La Phaedra presuppone il celebre modello euripideo dell’Ippolito, di una tragedia perduta di Sofocle e della quarta delle Heroides ovidiane: tratta dell’incestuoso amore di Fedra per il figliastro Ippolito e del drammatico destino che si abbatte sul giovane, restio alle seduzioni della matrigna, la quale, per vendetta, ne provoca la morte denunciandolo al marito Teseo, padre di Ippolito. In questa occasione non si ricorre all’uso del deus ex machina per mezzo del quale solitamente si aveva la risoluzione pacifica del dramma (il lieto fine) oltre che la giustificazione del Male compiuto nell’azione. Questo perché la presente rilettura ci offre uno spaccato di vita (chiamarla quotidiana sarebbe un po’ troppo azzardato) nella quale non c’è né rimedio né soluzione alle atrocità commesse. I  I personaggi sono, in questo senso, comunque condannati: Fedra è inevitabilmente destinata al suicidio, in preda al rimorso per l’incesto col figliastro Ippolito. Nella piece domina insomma incontrastato l’irrazionale e il Male. Le anime malate che Bassetti rappresenta sembrano inoltre aver perduto una volta per sempre il senno, ovvero la ragione, senza la quale il mondo sembra essere diventato preda di ombre e di mostri in completa balìa del Male e delle forze dell’inferno. Un gioco di ritmi serrati, segnati da frequenti ribaltamenti e colpi di scena; nel pieno rispetto della Tradizione, una visione comunque nuova e stilisticamente più contemporanea del grande Mito.

I prossimi spettacoli:   26 Santa Venerina (Parco Princessa), 27 Catania (Castello Ursino)

Il regista: Giovanni Anfuso, nato a Catania nel 1963, inizia presto a frequentare il palcoscenico del Teatro Stabile e del Teatro dell’Opera della città, scoprendo, sin dall’adolescenza, la vocazione per la regia, di prosa e di lirica. Dopo la formazione, avvenuta a Roma, inizia il suo apprendistato come assistente, fra gli altri, di Lamberto Puggelli e Glauco Mauri. Assistente alla regia: Agnese Failla

 

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