Regia sontuosa di Claudio Collovà nell’allestimento di “Horcynus Orca”, tratto dal monumentale romanzo di Stefano D’Arrigo. Andamento lineare per una trama che lineare non è, che non consente strettoie spaziotemporali. Progetto ambizioso e titanico che il regista svolge con maestria, pur considerando la difficoltà di mettere in scena uno dei capolavori della letteratura mondiale. Poema epico contemporaneo segnato dalla disfatta del ’43, dove appena un lembo di mare, Scill’e Cariddi, appare più impervio di tutto il Mediterraneo, dove le feminote richiamano le vedove allo sbando, a procacciarsi il cibo attraverso le traversate e favori sessuali. Collovà del romanzo sceglie appunto il transito e il ricongiungimento del regio marinaio ‘Ndrja Cambria con la terra natia e il padre Caitanello. Verrebbero alla mente i romanzi “La pelle” e “Compagno di viaggio” di Curzio Malaparte, il primo per il degrado di povertà provocato dalla guerra, il secondo per l’incamminarsi doloroso nella costa peninsulare del Sud. Ma nella visione del Grande siciliano s’intravede lo stretto, osservato dal lungomare familiare di Alì terme, popolato da pellesquadra, pescatori dalla pelle dura, e delfini fere che giocano e aizzano la Morte, rappresentata dalla temuta  Orcaferone, che segna e scandisce il destino degli uomini. Nella riduzione di Collovà la lingua di D’arrigo viene filtrata per dare spazio al simbolismo delle immagini, evocative proiezioni filmate di suggestiva bellezza firmate da Alessandra Pescetta. “Ndrja Cambria è interpretato dal laconico  Giovanni Calcagno, mentre un possente Vincenzo Pirrotta si sdoppia fino ad assumere le sembianze del padre, vigoroso e servile. Manuela Mandracchia è l’altera e affascinante traghettatrice Ciccina Circè, poi fantasma della madre Galatea. E su tutto si erge la grandezza dell’Orca, prima in tutta la sua spaventevole sagoma, poi ridotta in carcassa dalle indemoniate fere. Il mito dell’uomo in preda alla famelica distruzione del fato.

Drammaturgia di Claudio Collovà e Dario Tomasello

Scene e costumi di Enzo Venezia

Musiche di Giuseppe Rizzo

Video di Alessandra Pescetta

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