Giovedì 26 febbraio (ore 21.00) al Teatro Biondo Stabile di Palermo, Lampedusa Snow di Lina Prosa, con Federico Lima Roque, giovane attore italiano originario di Capo Verde.
Prodotto dallo Stabile palermitano, lo spettacolo è il secondo dei tre testi che compongono la Trilogia del naufragio di Lina Prosa, andata in scena con successo lo scorso anno alla Comèdie-Française di Parigi.
Scene, luci e video sono di Paolo Calafiore, videomapping di Alessio Bianciardi, costumi di Mela Dell’Erba; la voce fuori campo del griot è di Bakary Sangaré della Comédie-Française.

LR_def-locandina-lampedusa_snow-70x100Repliche fino all’8 marzo.
In Lampedusa Snow l’autrice approfondisce il tema dell’immigrazione, raccontandone la tragedia attraverso le parole del protagonista, Mohamed, e invitando alla riflessione civile e politica su una questione di tremenda attualità. Ispirato, come il precedente Lampedusa Beach, ad un fatto di cronaca, anche questo testo è il racconto in prima persona di un’odissea tragica. Alcuni anni fa, a causa del sovraffollamento del centro di accoglienza di Lampedusa, alcuni migranti vennero trasferiti in un altro centro a circa 1800 metri di altitudine. Mohamed è uno di questi migranti: con indosso una felpa usata, troppo grande per lui, il giovane ingegnere africano, stanco dell’attesa che sembra non dover finire mai, decide di cercare un varco per raggiungere l’altro versante del monte. Dopo l’immersione negli abissi di Shauba, il pubblico assiste alla sofferta ascensione di Mohamed, il quale, dopo un surreale incontro con un partigiano che gli parla della rivoluzione e gli canta Bella ciao, sempre più ansimante, viene avvolto dal freddo e dalla neve fino all’ultimo soffio di vita.

238EDB40-7BDC-417D-A1DA-B29264E1894DIl Teatro Biondo Stabile di Palermo sta producendo, con la regia dell’autrice, l’intera Trilogia del Naufragio; dopo Lampedusa Beach, andata in scena lo scorso anno, e Lampedusa Snow, in programma questa stagione, sarà la volta, il prossimo anno, di Lampedusa Way.

NOTE BIOGRAFICHE

Il protagonista di Lampedusa Snow, Federico Lima Roque, ha alle spalle una storia di emigrazione. I suoi genitori hanno lasciato le isole di Capo Verde non ancora maggiorenni. La madre, a soli 17 anni, trova lavoro a Roma.

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Il padre, marinaio, gira tutta l’Europa prima di ricongiungersi con la sua famiglia. Lima Roque nasce a Roma nel 1986 e coltiva il sogno di diventare attore. Il legame con le sue origini capoverdiane è molto forte. Ed è soprattutto la madre a tramandargli le tradizioni del Paese di origine. Dopo il diploma, s’iscrive alla facoltà di Scienze tecniche psicologiche dell’Università La Sapienza. Proprio negli anni dell’università cresce sempre di più in lui la curiosità e la passione per il teatro. Così, a 19 anni, comincia a frequentare una compagnia amatoriale debuttando come attore in alcuni spettacoli. A quel punto capisce che la sua strada è il teatro, abbandona il percorso universitario e si diploma come attore all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio D’Amico”. In pochi anni ha lavorato con maestri del teatro come Luca Ronconi, Paolo Giuranna, Michele Monetta, Arturo Cirillo, Massimiliano Farau, Lorenzo Salveti, Francesco Manetti, Belarus Free Theater e Valentino Villa. E ha preso parte a numerosi spettacoli: Moonfleece di Scott Ridley per la regia di Carlo Emilio Lerici, Don Giovanni o della pazienza di Sganarello da Molière per la regia di Giacomo Bisordi, La disputa di Marivaux per la regia di Giacomo Bisordi, Treno fermo a Katzelmacher per la regia di Dario Aita (Premio Scenario), Le convulsioni di Albergati per la regia di Mauro Avogadro, Oltre i verdi campi di Nick Withby per la regia Georgia Lepore. Lavora anche per alcune fiction come Rex e Provaci ancora prof.

