di Elisa Guccione

CATANIA – I lavoratori dell’Ente etneo, dopo cinque mesi di stipendio arretrato e una condizione lavorativa più che complicata, hanno deciso di incrociare le braccia bloccando la rappresentazione degli spettacoli in scena: “Sabbie Mobili” al Musco di via Umberto, in programma fino al 21 aprile, e l’ultima replica di “Re Lear” alla sala Verga di via Fava. A rischio anche la rappresentazione napoletana del testo di Shakespeare interpretato da Mariano Rigillo, coprodotto dal Teatro Stabile di Catania, in quanto il blocco totale delle attività non permetterebbe di smontare la scena da utilizzare in Campania. Grande amarezza anche da parte di Domenico Trischitta e Guia Jelo autore e protagonista di “Sabbie mobili”. interno-teatro-verga

Lo sciopero è stato proclamato da CGL, CISL e UIL, poiché quaranta lavoratori e rispettivamente quaranta famiglie sono state messe all’angolo senza ricevere stipendio.

“Il sipario in questi mesi si è alzato solo per amore nei confronti del Teatro e per rispetto del lavoro di attori e registi– sostiene Antonio D’Amico segretario generale di Fistel Cisl– molti sono in arretrato con il mutuo della propria casa e altri non possono più permettersi di fare la spesa o la benzina per la macchina”.

Lo sciopero e il blocco dell’attività proseguirà fino a data da destinarsi. A fare esasperare ancora di più gli animi la presenza negli scorsi giorni degli ufficiali giudiziari al Verga per un pignoramento da parte di un’attrice che vanta il compenso per uno spettacolo da parte dello Stabile.13001320_1058090837598526_6251044599376379863_n

Lunedì’ 18 aprile sarà convocato un nuovo Consiglio di amministrazione. “Sono guai frutto di un passato molto vecchio che ci lascia con l’acqua alla gola –dichiara Salvo La Rosa, presidente dello Stabile succeduto a Milazzo– Quando sono stato nominato non pensavo che mi sarei ritrovato in questa condizione”.

Tutto questo è il risultato di promesse mai mantenute e di un’approssimazione politica votata all’indifferenza umana e sociale in cui versano molte famiglie.

Elisa Guccione

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