CATANIA – E’ un durissimo colpo al mio cuore di attrice, la perdita del Teatro Musco. Ho sostenuto lì i miei primi provini con Mario Giusti e con Giuseppe Di Martino, e poi tante volte ho calcato la sua scena con meravigliosi spettacoli ai quali sono rimasta profondamente legata. L’idea che siano state smontate le scene, e che tutto venga smobilitato, a causa della cattiva gestione del Teatro Stabile è una ferita insanabile per la città, per i catanesi, per gli attori che lì si sono formati, per le istituzioni, e per tutte le compagnie teatrali che da lì sono passate.
I 13 milioni di debiti che il commissario Giorgio Pace ha riscontrato, iniziando la sua missione di risanamento, gravano sulle nostre coscienze di cittadini. Che esempio diamo alle nuove generazioni, noi che stiamo permettendo la distruzione della sala che con Mario Giusti e Turi Ferro ha fatto grande la Catania teatrale?
Come potremo giustificare la nostra ignavia, come potremo spiegare l’immobilismo che ha accompagnato la lenta agonia di questo teatro?
Eppure, i segnali dell’imminente dramma erano presenti, tutti, da anni.
E allora mi chiedo dov’erano, tutti coloro che ora si stracciano le vesti, quando in pochi alzavamo la voce sulla mala gestio del Teatro Stabile? Dov’erano gli intellettuali, dov’erano i giornalisti, dov’erano gli assessori, dov’erano i registi? Quando avvertivamo che il teatro Stabile, il prestigioso, amatissimo da tutti i catanesi, era sull’orlo del fallimento? Passato dai 10.000 abbonati della gestione Baudo ai poco più di mille degli ultimi anni?
Da anni, sia come consigliera comunale, sia come semplice cittadina, chiedo spiegazioni. In pochissimi mi hanno seguita. Adesso tutti piangiamo le conseguenze di una scelta scellerata: quella di non intervenire e di non fermare chi per anni ha gestito il Musco come fosse un salone per le feste. Ricordiamoci che solo 2 anni fa, venne organizzato una vera e propria festa di Capodanno, in quei saloni che avevano visto passare la storia del teatro. E che sempre due anni fa vennero fatti ingenti lavori, e venne realizzato -a spese di chi?- un bar con annesso centro culturale al posto del loggione.
Ora vogliamo una forte presa di posizione. Vogliamo che sia fatta luce sui motivi che hanno portato a questo disastro, e che emergano una volta per tutte le responsabilità di chi ha creato le premesse per il fallimento. Altrimenti, avremo fallito tutti: come cittadini e come istituzioni, e passerà il pericolosissimo messaggio che con i soldi pubblici tutto è permesso. Nessuno controlla, nessuno impedisce che si proceda a passi ampi e sicuri verso il baratro. E nulla impedirà che la sala Verga -già colpita dalla vergogna, quando sono state pignorate le sedie durante una recita per le scuole- faccia la stessa fine del glorioso Musco.

Ersilia Saverino


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