Lina Prosa è la prima autrice italiana ad entrare nel repertorio della Comédie-Française, dove ha messo in scena la Trilogia del Naufragio (Lampedusa Beach, Lampedusa Snow, Lampedusa Way) nel 2014 tradotta in francese da Jean-Paul Manganaro. Lampedusa Beach ha avuto altri allestimenti e produzioni: nel 2008 per la regia di Marie Vayssiere (Les Bernardines et La Friche “Belle de Mai” di Marsiglia e “3Bisf” Aix En Provence), nel 20012 per la regia di Christian Benedetti (Studio Théâtre /Comédie-Française”, Parigi), nel 2014 per la regia di Moises Maicas che sta già lavorando a Lampedusa Snow (Teatre Akademia, Barcellona). Il testo è stato letto in molte occasioni e molte città tra cui Toulouse, “Banquets du Livre” di Lagrasse, Lille, Lyon. Il suo rapporto con la Francia risale a tanti anni fa. Cassandra on the road è stato letto da Valerie Lang a “L’Odeon Théâtre d’Europe” e Programma Pentesilea. Allenamento per la battaglia finale alla Comédie-Française. Quest’ultimo testo tradotto in portoghese da Laymert Santos costituisce un pluriennale progetto teatrale del Teatro Boca Rica, Fortaleza, Brasile, dove Lina Prosa tiene dei corsi di teatro.

Lampedusa Snow_Federico Lima_1Il suo rapporto col teatro contemporaneo si identifica da sempre con la ricerca di una poesia della condizione umana, capace di superare frontiere e omologazioni culturali, reinventando nella sua scrittura la materia della realtà attraverso il mito La sua opera è spesso oggetto di studio in molte Università: Sorbonne Paris III, Avignone, Pavia, Barcellona, Lille, Nanterre, Ecole Normale Supérieure e Scuola Superiore d’Arte Drammatica di Parigi e Conservatorio di Teatro di Poitiers. Per l’Università di Strasburgo e “Le Hall des Chars” ha realizzato l’atelier “Passaggi.Presenze/Scrittura, per una drammaturgia dello sguardo migrante”, dedicato al rapporto tra teatro ed emigrazione. Di recente in Italia sono andati in scena Baccanti/Le Altre, Ecuba & Company, Nell’anno di grazia post naufragium ultimo capitolo del “Progetto Satyricon. Una visione Contemporanea” per la regia di Massimo verdastro; Esecuzione Ifigenia con Miriam Palma, con cui ha già realizzato La Gattoparda; La partita di Mimì con Giusi Merli regia di Alessandro Cevenini e La stanza del tramonto, regia di Giorgio Zorcù, Amiata Mutamenti. Dal 1996 è impegnata a Palermo, insieme ad Anna Barbera, nel “Progetto Amazzone”, attività permanente su Mito, Scienza, Teatro dinanzi all’esperienza del cancro al seno e del corpo guerriero. In questo ambito ha fondato il “Centro Amazzone” e il “Teatro Studio Attrice/Non”. Per questo progetto ha ricevuto diversi riconoscimenti, tra cui il Premio “Marie Curie”.
I suoi testi sono pubblicati in Francia da “Les Solitaires Intempestifs”. La Trilogia del Naufragio è pubblicata in Italia da “Editoria & Spettacolo”.

