di Daniele Lo Porto

CATANIA – Enrico Guarneri, la cui versatilità artistica ormai è una conferma di grande spessore, e Guglielmo Ferro, regista innovativo nel  rispetto della tradizione, sono i punti fermi della nuova stagione di prosa “Turi Ferro”, organizzata dall’Associazione culturale ABC, nell’omonimo teatro di via Mascagni. Sei titoli, 24 rappresentazioni, da novembre ad aprile, con una proposta variegata e interessante, gradita e premiata dal pubblico.10754938_10200160354807023_1929697959_n

Si comincia venerdì 14 (con repliche fino a domenica) con l’attesissima “prima” nazionale de “Il Consiglio d’Egitto” di Leonardo Sciascia, opera al centro di passate polemiche con altra istituzione teatrale catanese,  rappresentato “grazie alla massima disponibilità della famiglia”, ha voluto sottolineare Guglielmo Ferro che ha aggiunto “la grande attualità del testo, in questa fase storica, testimonianza della Sicilia metafora di se stessa. In Sicilia il potere si rigenera, o se ne fa parte o si viene schiacciati. E’ una sorta di grande allegoria che, partendo da fatti realmente accaduti nella nostra isola nella fine del XVIII secolo, si apre in un grande affresco nel quale prendono corpo i sentimenti estremi della Sicilia. Un universo nel quale la morte indossa la maschera della vita e viceversa. Questo testo racchiude il più grande Sciascia, che è stato punto di riferimento per le altre massime espressioni della letteratura isolana, come Bufalino e Consolo”.

Enrico Guarneri ha, invece, “scoperto” un ruolo e una storia bellissima che non conosceva. Pagina dopo pagina ha assimilato un romanzo meraviglioso tanto da trasformarsi in un abate Vella dal quale fa emergere tantissime sfumature, dall’ironia alla furbizia.10808109_10200160354607018_602564786_n “Fondamentale è stata la capacità registica di Ferro per dare naturalezza alla mia interpretazione”, ha dichiarato Guarneri nel corso di una informale conferenza stampa, nel ristorante Al mercato, elegante location,  durante la quale ha spesso “duettato” con Guglielmo Ferro, evidenziando un affiatamento umano, prima ancora che artistico, ormai più che collaudato.

Le scene sono di Salvo Manciagli, i costumi di Riccardo Cappello.

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