Daniele Lo Porto

CATANIA – Dovrebbe essere ratificata domani dalla 1^ Commissione dell’Ars la nomina di Giorgio Pace a commissario straordinario del Teatro Stabile. Dovrebbe, già, perché i deputati dell’Assemblea regionale fanno finta di non capire la gravità della situazione dell’ente culturale catanese. Nei giorni scorsi è stata chiusa la Sala Musco, che ospitava da cinquanta anni gli spettacoli, in seguita a mososità, nonostante nel maggio scorso il Comune avesse dato l sua disponibilità a d intervenire celermente per soddisfare le legittime richieste dei proprietari.

Ma non è finita: il postino ha suonato due volte ed ha consegnato un’ingiunzione di pagamento di 500.000 euro richiesti dalla SIAE. Ricordiamo che il “buco” in bilancio già accertato è di circa 13 milioni di euro. Debiti su debiti che si sono accumulati in tanti anni tra l’indifferenza generale.

Ersilia Saverino, già vice presidente dello Stabile e attualmente consigliere comunale, interviene sull’argomento: : “Purtroppo già in tempi non sospetti, nel lontano 2010, avevo cercato di attirare l’attenzione sulla situazione del Teatro Stabile, che cominciava a essere preoccupante. Si era già allora ad un bivio: .o cambiare rotta, allineandosi con estremo rigore ai principi di massima efficienza e trasparenza o continuare ad assecondare una gestione poco chiara Allora, il mio allarme rimase inascoltato e soprattutto rimase inevasa la richiesta di separare il ruolo di direttore artistico da quello di direttore amministrativo. Ora, tutti i nodi sono venuti al pettine. È inaccettabile che si possa essere arrivati ad accumulare 13 milioni di debiti nel totale silenzio di tutti. Mi auguro che per il bene di questo ente – una volta – prestigioso sia fatta chiarezza sulle responsabilità individuali di chi avrebbe dovuto gestire il teatro come un “buon padre di famiglia” e invece non l’ha fatto”, conclude Ersilia Saverino..

“L’arrivo dell’ufficiale giudiziario nei locali della sala “Musco” di Catania, getta nuove ombre sulla vicenda. Una notizia che ha provocato un acuito lo sconforto tra i lavoratori che nei mesi scorsi avevano già protestato, occupando anche gli stessi spazi delle due sale teatrali per chiedere ai soci la risoluzione delle criticità compresa la corresponsione degli stipendi, anch’essa in forte ritardo, sottolineano Antonio D’Amico e Cosimo Fichera, rispettivamente segretari di Fistel Cisl e Ugl Spettacolo: “In un sol colpo è stato cancellato un pezzo di storia della città e del teatro “Stabile”. Bastava davvero poco per evitare questa nuova pagina dolorosa per l’ente, per i lavoratori, per la cultura catanese e per l’intera Sicilia. Purtroppo, le ultime turbolenti vicissitudini del Consiglio di amministrazione e la mancata ratifica per tempo della nomina del commissario hanno di certo contribuito ad aggravare la già difficile situazione dello “Stabile”. Diciamo basta – aggiungono i sindacalisti – a quest’inerzia gestionale che continua a provocare macerie su macerie, se non si vuole far fallire l’intero teatro, ovvero perdere uno dei più importanti poli culturali dell’intero sud Italia lasciando sul lastrico i 35 dipendenti, che stanno continuando responsabilmente e con passione a tirare avanti in condizioni estremamente difficili. Facciamo un accorato appello alla commissione “Affari istituzionali” dell’Ars affinchè ratifichi la nomina di Pace, la cui operatività è vitale per il futuro dell’ente teatrale, nonché alla Regione ed al Comune perché facciano la loro parte istituendo un tavolo di crisi permanente a supporto della gestione commissariale per dar corso agli atti improcrastinabili ed urgenti necessari per scongiurare colpi di scena come quello odierno”, concludono D’Amico e Fichera.

Già, il problema è proprio la mancanza di tempestività, un aspetto prioritario che aveva sottolineato il presidente Salvo La Rosa quando ha annunciato le dimissioni e sollecitato l’invio di un commissario straordinario. Ancora il teatro e la città aspettano.

In questo contesto è rimasta “congelata” la nomina di Giovanni Anfuso a direttore artistico. Su di lui si è scatenato un fuoco incrociato e tanto impegno da sorprendere, ma anche da far pensare che il vero bersaglio non sia lui ma il sindaco Bianco che in quanto presidente dello Stabilire lo ha nominato. Adesso, sembra che lo stesso Bianco insieme all’assessore regionale Anthony Barbagallo, siano pronti a tornare sui loro passi e pubblicare una selezione pubblica per la scelta del direttore artistico. Un eccesso di trasparenza da parte loro che potrebbe, però, essere addirittura in contrasto con lo status di ente di diritto privato che viene riconosciuto allo Stabile. Un’ulteriore inversione di rotta che, in sostanza, potrebbe ulteriormente destabilizzare la già compromessa situazione del Teatro anche in termini di produzione artistica. Da qui alla fine della stagione estiva, infatti, andrebbero realizzati almeno tre spettacoli per soddisfare gli abbonati della scorsa stagione, penalizzati dagli scioperi, e soprattutto per non perdere la premialità prevista dalla Regione Siciliana.

E, intanto, aspettiamoci che il postino bussi ancora.

 

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