di Katya Maugeri

Luci a intermittenza, musica in sottofondo che cattura l’attenzione del pubblico, scenografia essenziale ma accurata, dettata da una regia attenta ai particolari. In scena, ieri 8  marzo, “Le tre donne”, presso il teatro Valentino di Catania. Tre atti unici di autori che raccontano in maniera eccelsa la figura della donna per l’appunto, la sua condizione emotiva, familiare e sociale. Ritroviamo “Caccia al lupo” di Giovanni Verga, “La morsa” di Luigi Pirandello” e “Canicola” di Rosso San Secondo. teatro valentinoNell’opera verghiana, Mariangela, affronta un’ambigua discussione con il marito – ritornato a casa dopo aver scoperto la relazione della moglie con Ballamà – riguardante la caccia al lupo, che lui intendeva essere l’amante di lei. Così, Lollo, contadino di poche parole, interpretato da un superbo Costantino Carrozza, dichiara di voler preparare, al lupo, una trappola curata nei minimi particolari. Uscendo, chiude dentro la moglie con l’amante, in casa. Ed ecco uno scontro ricco di enfasi e violenza: Mariangela, interpretata da Elisa Franco, e Ballamà, interpretato da Marco Cutrona, il quale rivela il proprio temperamento. La donna comprende, dinanzi alla reazione dell’amante confuso e terrorizzato per l’incapacità di evadere da quella trappola, dentro la quale erano entrambi caduti, di avere di fronte un uomo non molto diverso dal marito, tanto che verrà insultata, picchiata anche da lui. La maestria e la professionalità del regista rende il susseguirsi delle opere, una continuazione dell’altra. In realtà, non si percepisce nessuno stacco, piuttosto un cambiamento di prospettiva dalla quale ammirare le sfumature della condizione femminile sovrastata dai pregiudizi, dalle tradizioni e dal potere dei ruoli. La protagonista pirandelliana, Giulia, una donna appassionata, materna, onesta, si ritrova dinanzi all’epilogo della sua relazione con l’amante Antonio. Il marito, ha scoperto i due e vuole vendicarsi di entrambi, stringendoli in una morsa di accuse, con un’abile strategia di accenni e di silenzi, che fa montare il senso di colpa della moglie, fino al dramma finale. La protagonista, allora, tradita dalla vigliaccheria di un amante che si preoccupa più della reazione dell’amico che del suo futuro con lei, decide di suicidarsi con un colpo di pistola, sopraffatta dalla crudeltà del marito che non intende concederle nemmeno un ultimo saluto ai figli. L’opera si conclude con l’accusa dell’uomo al giovane amante: «Tu l’hai uccisa!». 7I due rivali, seduti alle due estremità del palco, chinano il capo. Tra debolezze, incapacità di perdono, impossibilità ad agire, il baratro della morsa volge al silenzio. Ad anticipare l’ultimo atto, un bravissimo Tony Gravagna che intrattiene il pubblico durante il cambiamento a vista, spiegando quanto sia difficile, attuale e inevitabile il continuo conflitto tra odio e amore, durante il quale il forte impera sul debole. Valeria, protagonista dell’opera di Rosso San Secondo, spinta dal rancore e dall’odio alimentato nei cinque anni di matrimonio, si vendica tradendo il marito con il suo amico dopo aver discusso senza alcun filtro nel salotto di casa, del ruolo della donna – quello ritenuto essenziale per l’uomo – finalizzato alla cura del focolare domestico e dello stesso marito, dovendo soddisfare ogni suo primario bisogno. Indispettita, delusa, dall’atteggiamento superficiale del consorte dinanzi alle provocazioni dell’amico che – senza alcun rispetto – continuano a invadere il ruolo della moglie, decide di provocarlo. Uno spettacolo degno di applausi, dove la regia, curata da Costantino Carrozza, ha messo in luce i dettagli delle opere scelte e la passione con la quale gli attori hanno magistralmente interpretato i personaggi, donando loro stati d’animo tangibili e silenzi colmi di riflessioni. In scena, non solo l’umanità della donna e delle condizioni emotive che spesso subisce e causa a seguito di insoddisfazioni e di scelte dettate dal cuore, ma l’umanità teatrale di coloro che non si limitano solo a interpretare un personaggio, ma lo vivono. 4Totalmente. Lo dimostrano i dialoghi, caldi, accesi, le espressioni degli attori, e la tenacia con la quale superano fastidiosi inconvenienti. Costantino Carrozza, nel ringraziare gli attori si scusa con il pubblico, dichiarando di aver recitato pur non essendo in forma, nonostante la febbre. Ma nessuno della platea aveva notato il minimo difetto, mancanza di stile o altro, rendendo così Carrozza un professionista che lascia dietro le quinte i limiti “umani”, portando in scena l’amore e la passione per il teatro. Quello vero, autentico, capace di emozionare il pubblico. E come scrisse l’amato Pirandello: «E dov’è il copione?» «È in noi, signore. Il dramma è in noi; siamo noi; e siamo impazienti di rappresentarlo, così come dentro ci urge la passione!»

K. M.

A proposito dell'autore

Determinata. Umorale. Contraddittoria. Parlare di me? Servirebbe un’altra me per farlo. Riesco ad analizzare, esaminare varie tematiche senza alcun timore, ma alla richiesta autoreferenziale, ecco la Maugeri impreparata! Caos. Ed è proprio in questo caos che trovo ciò che mi identifica, trovo stimolante tutto ciò che gli altri, per superficialità, ritengono marginale, amo trovare e curarne i dettagli. Credo che trattenere i pensieri e sentirli dibattere nella mia mente sia l’essenza della mia “devozione”. Amo scrivere, serve scriverlo?

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