CATANIA – “La Regione Sicilia ha finalmente approvato alcuni importanti stanziamenti ai Teatri siciliani, eppure suona strano che alcune sigle sindacali si mobilitino contro il Teatro Stabile di Catania mettendone in discussione l’onorabilità ed il prestigio acquisito in Italia. Riconosciuto, ad esempio, dal fondo Fus che premia su rigidi parametri obiettivi qualità e quantità ed all’estero (vedi i 12 minuti di applausi per “il Giardino dei Ciliegi” di Cechov a Mosca e i successi in Australia).
Non si comprende, inoltre, come mai i gruppi non dicano che, nonostante il periodo di crisi, il Teatro Stabile di Catania ed il proprio direttore abbiano condiviso con Cgil e Uil parecchi sacrifici e tagli che sono passati anche attraverso la dismissione di locali in affito (in quest’ultimo caso ad essere penalizzati sono stati solo i proprietari degli immobili) e la rivisitazione di una pianta organica firmata tanti anni fa, mai funzionale se non ad alimentare privilegi.

Sono forse queste ultime le colpe che si vogliono far pesare su chi amministra e dirige il Teatro?

Addirittura, in quest’ultimo periodo , un gruppo di consiglieri comunali pare abbia avuto intenzione di mettere in discussione l’onorabilità del presidente del Teatro che è il dott. Nino Milazzo la cui storia personale, è noto a tutti, dovrebbe essere indicata quale positivo esempio di adamantina cristallinità a chiunque sia. Arrivare anche a chiedere le dimissioni dell’intero Cda prima che venga approvato il bilancio consuntivo, e a manovra finanziaria regionale in corso, equivale invece a chiedere la distruzione del teatro. Politicamente, suona invece come un tentativo di imporre a forza una linea politico-gestionale a sindaco, provincia e Regione.

Tutta questa rappresentazione se non fosse, nei suoi eventuali risvolti, drammatica per il Teatro e la cultura catanese, parrebbe essere stata messa in scena dalla stessa squadra di pompieri che in un romanzo che ha fatto storia, come Fahrenheit 451, ha il compito di appiccare l’incendio ai libri anzichè spegnerne le fiamme.

Chi si occupa di politica, e non ci riferiamo ai soli ruoli istituzionali, dovrebbe avere il compito di lottare per la salvaguardia e la valorizzazione del patrimonio culturale e non quello di contribuire , a volte ingenuamente, alla sua scomparsa.
Ma questo monito vale solo per chi non ha interessi terzi, di bottega, di posto e/o di ruolo.Sarebbe invece utile, che i potenziali candidati a eventuali ruoli, uscissero lealmente allo scoperto perché certe azioni “dietro le quinte” non fanno certo bene a nessuno, e soprattutto non ne fanno al Teatro”.

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