CATANIA − La società di gestione Terme di Acireale SpA ha un nuovo liquidatore, l’avvocato Gianfranco Todaro che politicamente è vicino al Presidente della Regione Rosario Crocetta e ai suoi amici catanesi. Prende il posto dell’ing. Luigi Bosco, anche lui crocettiano, attualmente assessore nella giunta di Enzo Bianco a Catania. Una staffetta concordata, così si sono precipitati a dire i due interessati, per consentire una ventata di nuova professionalità legale in una vicenda che, ormai, ha poco di aziendale (stabilimenti chiusi e attività ferma) e molto di giuridico (privatizzazione e liquidazione) e di giudiziario (inchiesta della Guardia di Finanza sulla gestione commissariale di Margherita Ferro). E’ già nell’ultimo periodo del mandato Bosco che i due stabilimenti termali di Santa Venera e di Santa Caterina sono stati chiusi e il Parco di Santa Venera si è ritrovato in completo stato di abbandono. Senza soldi, del resto, non è possibile nemmeno provvedere all’ordinaria amministrazione. Il nuovo liquidatore ha incontrato nei giorni scorsi il sindaco di Acireale, Roberto Barbagallo, per l’occasione assistito dal consigliere comunale Giuseppe Ferlito e dal co-coordinatore del Forum permanente per le Terme Mario Scandura, entrambi esperti di termalismo. Il liquidatore, a sua volta, si è presentato all’appuntamento accompagnato da alcuni amici professionisti a lui vicini politicamente. Al di là di convenevoli e buone intenzioni, la faccenda è seria e intricata. L’avvocato Todaro ha parlato forse più di quanto abbia ascoltato dai suoi interlocutori, ma ci sta tutto. All’inizio del mandato, i liquidatori delle Terme sembrano avere le idee chiare, sono pieni di entusiasmo e di propositi sul rilancio, come lo era Luigi Bosco quando venne chiamato due anni fa a rimpiazzare Margherita Ferro. Dimenticano forse tutti che, a norma di legge, sono liquidatori e il loro compito principale è accompagnare la società di gestione sulla strada della restituzione dell’attivo residuo al socio unico, la Regione Siciliana, dopo aver pagato tutti i debiti aziendali e avere incassato i crediti spettanti. La liquidazione poi può essere portata avanti nell’ottica della continuità aziendale o dello scioglimento, ma senza un quattrino messo a disposizione dal socio pubblico, la strada dello scioglimento è ormai ineluttabile. Rimane dunque la partita della privatizzazione, l’altra importante procedura stabilita dalla legge regionale del 2010 con la quale la Regione Siciliana sancì definitivamente il suo disimpegno dalle Terme di Sciacca e di Acireale. Ebbene, sembra che l’avvocato Todaro voglia occuparsi direttamente dell’affidamento della gestione degli stabilimenti ai privati. Sulla carta, c’è un mandato ben preciso affidato dalla Regione Siciliana alla sua partecipata Sviluppo Italia Sicilia, incaricata di redigere il bando di privatizzazione. Ma a Palermo l’hanno portata alle lunghe, rimpallandosi responsabilità fra gli uffici dell’Assessorato all’Economia e quelli di Sviluppo Italia Sicilia, e adesso il liquidatore vorrebbe dare una mano per accelerare il processo e consentire, dopo una preliminare raccolta di manifestazioni di interesse, la pubblicazione del bando. Rimangono una serie di pregiudiziali ovviamente e qui Todaro vuol far valere le sue competenze di avvocato. E’ forse possibile una moratoria dei debiti per alleggerire le pressioni di Unicredit che, una volta pignorati definitivamente l’ex albergo Excelsior Palace e il centro polifunziale, si è vista riconoscere dal Tribunale il diritto di venderli all’asta. Ci sono altre pregiudiziali minori, come quelle inerenti i terreni e l’ex stabilimento della Pozzillo nella omonima frazione marinara di Acireale. Infine, secondo Todaro, il periodo di affidamento della gestione degli stabilimenti ai termali dovrebbe essere pari al tempo residuo rispetto alla durata nominale della concessione: essendo trascorsi dieci anni da quando le Terme di Acireale SpA, subentrando alla vecchia azienda autonoma, ottennero la concessione trentennale dalla Regione, il tempo rimanente a disposizione dei privati dovrebbe essere di vent’anni. Forse un po’ pochi per permettere ad un gestore privato di programmare il rilancio e qualche investimento di ammodernamento degli impianti.

Saro Faraci

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