CATANIA – «Era un sogno che mi portavo dietro fin da bambino. Erano tempi duri, la bicicletta era un mezzo di trasporto per pochi facoltosi. Una bici da corsa poi…  Ma la mia passione era troppo forte, così mi costruii la mia bici Montante per correre la mia prima corsa».  Per la stagione “L’isola del teatro”, approda alla sala Musco dal 13 al 25 gennaio, “La volata di Calò”, lo spettacolo sulla lunga leggenda di Calogero Montante, il visionario imprenditore di biciclette, attivo nella provincia agrigentina del secondo dopoguerra. Si tratta di una novità assoluta targata Teatro Stabile di Catania, voluta dal direttore Giuseppe Dipasquale, che ha invitato lo scrittore e giornalista Gaetano Savatteri a trasporre per le scene il suo omonimo bestseller, pubblicato nel 2008 da Sellerio, insieme ad un racconto di Andrea Camilleri, che rievoca una pagina autobiografica a cavallo di una “bici” di Montante.1367

    La nuova produzione può contare su un cast di vaglia. La regia è affidata a Fabio Grossi, i costumi e le opere in scena sono di Angela Gallaro, i video di Mimmo Verdesca, le luci di Franco Buzzanca. Sul palco, un attore di chiara fama come Mimmo Mignemi,  affiancato da Liborio Natali, Giorgio Musumeci, Lucia Portale, Mara Di Maura e il piccolo Alessandro Giorgianni. Insieme a loro ad un quintetto di giovani allievi della Scuola d’arte drammatica dello Stabile intitolata ad Umberto Spadaro, che rispondono ai nomi di Michele Arcidiacono, Azzurra Drago, Luciano Fioretto, Gaia Lo Vecchio, Luigi Nicotra.

        Per il tema trattato e per il rilievo storico della figura di Montante, la produzione del TSC può vantare la collaborazione dello storico quotidiano  “La Gazzetta dello Sport”, quale media partner. Alla rappresentazione saranno inoltre abbinate due articolate iniziative. Il 12 gennaio, alle ore 17, al Musco un incontro incentrato sul grande giornalista sportivo Candido Cannavò e realizzato in sinergia con la Fondazione a lui dedicata. E ancora: nel corso delle rappresentazioni, ed anche oltre, la sala di via Umberto ospiterà la mostra in tema “Ciclico”, una selezione di opere di Angela Gallaro, eclettica pittrice e scultrice, oltre che scenografa e costumista. L’esposizione, curata da Marco Goracci, è realizzata in collaborazione con la Galleria Gallaro e sarà inaugurata il 13 gennaio alle ore 19, prima della recita di apertura. 

     Ma torniamo allo spettacolo di Savatteri, nato a Milano e tuttavia profondamente siciliano nell’anima e nel dna ereditato dalla famiglia, originaria di Racalmuto, dove Gaetano ha vissuto da adolescente esperienze profonde, segnate dalla lezione di Leonardo Sciascia. Una Sicilia a cui Savatteri ritorna sempre con appassionata ma lucida riflessione. Di Calogero Montante il romanzo e la  riduzione narrano una vita che sa appunto di leggenda. Un percorso destinato ad intrecciarsi con quello di Andrea Camilleri, nello sbandamento dell’Isola che conosce da vicino le devastazioni della guerra, dopo lo sbarco degli anglo-americani. Non un incontro reale, ma un oggetto collegherà le loro esistenze: una bicicletta. In quell’estate del 1943 Calò – come lo chiama affettuosamente il suo autore –  combatte sul fronte jugoslavo, mentre Camilleri, che da quindici giorni non ha più notizie del padre,  si avventura in una lunga marcia di cinquantacinque chilometri da Serradifalco a Porto Empedocle pedalando una bici “Montante”.

    La storia di Calò comincia proprio a Serradifalco, dove nasce nel 1908, in una realtà che è rimasta ferma alla condizione ottocentesca delle zolfare di Verga. Quella degli inizi del secolo è una Sicilia in cui l’unica via di scampo è l’America, dove alla dogana di Ellis Island si accalcano i migranti per essere registrati: tra questi i settantuno Montante di Serradifalco. Ma Calò è stato fortunato: è nato in una famiglia benestante di proprietari terrieri che non sono stati costretti ad abbandonare la loro terra. Cresce infatti nell’officina dello zio fabbro, dove giunge l’eco dei trionfatori dei primi giri d’Italia. Allora penserà di costruire una bicicletta tutta sua: nel 1926 impianterà a Serradifalco la sua fabbrica di velocipedi da corsa. Inizia in questo modo la lunga volata di Calò imprenditore… La pièce si articola sul mito legato alla figura di un eroe siciliano, capace di scommettere, rischiare e vincere, affermandosi con la propria industria, nonostante fosse circondato da una Sicilia aspra, in un momento storico tra i più difficili.    

    Gaetano Savatteri rinnova con quest’opera la collaudata sinergia che lo lega allo Stabile etneo, per il quale ha firmato la riduzione teatrale di romanzi come “Un bellissimo novembre” di Ercole Patti, “La Mennulara” di Simonetta Agnello Hornby, “Vento di tramontana” di Carmelo Sardo.

    Soprattutto, sempre per lo Stabile etneo, Savatteri ha già curato la riduzione di un altro suo romanzo, “I ragazzi di Regalpetra”, evocatore delle “Parrocchie” di Leonardo Sciascia, indiscusso mentore – come si è anticipato – per il nostro autore, e non solo per le comuni origini racalmutesi. In quel paesino Gaetano, assieme ad altri giovani, fondò nel 1980 il periodico “Malgrado tutto”, piccola testata giornalistica che si apriva con un articolo di Sciascia. Questa vicinanza non solo influenzerà la scelta di diventare un acuto cronista, ma sarà anche l’input per un impegno letterario nel segno di tematiche dal forte rilievo sociale e civile. Come avviene per “La volata di Calò”, laddove per Savatteri il sogno realizzato di Montante è un fulgido modello di riscatto e così lo vuole ricordare: «Calò morirà nel 2000 a novantadue anni: è rimasto fino alla fine un esempio d’imprenditore moderno ed eroico per quella Serradifalco, che sta dentro un triangolo della mappa criminale, dove vivevano e dominavano famiglie di livello all’interno di Cosa nostra. Ebbene, già il fatto di non aver cercato la protezione mafiosa in quegli anni mi è sembrato fosse abbastanza per far diventare quella di Calogero Montante una storia di piccolo eroismo, di chi arriva a tarda età, cercando di essere dignitosamente onesto».

 

A proposito dell'autore

Passionale, grintosa ed innamorata del suo lavoro. Abbandona la carriera giuridica per realizzare il suo sogno: scrivere. Testarda e volitiva crede nella forza trascinatrice dei propri sogni e combatte per realizzarli. Sempre pronta con il suo inseparabile registratore a realizzare un’intervista. Si occupa di Teatro e Comunicazione da anni. Non ha paura delle sfide, anzi, la stimolano ad andare avanti.

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