CATANIA − Tanto tuonò che piovve. Dopo il Consiglio di amministrazione di ieri, il direttore artistico del Teatro Stabile di Catania, Giuseppe Dipasquale, si è dimesso, di fatto dando seguito alla richiesta del sindaco Enzo Bianco che gli aveva chiesto di fare un passo indietro all’indomani delle dimissioni di Nino Milazzo. L’addio del presidente dello Stabile, Milazzo, e la conferma per altri 7 mesi di Dipasquale avevano innescato una violenta polemica politica e la ricerca di visibilità da parte di personaggi in cerca d’autore. Un dinamismo più che sospetto da parte di chi ha invece, lungamente taciuto o dimostrato distratto sui disastri amministrativi dell’ente culturale, il cui buco in bilancio sarebbe di ben 6 milioni di euro, addirittura 8 per Cisl e UGl che fin dal 2014, a più riprese, avevano chiesto le dimissioni di Dipasquale che, però, non può essere ritenuto l’unico responsabile del fallimento, artistico ed economico dello Stabile catanese, che proprio nelle settimane scorse aveva presentato il cartellone della Sala verga e del Musco.

Nelle prossime ore Comune di Catania e Regione Siciliana dovranno trovare l’intesa sulla elezione dei nuovi vertici, presidente e direttore artistico appunto. Impresa che potrebbe non essere facile. “Sarà una scelta innovativa”, ha dichiarato il sindaco Enzo Bianco. Speriamo solo che la voacità della politica non fagociti anche queste poltrone. Sembrano fuori gioco per la carica di direttore artistico Vincenzo Perrotta, “lanciato” forse troppo presto, e Guglielmo Ferro, col quale la città e l’attuale amministrazione cittadina ha, comunque, cercato di recuperare un rapporto personale, dopo anni di disattenzioni sulla grandissima figura del padre, Turi Ferro.

D.L.P.

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