Catania – Dopo il successo della settimana scorsa con cui è ripresa l’attività in Sala Magma di Catania (via Adua n. 3), “Medea o della donna assoluta”  ritorna per altre due repliche in questo fine settimana; precisamente, sabato 12 (ore 21) e domenica 13 novembre (ore 18,30); la messa in scena è di Gianni Scuto per il Teatro Gamma e il Centro Magma.

Già il titolo fa comprendere come sia Euripide, ancora una volta, a fornire la “materia prima” e come, ancora una volta, questa materia sia rimodulata secondo la sensibilità del tempo e degli artisti che con essa si cimentano.

Se Euripide “scandalizzava i suoi contemporanei, tanto da essere definito “corruttore della tragedia” e divenire (insieme a Socrate e ai sofisti) bersaglio prediletto di Aristofane, molto deve alla maga, emigrata dalla “barbara” Colchide nella “civile” Corinto. Lo spostamento dell’attenzione sugli esseri umani, sulle loro vicende, sui loro sentimenti, sugli impulsi, la derminazione del “destino” non per mano degli dei ma per conseguenza dell’azione umana, erano ingredienti poco commestibili per i greci contemporanei e “conservatori”, malgrado fosse espressa con vertiginose altezze di poesia.

Per converso, questo spostamento dell’asse rende questa poesia tragica euripidea molto moderna ed amata dal teatro contemporaneo che, sovente, ad essa si ispira anche quando – poi, come in questo caso – se ne discosta e non solo sotto il profilo tecnico.

Qui non mancano soltanto il coro e alcuni dei personaggi interlocutori della protagonista; gli eventi si susseguono rapidamente scorrendo verso l’atroce epilogo, con pochi riferimenti agli antefatti (conquista del vello d’oro da parte di Giasone e degli Argonauti); né c’è il ricorso finale ad alcun “deux ex machina” (il carro del Sole) che soccorre Medea per condurla verso la definitiva disperazione.

Dice, tra l’altro,  Gianni Scuto nella nota di regia, «Medea si presenta così, falsamente, come una creatura quasi inconsapevole e trascinata nel baratro della gelosia e dell’odio da un Giasone, ambiguo a tratti, ma anche ingenuo e totalmente dipendente dalla forza carismatica della donna».

L’azione – che si svolge in uno spazio indefinito, allestito dallo scenografo Aldo Calcina, attorno a un trono (anche altare sacrificale), fra bambole e giocattoli, sangue e filtri magici, – è accompagnata nel suo inevitabile percorso di morte da assonanze e dissonanze spesso realizzate con le voci degli stessi attori e che culmina nel “Te Deum” di Hector Berlioz.

Barbara Cracchiolo è Medea, Domenico Maugeri è Giasone e Alessandro Gambino è Creonte; i costumi sono della sartoria Gagliani.


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