Incanto Scantu al Castello di Castellammare del Golfo. Alla Kolymbetra la danza di Giovanna Amarù. Castello Arabo Normanno – Castellammare del Golfo Martedì 4 agosto alle ore 21.15 il Castello Arabo normanno di Castellammare del Golfo ospita la spettacolo tratto da Franco Scaldati, Ovidio, Mircea Eliade di cui firma la drammaturgia Petrokos Usaja, mentre le coreografie e la regia sono di Aurelio Gatti, che ha debuttato proprio in Sicilia nel circuito dei Teatri di Pietra lo scorso sabato.

Incantu Scantu2 - Tiziana D'Angelo_ Lelio Giannetto

In scena, in uno spazio forse museale (come tanti ridotto a “non luogo”) due donne statue, due donne viventi, un musicista, un terzo e forse un’altro. Una distesa d’acqua non distante. I personaggi non rappresentano nessuno, sono astrazioni dell’uomo che non riesce più a vedere e a sentire “l’invisibile” che ha rotto i contatti con il metafisico, o con Dio, o semplicemente con la propria storia, e non sa più essere felice. Non sono testimoni perché non c’ è l’ idea di futuro o di passato, di slancio o di ritorno, perché è smarrito il punto di partenza. I personaggi in scena (Marta Cirello, Tiziana D’Angelo e l’allievo di Franco Scaldati, Salvatore Pizzillo) sono i protagonisti di un mondo disarticolato e insignificante, tanto intriso di quotidiano da non poter – più – accostarsi al reale.

l3 Cantoscuro ph Lorenzo gattoPer ritornare alla realtà bisogna rifarsi al mito che non è il contrario della realtà, ma il racconto/ rivelazione di qualcosa avvenuto all’essere…. Il mito che non è stato abolito del tutto, che è stato cacciato nelle oscure zone della psiche, o in attività secondarie e irresponsabili della società, diventa il tramite per ritrovare il reale. I linguaggi di questa messinscena sono la musica (originali eseguite dal vivo dallo stesso autore, Lelio Giannetto), un idioma teatrale intriso di dialetto tutto suono, fragore, cose, azioni, e una lingua antica simile a quella che immaginiamo fosse di Omero (quello di Franco Scaldati), il verso omerico e di Ovidio, la fisicità degli interpreti . «… Con le parole puoi uccidere o anche salvare, puoi comunicare o evocare formule magiche, a patto che le parole poi svaniscano, che tornino a essere suono» ha affermato Franco Scaldati …. e quindi il reale. Lo spettacolo replica il 7 agosto a Morgantina; il 13 agosto al Teatro Akrai di Palazzolo Acreide; il 18 agosto a Eraclea Minoa e il 19 agosto al Tempio Hera di Selinunte Amici della Musica S.Cicero //Curva Minore //Mda Produzioni Danza. “Incanto Scantu”  da Franco Scaldati, Ovidio, Mircea Eliade, drammaturgia Petrokos Usaja, regia e coreografia Aurelio Gatti musiche originali eseguite dal vivo Lelio Giannetto con Marta Cirello, Tiziana D’Angelo e Salvatore Pizzillo.

