Teatro: Pirandello rivisitato da Laviano e dai suoi “personaggi” in cerca di un altrove

di Agnese Maugeri

Catania – Fogli volanti, libri sospesi a mezz’aria, parrucche, sedie, un tavolo, tre corde.

Un uomo svestito cammina, si guarda intorno, si agita, il suo sguardo è assente eppure una scintilla, una piccola rimanenza di buon senso travestita di follia, luccica ancora in lui.

12036948_10208308914869444_554945322663487807_nTrova degli abiti, li indossa e prende vita. La sua mente si fa ancella di quel bagliore e inizia a produrre parole a metà, rumori sordi. L’uomo in preda al delirio sente l’esigenza di scrivere pagine e pagine di una storia che racconti la finzione di una realtà silenziosa che, in quel frastuono dissacrante, non riesce a farsi sentire.

Inizia così la pièce teatrale “Diversi – Personaggi in cerca di un Altrove” regia di Silvio Laviano, in scena al Teatro Coppola – Teatro dei Cittadini. Uno spettacolo intenso, crudo, riesce a colpire forte lo stomaco dello spettatore, che a sua volta non è un mero osservatore ma è parte dello show, entra come protagonista anch’egli dentro uno spettacolo, dove la realtà e la finzione si spalleggiano e lottano fino all’estremo.

“Ciò che sembra non è e ciò che è, sembra”, si legge in un famoso romanzo dove, anche lì, il confine tra il vero e il falso, corre lungo la lama di un rasoio e in cui l’altrove sembra l’unico luogo accessibile dove la realtà può palesarsi.

La trama è una nuova interpretazione di “Sei personaggi in cerca di autore” di Luigi Pirandello, ma la visione complessiva dell’opera esce, se fosse possibile, maggiormente fuori dagli schemi, di quelli che aveva magistralmente infranto già l’illustre autore siciliano.12109213_10208297278378539_2612946730687287947_n

Ritroviamo per tanto gli elementi tipici della produzione Pirandelliana, chiavi di lettura necessarie, fari che illuminano quella cupa coltre che avvolge la nostra realtà. Un teatro che diventa esso stesso teatro in cui la famosa quarta parete viene distrutta, ci si trova davanti a un palcoscenico inesistente, un quadrato delimitato dalle sedie di un pubblico che costituisce esso stesso la scena. Dentro questa arena venutasi a creare si svolge l’atroce vicenda, una storia in cui l’umorismo, quel falso riso di cui tanto si beffavano i personaggi di Pirandello, urla feroce, isterico, disperato.

Sei individui entrano in scena incelophanati con dei codici a barre ben in vista, segno forse di questa nostra 12046847_916467945055487_1296129728046391133_nrealtà troppo consumistica, dove non importa chi sei ma ciò che possiedi, in cui tutto ha un prezzo e il compromesso è una necessaria tassa da pagare per essere ciò che non si è. Sono creazioni, parti della mente di quell’uomo che all’inizio dello spettacolo vagava, sono generati dalla fantasia dell’autore che sente ora più che mai l’esigenza di scrivere e di raccontare, ma non sa neanche lui cosa, sconosce quello che queste sagome vogliono dire. Sono fantasmi che lo tormentano con le loro visite, lui seduto scrive, batte il tempo al ritmo della sua macchina da scrivere e l’immaginazione si tramuta in arma che lo tenta, lo avvolge, lo fa diventare da carnefice a vittima, in balia di quei personaggi che sono digeriti ed espulsi dal società borghese odierna.10356015_1174142055932572_2088310813317753517_n

Cosa non si farebbe per quei 15 minuti di notorietà, come diceva il geniale Warhol, hanno tutti urgenza di apparire per esistere. Oltre loro sei e l’autore, in scena vi sono l’uomo medio, in stile Homer Simpson, che come il più comune italiano è depresso, occupato solo nel vedere in televisione ciò che accade a quegli altri che quotidianamente affollano, con i racconti delle loro vite, la nostra esistenza. E poi vi è la Prima Attrice, una donna frizzante, sagace che con la sua voce squillante, la risata fragorosa e i suoi motivetti canticchiati, accompagna, interrompe e scandisce l’evolversi del dramma in scena.

Il racconto che i protagonisti di questa famiglia, piccolo borghese, espongono alla platea divenuta silente 12107212_1174134479266663_4707427575085396023_nspettatrice e giudice impietoso, è di un’attualità sconvolgente. Racconta il dolore di una madre che vede distruggere la vita dei suoi figli, un marito taciturno, distinto, che si trova a peccare inconsapevole con la figliastra, la quale si prostituiva per volere di Madama Pace donna per cui lavorava. Un figlio travolto dal vortice della droga, e due bambini che saranno gli agnelli sacrificali di tutto questo crudele dramma; la più piccola infatti annegherà per un incidente o, forse, per una tragedia eseguita.

