di Agnese Maugeri

Catania- Il nuovo decreto legge “Valore Cultura” del ministro Dario teatro_stabile-ct_sede1_siFranceschini entrerà in vigore da quest’anno e prevede, tra tanti, anche un piano di riforme che rivoluzionano i teatri, vigeranno nuove regole per quanto concerne la distribuzione dei finanziamenti che da quest’anno saranno triennali, e tutti i teatri verranno riorganizzati e suddivisi, tramite delle apposite caratteristiche, entro determinate tipologie.

I Teatri stabili pubblici, non esisteranno più ma saranno trasformati in Teatri Nazionali; tale nomina riguarderà solo i teatri che realmente svolgono un servizio pubblico sul territorio per attività e qualità artistica.

I Teatri privati e centri d’innovazione verranno chiusi o modificati, solo in alcuni casi specifici, in Teatri di Rilevante Interesse Culturale (TRIC) cioè delle strutture pubbliche con meno oneri rispetto ai Teatri Nazionali operanti e legati strettamente al territorio con un riconosciuto valore culturale.

Per capire qualcosa in più su quello che accadrà al Teatro Stabile di Catania abbiamo contattato il Direttore Giuseppe Dipasquale che ha gentilmente risposto alle nostre domande.

In queste settimane si è parlato di una presunta unione tra il Teatro Stabile di Catania e il Teatro Biondo di Palermo che sembrerebbe però non realizzarsi, cosa ci dice a riguardo?

«Dell’accordo con Palermo si è molto discusso ma nessuno ha mai dato una chiusura definitiva, è una questione molto lunga e complessa, naturalmente non è un lavoro che si può realizzare in una settimana, c’è una necessità tecnica di mettere insieme storie, identità, e soprattutto numeri»

Come cambierà la vita del Teatro Stabile data la nuova riforma?

«Al momento noi stiamo concorrendo autonomamente allo status di Teatro Nazionale, abbiamo i numeri per farlo da soli e la nostra assemblea dei soci ha deciso unanimamente, deliberando in tal senso»

Cosa comporterà questa qualifica una volta ottenuta?

«Comporterà naturalmente un rapporto di maggiore produttività del teatro, un incremento da parte del FUS (fondo unico per lo spettacolo) e certamente uno status di primo livello, non perché il teatro di rilevato interesse culturale sia di secondo livello, anche questo è uno status primario, ma ovviamente ci sarà una maggiore canalizzazione di contributi FUS e quindi un aumento della contribuzione del ministero»

Parliamo degli abbonamenti, in queste ultime stagioni hanno subito delle notevoli variazioni, magari dovute anche l’effetto della crisi?

«In una conferenza stampa che abbiamo fatto circa un mese fa ho detto che il ragionamento sugli abbonamenti non è determinante per un teatro oggi, basti pensare che il Piccolo di Milano o il Teatro Stabile di Torino hanno abbandonato l’idea dell’abbonamento come misura standard considerando lo sbigliettamento molto più attendibile. Per il nostro Teatro Stabile le posso dire che negli anni abbiamo avuto una serie di variazioni soprattutto in questi due anni una flessione data la crisi economica c’è stata, ma a fronte di questo abbiamo avuto un incremento nello sbigliettamento di circa, se non oltre, il 20%. Questo vuol dire che il pubblico preferisce scegliere lo spettacolo di volta in volta e non pagare un anno prima un carico di abbonamento che per una famiglia intera comporta una spesa di 1000 euro, quindi possiamo dire che il segno è positivo considerando lo sbigliettamento e le presenze»

Un’ultima domanda; ci sono state molte polemiche dovute ai bilanci del teatro, qual è l’attuale situazione?

«I bilanci registrano che la gestione è stata esemplare, il carico che è piovuto a dosso al nostro teatro nel 2012 è stato un grave danno che ha comportato un taglio di oltre due milioni di euro determinando ovviamente una difficoltà. Abbiamo cercato di fronteggiare la situazione e dovremmo, grazie all’aiuto della regione attuale, riuscire a riparare. Le cifre dei bilanci sono a disposizioni di tutti le abbiamo date durante una conferenza stampa appositamente organizzata, quindi chiunque può vedere di cosa sto parlando e potrà notare che questa gestione ha ridotto i costi dal 2008 a oggi del 45% a fronte di una riduzione drastica dei contributi circa del 50%. In un teatro dove si tagliano i fondi è difficile andare avanti, tuttavia malgrado ciò siamo ancora a galla, la nostra nave è stata bombardata da tutti i lati, secondo norma dovevamo affondare e invece noi resistiamo, ciò vuol dire che chi era al timone ha riparato come poteva i danni subiti ma è riuscito anche a mantenere questa nave sulla giusta rotta».

Agnese Maugeri

A proposito dell'autore

Divoratrice di libri con una brutta dipendenza adoro “sniffare” quelli nuovi. Logorroica, lunatica, testarda. Amante del teatro, ballerina mancata, l'altezza (esagerata) ha infranto il mio sogno. Appassionata di cinema, tutto ma non horror. Scrittrice per indole, il modo più istintivo per sentirmi bene, prendere carta e penna e scrivere Aspirante giornalista per vocazione e CakeDesigner per diletto. Non sto mai ferma puoi incontrarmi mentre recensisco un evento, una prima o un vernissage, con in borsa un libro e biscotti per ingannare l'attesa!

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