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Giardino della Kolymbetra – Agrigento, martedì 4 agosto alle ore 21.15  sarà messo in scena lo spettacolo di danza della danzatrice e coreografa Giovanna Amarù “Canto Scuro”. Lo spettacolo è la prima tappa di un progetto intitolato “Trilogia della luce” che si articola attraverso tre diverse creazioni attorno ai temi cardine del Nome (Canto Scuro), del Volto ( Being Back) e del Tempo ( Peau d’âme). In “Canto Scuro”, Elettra viene ricordata come follia per amore che si fa destino nel nome. Il lavoro è ispirato alla linea di confine fra luce ed oscurità, nonché alla dicotomia fra la luce ed il lutto. Partendo dalla vicenda di Elettra, ed in particolare dal significato del suo nome, la materia del corpo viene esplorata come conduzione di luce e di energia vibrante, come trasmissione di visione e volontà. Elettra sostituisce infatti la possibilità al potere, è puro movimento e, elevando il lutto a luce, si lascia attraversare progressivamente, in un percorso che la conduce dall’episodio del pianto per il padre allo scioglimento dall’infanzia e dai legami familiari, fino alla rottura totale dei ruoli legati al femminile ed alla genesi di una nuova figura non definibile come negativa, ma piuttosto come oltre-femminile. Ho voluto intendere infine questo “Canto Scuro” come corto circuito dell’esistenza, come energia svincolata, non servile in nulla, non timorosa. Un brillare gratuitamente in un cielo vuoto, siderale quanto la lontananza dall’essere sé.
«Ho voluto riportare le cose al loro valore nominale – scrive Giovanna Amarù nelle note di regia – . Leggere il solo piano metaforico, quello che ricadendo fuori dall’oggetto da accesso all’intimo di questo. Elettra è lo splendore, l’ambra gialla. E’ la proprietà di alcuni corpi che sfregati attirano o respingono altri corpi, è quel fluido rapido che si manifesta con scintille, che imprime al sistema nervoso una violenta vibrazione. La trasparenza di Elettra rivela l’opacità di Clitennestra, ne denuncia l’inerzia e l’impostura. Elettra è colei che si lascia attraversare, che riconosce e si autogenera, fuori di stirpe. Colei che al potere sostituisce la possibilità, come puro movimento. Elevando il lutto a luce, annulla un recinto e si fa essa stessa ultimo limite, ultima fuga in sé stessa, ultima espiazione e testimonianza. Elettra piange l’assenza del padre e del fratello, ma non attende e non accoglie, erigendosi a figura negativa della femminilità o come oltre/femminile. L’igloo, la casa impossibile di Merz, è la bolla chiusa dell’infanzia, indistruttibile come il giardino remoto di un gioco che fu. Il suo abbandono è reso necessario da un ulteriore abbandono, in una sinonimia fra crescita e scioglimento dai legami. Elettra è energia viva, dunque separata; ed il tavolo, quel frammento di suolo sollevato da terra come altare alla convivialità, si fa tomba. Ho voluto intendere questo Canto Scuro come corto circuito dell’esistenza, come energia svincolata, non servile in nulla, non timorosa. Un brillare gratuitamente in un cielo vuoto, siderale quanto la lontananza dall’essere sé».  Lo spettacolo replicherà il 13 agosto al Tempio Hera di Selinunte – Castelvetrano. Compagnia Nuda Veritas, L.I.R.A. Laboratorio Indipendente Ricerca Artistica. Canto Scuro, di e con Giovanna Amarù, luci Marco Sciveres.

La rete Teatri di Pietra, ideata da Capua Antica Festival e diretta da Aurelio Gatti, quest’anno in Sicilia è promossa direttamente dai Comuni coinvolti con il sostegno dall’Associazione Teatri di Pietra Sicilia e Capua Antica Festival, in collaborazione con il FAI di Agrigento. Anche quest’anno Teatri di Pietra da vita a un percorso di arte e cultura che privilegia lo straordinario patrimonio storico e artistico siciliano e al contempo offre una concreta opportunità di sviluppo socio-culturale e crescita dei territori coinvolti: obiettivo principale è promuovere la conoscenza del patrimonio storico e paesaggistico della Sicilia attraverso lo spettacolo dal vivo e valorizzare aree straordinarie che si offrono ad una fruizione più ampia, coinvolgendo un pubblico diversificato e più vasto. Tutto questo nonostante la crisi, anche del settore, che non da tregua agli operatori dello spettacolo che continuano nonostante tutto a stare in prima linea, in scena sopra un palco che per tetto ha un cielo di stelle, convinti che la bellezza e il teatro possano dare vita a una nuova comunità. Ed è proprio questo il feel rouge che lega la programmazione siciliana di Teatri di Pietra 2015 che propone capolavori del Mito come testimonianza di una grande perdita, quella della comunità. Questo è lo spirito dell’undicesima edizione di Teatri di Pietra Sicilia: la ri-costruzione di una comunità consapevole e aderente alla proprio storia e identità attraverso il riconoscimento di quegli stessi luoghi, oggi siti archeologici o monumentali, che furono centro e cuore pulsante di civiltà. La ricorrenza di Teatri di Pietra Sicilia, che dal 2005 si propone puntualmente ogni anno nonostante le difficoltà, fa di questa manifestazione un appuntamento “atteso” , testimonianza di un progetto di rete culturale che aggrega e cresce intorno a un’idea innovativa di valorizzazione e sviluppo sostenibile dei territori. Una nuova edizione quindi, resa possibile grazie all’impegno delle Amministrazioni coinvolte che attraverso Teatri di Pietra ribadiscono la volontà a operare un diverso modo di fare “turismo/cultura e sviluppo” privilegiando progettualità che concretamente dialoghino con il territorio, le cittadinanze e le identità che queste esprimono e in cui i luoghi non siano solo demanio da affittare . Un progetto che anche in un momento di grande difficoltà riesce a esprimere la convinzione e la determinazione a fare della cultura e del patrimonio la risorsa principale di sviluppo delle cittadinanze coinvolte.

Informazioni: Gli spettacoli avranno inizio alle ore 21.15, fatta eccezione per Monte Jato (inizio ore 18)

www.teatridipietra.org; http://teatridipietrasicilia.blogspot.it/

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