CATANIA – Sarcasmo, stupore e soprattutto paura della realtà sono i sentimenti che si consumano sul palco del Teatro Brancati per la rappresentazione del testo di Gianni Clementi, “Finchè vita non ci separi ovvero viva gli sposi”, in scena fino al 27 aprile. Una messa in scena gustosa e briosa, abilmente diretta da Vanessa Gasbarri, con le scene e i costumi di Velia Gabriele, che racconta la tranquillità e le certezze di una famiglia tradizionale sconvolte, a poche ore dalle nozze del figlio paracadutista dei Carabinieri ritornato da una missione di pace in Aghanistan, dalla disarmante scoperta di essere genitori di un omosessuale.

Sono le quattro e trenta del mattino e Alba, Giorgia Trasselli, non riesce, inizialmente, a sopportare l’idea che il figlio Giuseppe, Nicola Paduano, sposi la figlia del proprietario del ristorante “La Scamorza”. Sempre abituata a comandare tutti e tutto spera che, fino all’attimo prima del fatidico si davanti all’altare, il matrimonio non avvenga. Cosimo, Antonio Conte, maresciallo dei Carabinieri in pensione e arrendevole consorte subisce la dirompente personalità della moglie e si emoziona nell’assaporare l’idea che tra pochi mesi diventerà nonno. Il tutto viene stravolto quando Mattia, Alessandro Salvatori, bussa alla porta della famiglia Mezzanotte per affrontare il fidanzato traditore. Fondamentale nello sviluppo narrativo la presenza di Miriam, Claudia Ferri, effervescente e giocosa hair stylist, nel sostenere il sentimento dei due giovani e alternativi amanti. L’unica soluzione per salvare la propria famiglia dalla vergogna è sposarsi lo stesso e ritornare in missione dall’amato e vivere così due vite parallele.

Vero e reale il dolore di Giorgia Trasselli e Antonio Conte nel non accettare la diversità del figlio e trasportare così nella finzione scenica gli atteggiamenti di molte famiglie davanti a tale rivelazione. Brava Claudia Ferri nel dare vita alla pettegola ed informata parrucchiera che pone i sentimenti davanti alle convenzioni sociali. Coinvolgenti Nicola Paduano e Alessandro Salvatori nell’interpretare, senza eccessi, la propria diversità.

Elisa Guccione

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