammirata dall’Europa romantica che l’aveva idealizzata nel mito della classicità. Le sue opere, melodie della più limpida bellezza, sono state cesellate intorno all’importanza del canto sia esso vocale che strumentale, concentrandosi sul susseguirsi di voce, suono e silenzi come dettava la concezione della musica nella Grecia antica.

Il soave canto belliniano, tipico delle sue opere, così fluente e disteso come un discorso, armonioso privo di ridondanze, divenne il mezzo espressivo per eccellenza dei sentimenti, questo insieme all’eleganza e alla delicatezza del suo stile gli fece attribuire il nome di Cigno, animale a cui il compositore venne accostato.

Cosa si conosce della vita di Vincenzo Bellini, chi si celava dietro la figura dell’illustre compositore? Poco sappiamo, gli scarsi documenti e le biografie discordanti non hanno aiutato a ricostruirne l’immagine.

Lo spettacolo “Bellini allo Specchio” aiuta il pubblico proprio in questo, gli interpreti conducono gli spettatori per mano attraverso un viaggio tra il sogno e la realtà nutrendosi di tutti i colori e i moti dello spirito, concludendosi con il trionfo dell’animo puro di Bellini, un personaggio, nervoso, sensibile e spontaneo.

Listener-2La staffetta di emozioni sul palco è stata avvincente tra le lettere, dell’epistolario di Luisa Cambi e le aree belliniane proposte e interpretate dall’Orchessa giovanile dell’Istituto Superiore di studi musicali “Bellini” di Catania, diretta da Giuseppe Romeo. Uno pièce che ha donato ai tanti catanesi presenti una versione inedita del compositore osannato nei secoli.

“Ah! Non credea mirarti / Si presto estinto o fior” è questa la frase incisa nell’epitaffio di Bellini, l’area tratta della Sonnambula, anch’essa al limite tra il sogno e la realtà, sembra profeticamente annunciare ciò accadde al compositore, come un fiore nel pieno della sua bellezza è stato estirpato troppo presto da questa vita, ma è riuscito a lasciare con le sue opere, proprio come un cigno, il suo l’ultimo sublime canto.

A.M.

 

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