Teatro Brancati, Mariano Rigillo e Anna Teresa Rossini leggono le lettere d’amore tra Federico De Roberto ed Ernesta Valle

di Elisa Guccione

Foto Servizio Vincenzo Musumeci

CATANIA- La passione e il peccato di due amanti clandestini, che in vita dovettero nascondere il loro amore, vengono riportati alla luce dagli studiosi Sarah ed Enzo Zappulla nel volume “Federico De Roberto – Ernesta Valle Si dubita sempre delle cose più belle. Parole d’amore e di letteratura”, edito da Bompiani.

ph Vincenzo Musumeci

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Cornice di quest’incontro tra parole, sentimenti e lussuria è il Teatro Brancati. Protagonisti di quest’amoroso ed intenso dialogo gli attori Mariano Rigillo e Anna Teresa Rossini, vestita con gli stessi abiti d’epoca di Ernesta Valle nella foto utilizzata come copertina del volume, che con la complicità del piano del M° Matteo Musumeci danno voce all’intricato intreccio amoroso, raccolto in un interessante carteggio che si snoda dal 31 maggio 1897 al 18 novembre 1903. I passi più importanti del tormentato amore ricco di spasimi, carezze, baci e vibranti accensioni sensuali nonostante la lontananza fisica e l’epoca storica rivivono mettendo in luce gli aspetti più intimi dell’anima dei due amanti.

ph Vincenzo Musumeci

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L’intensa presentazione letteraria introdotta da Orazio Torrisi insieme alla professoressa Sarah Zappulla Muscarà e Enzo Zappulla, patrocinata dall’Istituto di Storia dello Spettacolo Siciliano e dal Dipartimento di Scienze Umanistiche, ha visto riassumere un corpus di oltre duemila pagine con un corredo iconografico di ben ottanta foto esposte, in piccola parte anche all’interno del Teatro Brancati.

L’amore dei due protagonisti ritorna di nuovo a vivere attraverso le loro emozionanti lettere facendo conoscere

ph Vincenzo Musumeci

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al numeroso pubblico presente non solo un aspetto diverso dell’austero autore dei Vicerè legato alla trentaduenne signora dell’alta borghesia milanese sposata con figli, ma permette di approfondire anche uno spaccato sociale, culturale e mondano tra Catania e Milano alla fine dell’Ottocento e i primi del Novecento.

Elisa Guccione

Foto servizio di Vincenzo Musumeci

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