Alla sala Verga dal 9 al 25 gennaio, la prestigiosa coproduzione che vede in prima linea il Teatro Stabile di Catania. “Good people”: ma chi è davvero la “brava gente”? Roberto Andò sceglie le periferie americane del premio “Pulitzer” Lindsay-Abaire per dirigere la straordinaria coppia formata da Michela Cescon e Luca Lazzareschi

CATANIA- Cresce l’attesa per il debutto in Sicilia di “Good people”, primo allestimento italiano del testo dell’americano David Lindsay-Abaire, premio Pulitzer nel 2007. Lo spettacolo è frutto di una prestigiosa co-produzione, che vede impegnato il Teatro Stabile di Catania, diretto da Giuseppe Dipasquale, in sinergia con Fondazione Campania dei Festival, Zachar Produzioni e Napoli Teatro Festival, kermesse in occasione della quale lo spettacolo ha debuttato in anteprima nel giugno scorso.
«Margie è un’eroina del segreto e della fatalità. Leggendo questa pièce sono rimasto affascinato dallo spessore dei personaggi, tutti credibili, tutti immersi nell’alto grado di verità della sua protagonista». Così il palermitano Roberto Andò, raffinata e versatile autorità della cultura nel panorama nazionale, apre le note di regia sullo spettacolo, in scena alla sala Verga dal 9 al 25 gennaio,
Chi sono queste “brave” persone evocate da un titolo così emblematico? E cos’è, dunque, la bontà? Per affrontare questi interrogativi il regista, che ha anche curato la traduzione insieme a Marco Perisse, decide di portare con sé una significativa coppia formata da artisti di vaglia, acclamati interpreti del panorama artistico nazionale: nei panni di Margie Walsh, nuovamente licenziata a causa dei suoi continui ritardi, ci sarà Michela Cescon, mentre Luca Lazzareschi impersonerà il misterioso Mike, vecchia fiamma della donna e suo caro amico, che ha fatto successo e si è creato una nuova vita.

Michela cescon e Luca Lazzareschi in GOOD PEOPLE Ph Salvatore Pastore Ag CuboTra l’intellettuale palermitano e l’attrice trevigiana si rinnova così un forte sodalizio artistico, iniziato con la messa in scena di “Leonilde, storia eccezionale di una donna normale”, prodotto sempre dallo Stabile etneo nel 2011, quando Michela Cecon viene scelta per il ruolo della protagonista Nilde Jotti, e continuato sul grande schermo, insieme a Toni Servillo, nella pellicola “Viva la Libertà” (2013), tratta a sua volta dal romanzo visionario di Andò “Il trono vuoto”, con il quale l’autore vince il premio Campiello Opera Prima. La Cescon è, inoltre, nota anche al grande pubblico televisivo per aver impersonato “mamma Piera” nella fiction di successo targata RaiUno “Braccialetti rossi”- di cui ha appena finito di girare la seconda serie.
Beniamino del pubblico catanese è da diverse stagioni pure Luca Lazzareschi, che dopo quasi un mese ritorna a calcare nuovamente la scena dello Stabile etneo, dove è stato applaudito per la sua appassionata interpretazione in “Clouture de l’amour”, insieme ad Anna Della Rosa; mentre in coppia con Gaia Aprea, è reduce dalla tournèe di “Antonio e Cleopatra”, spettacolo per il quale è stato definito da Il Sole 24 Ore “il più alto interprete shakespeariano degli ultimi decenni”. I due interpreti sono affiancati da Loredana Solfizi, Roberta Sferzi, Nicola Nocella ed Esther Elisha. La scenografia è curata e illuminata da Gianni Carluccio, mentre i costumi sono di Ursula Patzak e le musiche di Carlo Boccadoro.
In un equilibrio perfetto tra momenti dolorosi e divertenti, ironia e profondità, la pièce dinamica e coinvolgente si svolge a Southie, sobborgo povero e periferico di Boston, dove è cresciuto lo stesso autore. La scena si apre su Margie che, nel tentativo disperato di trovare una nuova occupazione, pensa di chiedere aiuto a Mike. E la cosa non sarà del tutto liscia… Mike, apparentemente sicuro e arrivato, sarà in grado di rispondere a Margie e affrontare, ritrovandola, le sue umili origini? E Margie, riuscirà a trovare una soluzione ai suoi problemi senza mettere a rischio quel poco che possiede?
«“Good people” – spiega ancora il metteur en scene – è un testo in cui non c’è nulla che sfiori il tranello retorico; l’autore riesce infatti a schivare ogni espediente convenzionalmente conflittuale, da quello del razzismo (eppure la Boston in cui si muovono i suoi protagonisti ne sarebbe uno specchio dolente) allo scontro di classe, lasciando che la partita si giochi sempre su un piano più profondo e rischioso, come quello che permette a un dettaglio cruciale della vita di divenire perversamente, e inopinatamente, dimenticabile, ostaggio della propria inconsistenza, in quanto tale condannato a rimanere irredimibile».
Lo spettacolo diventa quindi uno scambio continuo tra chi “ha” e chi “non ha”, un continuo confronto sulla “fortuna”, sulle famiglie, sul luogo dove veniamo al mondo che condiziona il nostro inizio e il modo in cui riusciremo a vivere, sul destino. Attraverso gli occhi di personaggi che catturano e che ci restano dentro, con dialoghi arguti, spiritosi, intensi e commoventi, con un procedere sia rude che tenero, “Good people” riesce a parlarci di quell’insormontabile ferita che è la divisione tra classi sociali, e di quel dilemma, a cui non si sa rispondere, se è la forza di un carattere o l’arrivo di un soffio di fortuna che determina il destino di una persona. E così i personaggi di questa pièce si ritengono tutti delle “brave persone”, anche se ognuno di loro ha un’idea diversa di cosa questo significhi.

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