PALERMO –  Tre cartelloni per una stagione teatrale e musicale ricca e indimenticabile  con 12 spettacoli tra: operette, prosa, varietà e musical e la stagione lirica con quattro opere. Al Teatro Franco Zappalà di via Autonomia Siciliana,  123/a, tra i più grandi, importanti nonché l’unico vero teatro storico tra i teatri privati cittadini. Ancora una volta a partire da ottobre, otto mesi di attività intensa e frenetica per una stagione ricca di emozionanti sorprese. Infatti tre cartelloni animeranno la vita del Teatro di via Autonomia Siciliana e la città di Palermo. La stagione istituzionale, giunta alla XXI edizione, quest’anno, porta in scena due ben dodici produzioni, due in più rispetto la scorsa edizione. Saranno sei le produzioni di prosa e sei le produzioni musicali, tra operette e musical; il secondo cartellone, per la seconda stagione di “Palermo in Fiaba” è composto da cinque spettacoli dedicati ai bambini. Inoltre, novità assoluta sarà il terzo cartellone dedicato agli amanti dell’opera lirica prodotta finora soltanto da Enti lirici e fondazioni pubbliche. In scena ben quattro classici del genere operistico. Il primo cartellone curato dalla direzione artistica di Nino Zappalà propone un cartellone multi genere e offre al pubblico, come consuetudine ormai, l’opportunità di godere di spettacoli di arte varia come la prosa, l’operetta, il musical e il varietà tutti esclusivamente di propria produzione come vuole la tradizione della famiglia d’arte Zappalà. Tra i titoli in programma troviamo per la prosa due classici del teatro scritti da due dei più noti e amati autori italiani di tutti i tempi, In scena Sei personaggi in cerca d‟autore di Luigi Pirandello e La locandiera di Carlo Goldoni. La prima è considerata unanimemente come una delle prove più alte e significative dell’intera poetica del suo autore che vi condensa con abilità e maestria rara i temi fondamentali della sua produzione. La seconda narra la strana “avventura” di una giovane donna, Mirandolina, serva e padrona al tempo stesso di una locanda fiorentina. Intorno a questo personaggio si svolge tutta la commedia, sicuramente la migliore dell’intera opera goldoniana. Due le commedie brillanti „O scarfalietto una delle commedie più belle di Eduardo Scarpetta. Il personaggio centrale, don Felice Sciosciammocca, è una maschera tra le maschere, risponde al disegno dell’autore di avvalorare le esigenze della sua variopinta fantasia con il controllo del quotidiano. Esprime in sé i caratteri fondamentali della commedia napoletana, i quali ricorrono senza alcun dubbio nella successiva arte di Eduardo De Flilippo. Montone Castrato è una divertentissima commedia con Gino Carista, uno dei più noti attori comici del panorama artistico palermitano. E’ ambientata in un villaggio indiano ma sembra un quartiere di Palermo dove tutta la storia immaginaria si trasforma in sonore risate. Nuovissima edizione per San Giovanni Decollato classico della prosa siciliana scritta da Nino Martoglio. Quest’anno lo spettacolo si rinnova sarà sorprendente la messa in scena di questo classico che apparirà moderno e al passo con i tempi. Per finire la sezione dedicata alla prosa Un amore così grande con Manfredi Di Liberto. L’attore comico-fantasista porterà sul palco del teatro Franco Zappalà uno spettacolo fatto di risate, musica, sogni e fantasia. Trasformista eccezionale, l’artista ci condurrà in un mondo dove tutto è possibile. Per la sezione musicale i titoli sono altrettanto entusiasmanti. Come consuetudine si rappresenteranno quattro operette un musical, uno spettacolo che è varietà e prosa nello stesso tempo. Due le operette di Giuseppe Pietri Addio Giovinezza e L‟Acqua Cheta. La prima è la rappresentazione della vita studentesca nella Torino di fine ottocento: le goliardie universitarie, i primi amori, la spensieratezza degli anni verdi si suggellano con la fine del corso, che conclude anche la breve stagione della gioventù. Lo studente e la sartina, che s’erano amati, si lasciano con una commozione che coinvolge lo spettatore, portato a condividere con questi personaggi il rimpianto di una età perduta. Della seconda, L’Acqua Cheta dopo la prima rappresentazione nel 1920, un giornale scrisse, con ragione, che era nata l’operetta italiana. Non più principesse o viveurs, lustrini o champagne, lusso di palazzi o ambasciate, ma la vita delle sartine, degli studenti, delle mamme generose, delle piccole borgate di periferia. Le altre due operette, rappresentate non molto frequentemente, saranno La vie parisienne,di J. Offenbach è un omaggio all’Esposizione universale di Parigi; la storia è solo un pretesto per rappresentare ironicamente la vita parigina di quei giorni, l’ebbrezza di una società in cui sono ormai cadute tutte le barriere sociali. La vie parisienne è un tributo dell’autore alla sua città d’adozione La città rosa operetta di Carlo Lombardo narra la complessa storia d’ amore fra Pusot e Crapotte. Siamo in un’India fantasiosa, farsesca, zeppa di amene sciocchezze. La musica è brillantissima e carezzevole, prende e sorprende per la sua vitalità. Torna dopo un paio di stagioni Meraviglioso spettacolo richiestissimo dal pubblico, il musical omaggio a Domenico Modugno. che vede un immaginario giovane Domenico Modugno alle prese con gli inizi della carriera, l’amore per le donne ma soprattutto con l’amore per il figlio ancora ragazzino, di nuovo impersonato dal giovanissimo Mattia Zappalà, erede della tradizione di famiglia, che gli darà filo da torcere. “U malantrinu”, di Enrico Serretta. è uno spettacolo/varietà Incentrato sul personaggio di Don Liborio, il malandrino, il risolutore, il pacificatore e il castigatore, vede attorno a sé una folla di politici meschini, sciantose furbette e ragazzi ingenui e innamorati, mogli sapienti e mariti che si credono sapienti, veri malandrini e sedicenti malandrini, che formano un divertente turbinio di situazioni, di gag e colpi di scena che trasportano lo spettatore sul palco, coinvolgendolo, facendolo partecipare alla storia.

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