Il Ma Musica Arte, già affermato tempio della musica, si apre al teatro con il classico del regista messinese in scena da 22 anni. Lo spettacolo è vietato ai minori di 16 anni. Catania, Ma – Musica Arte, da martedì 5 maggio 2015. Repliche: 6, 7, 12,13 e 14 maggio. Orari: h. 21 e h 23.
Martedì 5 maggio al Ma Musica Arte, il club di via Vela a Catania, debutta il teatro di prosa con la messinscena di uno dei classici più longevi del palcoscenico siciliano, “La confessione” di Walter Manfrè giunto al 22° anno di rappresentazione. Lo spettacolo replicherà mercoledì 6 e giovedì 7 maggio e poi da martedì 12 a giovedì 14 maggio, con due rappresentazioni a sera, alle 21 e alle 23. Ci si può prenotare chiamando lo
Il regista e attore messinese dal 1993 porta in scena uno spettacolo definito provocatorio e irriverente. Dalla sua prima messinscena, nell’ambito del Festival del teatro di Taormina, ha fatto discutere e diviso pubblico e critica, scandalizzando moralisti e perbenisti. Una sorta di liturgia eretica che svela, senza pudori, il mondo nascosto del sé , la parte oscura di ognuno di noi. Attraverso un confessionale, con l’ausilio di una prosa lucida, gli attori portano in scena riassunti di crudeltà, tra perversioni varie. Per questo lo spettacolo è vietato ai minori di 16 anni.
“La confessione” di Walter Manfré è un esperimento teatrale che gioca sulla curiosità tutta umana di spiare i peccati degli altri. Lo spettatore uomo diventa confessore di una peccatrice donna, viceversa le spettatrici “ascolteranno” i peccati degli uomini. Ci sono due file con dieci inginocchiatoi: da un lato siedono gli spettatori per fare da confessori muti in ascolto, e dall’altro si avvicenderanno i dieci personaggi “peccatori”. Tra gli attori spicca il nome di Andrea Tidona nel ruolo del “prete folle” che introduce gli spettatori allo scenario di peccato.

Walter ManfrèLa messinscena al Ma Musica Arte arriva dopo un seminario, della durata di nove giorni, tenuto dal regista alla scoperta del suo “Teatro della persona”, che prevede modelli e metodi di interpretazione diversi del teatro tradizionale. Il “Teatro della persona” esplora le infinite sfaccettature e possibilità dell’animo umano. Votato a toccare la sensibilità e l’emozione dello spettatore, passando per l’empatia, la provocazione, l’autenticità. Il regista: «La mia idea di teatro è sempre stata diversa da quella tradizionale. Il teatro è un rito carico di suggestioni, dove lo spettatore non deve distrarsi, ma metterci testa e cuore. Il confessionale, buio e oscuro, mi è sempre apparso un luogo carico di simbolismi e coinvolgimenti. Il teatro mi ha permesso di trasformare un rito religioso in un rituale profano, dove lo spettatore/confessore viene coinvolto in prima persona e si fa carico dei peccati di un attore/peccatore». Il coinvolgimento di autori della scena contemporanea nazionale e internazionale consente la rigenerazione di questa raccolta di monologhi con nuovi testi scritti da nuovi autori per l’occasione. “La confessione”, oltre ad essere un’ indagine sul tema del peccato, diventa per sua natura un ponte diretto fra l’attore e la nuova drammaturgia contemporanea. Venti monologhi per venti personaggi, tutti diversi tra loro, nei panni e nell’indole, selezionati volta per volta in questi 22 anni appositamente per questo spettacolo da oltre 200 testi (tra i tanti autori andati in scena negli anni ricordiamo Giuseppe Manfridi, Dacia Maraini, Michele Serra, Stefano Benni, Giuseppe Fava, Rocco D’Onghia, Vincenzo Consolo, Alda Merini, Beatrice Monroy, Aurelio Grimaldi, Ghigo De Chiara, Ugo Chiti, Enzo Siciliano e molti altri) raccolti negli anni da Manfrè e selezionati di volta in volta in base al contesto in cui si svolge lo spettacolo. In alcune edizioni avvenute all’estero i testi sono stati scritti dagli autori del paese in cui lo spettacolo è stato rappresentato.
Questi i testi messi in scena per questa nuovo ciclo di rappresentazioni: “Un sogno per forza” di Francesca Archibugi; “Coprofagia” di Gian Piero Bona; “Libertà” di Alberto Bassetti; “La bestemmiatrice” di Duccio Camerini; “La porcilaia” di Ugo Chiti; “Il miracolo” di Vincenzo Consolo; “Forse mi chiamo Francesca” di Luca De Bei; “I tacchi a spillo del destino” di Rocco D’Onghia; “Gronchi Rosa” di Edoardo Erba; “Il pezzo di carta” di Edoardo Erba; “La notte” di Lucia Giaquinto; “Dormivo mentre mio padre moriva” di Giovanna Giordano, testo ancora inedito; “Il nuovo Prometeo” di Serena Manfré; “Un peccato. La suora” di Beatrice Monroy; “La verità” di Angelo Longoni; “Pura di cuore” di Valeria Moretti; “Pesciolini Rossi” di Agata Motta; “La svista” di Aldo Nicolaj; “Uomo del Sud” di Aldo Nicolaj; “Donatello” di Massimiliano Perrotta; “L’imperfezionista” di Manlio Santanelli; “Attenti al cane” di Michele Serio; “Secondo Matteo” di– Umberto Simonetta; “L’abbraccio” di Liliana Stimolo; “La pornostar” di Domenico Trischitta; “Gianna C.” di Adriano Vianello.

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