Tutto scorre velocemente in quest’ora e mezza di alto spettacolo sotto gli occhiali neri dell’autore, interpretato da Silvio Laviano, che da abile capocomico tende i fili di questa storia, facendo danzare in un turbinio di emozioni i personaggi e i due attori, che sembrano quasi ronzare intorno a lui, presi dalla nevrosi, dal delirio incessante, dal bisogno di togliersi quelle maschere e mostrare la loro natura, dalla necessità di diventare veri. Ogni personaggio è “uno nessuno e centomila” ha dentro un proprio mondo che vuole esprimere, sente l’esigenza di denudarsi, togliere di dosso, metaforicamente ma anche materialmente, quegli abiti neri che opprimono la propria anima, liberarsi dall’apparenza per ritrovare l’essenza di persone che non sono più meri individui. Il tutto viene espresso in un gioco di linguaggi forti così come il teatro di Pirandello richiede, una lingua violenta, aspra, a tratti inopportuna che turba e intimidisce ma che è estremamente vera. La pièce è egregiamente armonizzata con1538724_10208008110911601_5667357623788992599_n musiche moderne che come delle cornici connotano e aumentano il valore dell’azione su quel palco inesistente. Da Raffaella Carrà a Franco Battiato, dalla poesia di Vecchioni alla musica metal di Marilyn Manson, fino allo splendido omaggio ad Almodovar fatto dalla Prima Attrice; digressioni surreali che riescono a delineare il tutto. Il teatro cantato della Signora Prima Attrice ne è un esempio, sempre lei l’eccentrica Madame Pace dalla vestaglietta viola e dai capelli turchesi che si muove dentro l’azione sui suoi tacchi 12 cm, interpretata brillantemente da Roberta Amato. Una performance che evidenzia le grandi doti di questa giovane attrice capace non solo di reggere il dramma svolto intorno ma di scioccarlo e dominarlo.

I sei diversi personaggi nel loro turbolento processo catartico riescono a spogliarsi del ruolo pirandelliano cucitogli addosso dall’autore e danno sfogo alla devianza, al dolore, alla perversione denunciando il male di questa società, cieca nella propria ipocrisia.

Sono diversi, proprio perché capaci di urlare al mondo la loro diversità. Affrontano temi scottanti come la tossicodipendenza, il figlicidio, il turismo sessuale, la prostituzione, la disoccupazione, il suicidio, la 10014677_1174805525866225_3983852869376750479_npedofilia e pedoponografia, l’omofobia. Parlano senza paura, senza più veli o celophan davanti, si sono tolti quelle maschere che la società plasma sui nostri volti e hanno rivelato la nudità della loro anima, mostrano i loro occhi sinceri e, attraverso un gioco di riflessi, fanno vedere al pubblico protagonista il loro stesso volto, facendo riscoprire quel valore primigenio di essere umano.

I diversi personaggi cercano un “altrove” dove approdare e liberarsi e questo posto non può che essere il teatro, luogo sacro dove “si gioca a far sul serio”, qui l’immaginazione può correre libera, muoversi su un piano d’azione senza limiti e toccare le corde giuste che tengono l’equilibrio tra il possibile e l’impossibile tra l’irreale e il reale. La poesia riesce a tramutare il rumore in silenzio, i corpi stravolti modificano i loro movimenti convulsi in danze leggiadre, le parole a metà diventano racconti di carta in un’atmosfera vanescente fatta di fumo e bolle di sapone. Le corde di Pirandello erano tre, e costituivano la base del suo teatro, la corda civile, quella della follia e infine la seria; Silvio Laviano nella sua mise en scene fa penzolare giù dal tetto queste tre corde che svolgono la funzione di morte e liberazione. L’anima così come il corpo denudato, possono finalmente alleggerirsi e prendere il volo.12112420_1174141595932618_3371521708639256270_n

Un’opera introspettiva che al contempo coinvolge e stravolge lo spettatore. Superbo il gruppo di attori Roberta Amato, Gianmarco Arcadipane, Michele Arcidiacono, Tony Bellone, Giada Caponnetti, Lorenza Denaro, Luisa Ippodrino, Silvio Laviano, Ciccio Tellico con la partecipazione di Monica Sasso. La costruzione d’impatto, legata a un attento lavoro d’improvvisazione fa sì che i ruoli siano parte integrante del vestito dell’attore, un’immedesimazione empatica di grande spessore che si palesa nella rabbia, nella frustrazione, nella commozione che riescono a scaturire mettendo in scena questa immane denuncia sociale.

“Quei sei vivano d’una vita che era la loro propria non più mia, d’una vita che non era più in mio potere negar loro, nati vivi da poterli toccare, vivi da poterne udire perfino il respiro, quei personaggi volevano vivere”. Luigi Pirandello – Sei personaggi in cerca d’autore.

Agnese Maugeri

A proposito dell'autore

Divoratrice di libri con una brutta dipendenza adoro “sniffare” quelli nuovi. Logorroica, lunatica, testarda. Amante del teatro, ballerina mancata, l'altezza (esagerata) ha infranto il mio sogno. Appassionata di cinema, tutto ma non horror. Scrittrice per indole, il modo più istintivo per sentirmi bene, prendere carta e penna e scrivere Aspirante giornalista per vocazione e CakeDesigner per diletto. Non sto mai ferma puoi incontrarmi mentre recensisco un evento, una prima o un vernissage, con in borsa un libro e biscotti per ingannare l'attesa!

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