CATANIA – Al via la nuova stagione di prosa del Teatro Stabile di Catania, contraddistinta dal gettonatissimo hashtag #fosti non foste a viver come bruti … Il cartellone, che ha adottato come segno distintivo il monito dantesco, si aprirà all’insegna di Pirandello. E proseguirà con capolavori affidati a celebri interpreti, secondo il calendario impaginato dal direttore del TSC Giuseppe Dipasquale.

            Dopo i successi di “Erano tutti i miei figli” e “Il giardino dei ciliegi”, Dipasquale torna al teatro pirandelliano e dirige “L’uomo, la bestia e la virtù” nell’interpretazione di Geppy Gleijeses e Marianella Bargilli, a loro volta reduci dai grandi esiti di “Miseria e nobiltà”, “A Santa Lucia” e “L’importanza di chiamarsi Ernesto” (insieme a Lucia Poli). Con loro in scena, nel ruolo del Capitano Perella, Marco Messeri che figurò nella compagnia de “Il Pigmalione”, uno dei più grandi successi della ditta “Gleijeses-Bargilli”. Messeri, vincitore di Nastri d’Argento e Ciak d’Oro, torna al teatro dopo qualche anno. Nel valido cast anche Renata Zamengo, Francesco Benedetto, Vincenzo Leto. I costumi sono di Adele Bargilli, le scene di Paolo Calafiore, le musiche di Mario Incudine. Lo spettacolo, una coproduzione Teatro Stabile di Catania e Gitiesse-Artisti riuniti, sarà in programmazione dal 13 al 29 novembre 2015.

Come gli altri titoli in cartellone, anche questo ha una forte e pregnante tematica: in questo caso la bestialità umana. “L’uomo, la bestia e la virtù” è un Pirandello francamente comico, ma con risvolti di grande impotenza e di amarezza di fronte ai soprusi di un uomo prepotente e dispotico perpetrati nei confronti di una moglie debole e trascurata e di un modesto professore di lei innamorato. Il pubblico, che forse non si aspettava questa commedia di Pirandello dai toni farseschi e scollacciati, non accolse bene la prima rappresentazione dell’opera. Successivamente rivalutata dalla critica e dal pubblico, la commedia ebbe tanto successo in Italia e all’estero, da essere una delle più rappresentate della produzione teatrale pirandelliana.

Il farsesco tema trattato dalla commedia è ben rappresentato dal titolo: l’uomo è la prima maschera, quella del professor Paolino che nasconde sotto il suo ostentato perbenismo la tresca con la signora Perella, che indossa la maschera della virtù, quella cioè di una morigerata e pudica madre di famiglia praticamente abbandonata dal marito, capitano di marina che appare agli occhi della gente con la maschera della bestia. Egli convive con una donna a Napoli e, nelle rare occasioni in cui incontra la moglie, rifiuta, con ogni pretesto, di avere rapporti con lei. La commedia in maschera potrebbe proseguire con piena soddisfazione di tutti se il destino e il caso non intervenissero a far cadere le false apparenze.

La signora Perella rimane infatti incinta ad opera del professor Paolino che dovrà, al di là di ogni morale, rimettere in piedi l’ipocrita buon ordine borghese: dovrà convincere tutti che la signora Perella è rimasta incinta in una delle rare occasioni dal marito e quindi dovrà far sì che il recalcitrante capitano abbia almeno un rapporto sessuale con sua moglie. Tutto dovrà avvenire in una sola notte perché tanto è il tempo che il capitano soggiornerà in casa prima di ripartire e rimanere assente per due mesi. Il professore allora dovrà fare in modo che la sua pudica amante ceda alle voglie della bestia. Per essere sicuro del risultato, il professore si farà preparare un afrodisiaco per stimolare i sopiti sensi del capitano e inciterà la vergognosa amante a mostrare le grazie che tiene virtuosamente nascoste. Tutto è ormai pronto per la trappola sessuale in cui dovrà cadere la bestia. Il professore se ne andrà lasciando libero campo per il capitano rimanendo d’accordo con la signora Perella che: “Verrò domattina all’alba, davanti alla tua casa. Se è sì fammi trovare un segno; ecco, guarda, uno di questi vasi di fiori qua, alla finestra della veranda.” La mattina successiva …

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