NOTE DELL’AUTRICE

La riconciliazione del nero e del bianco di Lina Prosa

Con Lampedusa Snow prosegue il percorso scenico della Trilogia del Naufragio attraversando un “terreno di mezzo”, che annoda insieme la grande questione dell’emigrazione secondo l’immaginario lampedusano e la condizione stessa dell’uomo contemporaneo.
Qui l’attualità si spoglia dei suoi vincoli con la realtà e, seppure ci sia dietro alla scrittura un fatto realmente accaduto, Mohamed, l’africano sulla neve, sfugge a tutti gli schemi del comune “pensare migrante”. Chi è allora Mohamed? Siamo noi nel momento della lotta ancestrale con l’elemento, siamo noi quando, tra cultura e natura, si ripropone lo scontro, il rischio, la necessità di resistere, ovvero la lotta per la sopravvivenza.
Mohamed, portato sulle Alpi insieme ad altri cento africani sbarcati a Lampedusa e lasciati lì in attesa del permesso di soggiorno, si ritrova a combattere con il freddo, il gelo, è prigioniero di un ambiente che non è il suo, ha la pelle scura, la neve è bianca. Nel contrasto, Mohamed si dibatte tra lo sradicamento dai panorami originari, solcati dal passo pesante dell’elefante, e il contatto inesperto con l’elemento bianco della neve, che va a farsi ghiaccio verso l’eternità. Com’è detto all’inizio del testo, Mohamed si ritrova ad essere una seppia sulla neve.
Il disordine geografico è ancora causa del diluvio universale? No, è la crisi drammatica del confronto occidentale con le società agitate da una forte spinta a rompere l’argine, a rimescolare le carte della creazione dei poteri nazionalistici. Ho voluto, tra l’altro, che Mohamed fosse un giovane laureato, un uomo di cultura, quindi con maggiori aspettative nei confronti dell’Occidente, ma più esposto alla solitudine nel sistema produttivo europeo. Drammaturgicamente, la messa in scena va verso la “solitudine dell’uomo” e si allontana dall’icona Lampedusa. Mohamed sceglie la ribellione, come i partigiani sulle Alpi. Cerca la riconciliazione dei due colori. Ciò avviene andando su, alla ricerca di un nuovo valico, di un’altra valle. Mohamed diventa l’Ulisse di montagna, immerso nel lavacro mitico che la prova estrema comporta. Lampedusa Snow è un testo sulla libertà.
A dargli voce è un giovane attore italiano originario di Capo Verde, Federico Lima Roques. Attore scelto attraverso un provino, come Elisa Lucarelli per Lampedusa Beach. La partenza da uno scoglio insicuro, non collaudato, non è casuale. La trasformazione in metafora della condizione umana contemporanea, del naufragio di un corpo anonimo, senza nome, come quello del clandestino che ha attraversato il Mediterraneo, passa attraverso il corpo stesso dell’attore e questo, meno sicuro è, meno protetto dal “sistema”, più porta i segni della poesia. Sulla scena non c’è il personaggio, ma la creatura, perché non c’è da interpretare ma da portare.
Quindi, chiedo allo spettatore di scegliere di “partecipare” allo spettacolo e non di “assistervi”. Di condividere con l’attore un viaggio verso la cima, in cui l’arrivo non corrisponde alla morte di Mohamed, ma al successo dell’attore e quindi dello spettatore, di riuscire a portare la storia di Mohamed fin lì, lassù, alla frontiera tra terra e cielo, nel luogo senza regole, dove l’unica regola è la resistenza. Dove qualunque difesa o abito non servono più. Sulle cime delle montagne dove i primi scalatori hanno piantato una croce, segno “più” dell’impresa, il nostro Mohamed consuma una esperienza vicina, visivamente, al martirio di San Sebastiano nel capolavoro del Perugino. Non ha bisogno di molto la memoria. Basta uno spicciolo di poesia, una nuda fragilità.
Il teatro non può fare a meno di ciò che lo circonda e ne cura il dolore del presente. Ho incominciato questa avventura teatrale colpita da due fatti tristemente importanti, i sanguinosi attentati terroristici di Parigi e la celebrazione dei settanta anni della liberazione di Auschwitz. Il percorso scenico di Mohamed vale l’ascolto meditato di ogni separazione, di ogni violenza.
A chi non c’è più, solo perché ha difeso la libertà, dedico questo mio impegno creativo. Che valga anche come forte richiamo alla centralità del teatro in una società in crisi, illusoriamente difesa dal consumismo e dai pregiudizi di ogni genere.

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