CATANIA -Una delle commedie più divertenti di Gianni Clementi, Donnacce, verrà portata sul palco del Teatro Brancati da Giovedì 7 Aprile alle ore 21.00.  La regia è curata da  Ennio Coltorti. Sul palco di Via Sabotino Alessandra Costanzo, Paola Tiziana Cruciani e Pietro Bontempo.donnacce1

Tullia, detta Sofia Loren, e Tindara, detta Occhibeddi, due signore di mezza età, che hanno dedicato gran parte della loro vita alla pratica della professione più antica del mondo, convivono in un appartamento situato in un palazzo della periferia romana, dividendo l’affitto. La crisi ormai si fa sentire anche per loro e il mercato, inflazionato da rampanti ragazze dell’est, procaci sudamericane e richiestissimi trans brasiliani, ha ridimensionato di molto la loro attività; tanto è vero che hanno deciso di auto pensionarsi e di iniziare a godersi il gruzzolo messo da parte in tanti anni di lavoro rigorosamente esentasse.

Le due amiche decidono di prendersi una meritata vacanza: una settimana All-inclusive a Sharm El Sheik. È tarda sera, Tullia e Tindara stanno mettendo le ultime cose in valigia, nell’attesa del taxi che le condurrà all’aeroporto, quando sul balconcino dell’appartamento piomba un uomo, seminudo e decisamente su di giri. Indossa una maschera di cuoio sadomaso e si rifiuta di toglierla. Rivela concitatamente d’essersi calato dall’appartamento sovrastante, dove svolge la sua attività Terezinha, un giovane trans brasiliano.Man_Donnacce_Def-page-001 Il misterioso personaggio promette alle due donne una grossa cifra di denaro in cambio del loro aiuto.

Paura, speranza, emozione si alternano freneticamente nel piccolo appartamento, scuotendo Tullia e Tindara nel loro intimo e dando luogo ad inevitabili conflitti di personalità. Ipotesi e ardite congetture lasciano il posto a squarci teneramente intimi. Ingenui. Inaspettati in creature aprioristicamente “colpevoli”.Citazioni coltissime si scontrano con un pragmatismo rigorosamente e orgogliosamente proletario. Il taxi, che deve condurle all’aeroporto, sta per arrivare… che cosa decideranno le due “donnacce”? Ma soprattutto perché non esiste il dispregiativo “Omacci”?

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