Catania – Chi è il poeta? Spesso si pensa a lui come ad un essere superiore, e forse per questo distante dal resto dei suoi simili. E invece può esserlo chiunque abbia la spinta emotiva a traghettare verso il mondo esterno pensieri, riflessioni e stati d’animo in cui ognuno possa riconoscersi. Il poeta semplicemente scrive perché ha voglia di scrivere, di trasformare in parole i propri sentimenti, nell’urgenza di tirare fuori le emozioni per condividerle e consegnarle ad altri. Parole semplici per sentimenti straordinari, parole normali per emozioni che ognuno di noi prova ma spesso tiene sopite e che racchiudono una bellezza che solo occhi limpidi riescono a vedere sempre, senza filtri. Occhi come quelli di Giuseppe Caccamese, attore e poeta catanese con la Sindrome di Down, il cui atteggiamento lirico nei confronti della vita – così come emerge nella raccolta delle sue poesie “Il mio cuore è una nuvola che viaggia” (ed. a cura di Culture Possibili) – ha ispirato la piéce “Un poeta normale”, in scena nella bellissima cornice del Teatro Sangiorgi di Catania giovedì 5 marzo alle ore 21, con la regia diAndrea Lapi. Nato da un’idea di Bianca Caccamese, presidente dell’Associazione CULTure Possibili, e costruito durante un intenso lavoro di laboratorio che ha scatenato la scintilla tra il regista e i due attori protagonisti sul palcoscenico, Giuseppe Caccamese e Marco Sarra, lo spettacolo “Un poeta normale”  si snoda come fosse una composizione di immagini scaturite dai racconti della vita ordinaria di una persona capace di mostrarne, con sguardo nuovo, tutta la straordinarietà. Diventando così messaggero di meraviglia e stupore, laddove in molti non sanno più cosa siano. «Un poeta normale non si pone l’obbiettivo di distillare concetti sulla diversità, né sulla Sindrome di Down – spiega il regista Andrea Lapi – Non erano queste le nostre intenzioni. Noi portiamo in scena le passioni, i sentimenti e le paure di un cittadino del mondo, una persona che agli occhi di molti è ritenuta diversa, anche se ciò che scalda il suo cuore e fa tremare le sue gambe non ha nulla diverso da ciò che scuote il resto del mondo».
Marco e Giuseppe non si conoscono, si cercano, si trovano e si riconoscono “diversi” senza alcuna paura di esserlo. Perché non essere uguali significa essere unici. Dalla loro interazione e dalla sperimentazione delle forme che essa può assumere, anche attraverso l’improvvisazione, nasce un nuovo linguaggio, scenico e di vita. Prezioso strumento artistico e creativo, attraverso cui ogni individuo può entrare in relazione con se stesso e quindi con gli altri, sviluppando un vissuto comune che crea empatia e complicità.
Lo spettacolo “Un poeta normale” è una produzione dell’Associazione CULTure Possibili.

Scrivi