Cronaca di una morte annunciata, o di una fine annunciata o comunque di una farsa annunciata. Parliamo delle Terme di Acireale, accomunate a quelle di Sciacca dalla mala sorte di avere un socio unico, la Regione Siciliana, che è proprietario delle rispettive società di gestione degli stabilimenti termali, poste in liquidazione dal 2010. E che essendo comunque un proprietario influente, parliamo ancora della Regione, indossa tutti i cappelli possibili che consentono ad un socio pubblico di fare il gioco del gatto e della volpe, insieme della vittima e del carnefice. Nell’arco di pochi giorni, ad Acireale – di fronte ad una classe politica locale che è inerte e non sa che pesci prendere, nemmeno se dovesse attingere al pescosissimo mare della Timpa – è successo un finimondo. Prima l’Unicredit si è visto riconoscere dal Tribunale di Catania il diritto di prendersi i beni oggetto di un pignoramento immobiliare: l’ex albergo Excelsior Palace (chiuso dalla fine del 2011 per morosità degli ultimi gestori, Zappalà e Fesco) e il centro polifunzionale (mai operativo e in stato di quasi abbandono), le cui rate residue di mutuo per un controvalore di poco più di sette milioni non sono più pagate da tempo. È stata questa pendenza, tecnicamente una pregiudiziale, a rinviare la pubblicazione del bando per l’affidamento ai privati della gestione. Subito dopo il liquidatore Luigi Bosco, amico di Crocetta e assessore nella giunta di Enzo Bianco a Catania, si è dimesso con una lettera inviata al Presidente della Regione. Si è arreso poverino, lui che aveva provato con tutti i mezzi a spingere per il bando sulla privatizzazione. Forse avrebbe dovuto farlo da un anno, ma non se l’è mai sentita di dare un dispiacere al suo amico Saro Crocetta o forse avrebbe prima dovuto portare i libri in Tribunale sei-otto mesi fa quando, ormai chiaro che la Regione Siciliana non avrebbe più scucito un euro, c’erano tutte le condizioni per dichiarare lo stato di insolvenza della società di gestione. Crocetta ha provveduto a sostituire prontamente il serafico ing. Bosco con un altro uomo della sua cordata politica, l’avvocato Gianfranco Todaro di Catania che ovviamente gestirà carte e non l’azienda che è chiusa. Infine la ciliegina su una torta, non di manifattura acese, non più commestibile da almeno una quindicina d’anni. Ci ha pensato la magistratura ad inviare la Guardia di finanza alle Terme acesi per acquisire atti amministrativi e documentazione relativa al periodo di gestione commissariale precedente a quella dell’ing. Bosco, la gestione della prof.ssa Margherita Ferro, insegnante di teologia, vicina politicamente all’allora presidente della Regione Raffaele Lombardo che la inviò ad Acireale, unitamente al commercialista palermitano Michele Battaglia co-liquidatore, col compito di presidiare un piccolo spazio di governo della cosa pubblica che, nonostante i mille problemi, poteva comunque garantire visibilità e la gestione di un po’di potere. La Ferro in questa impresa, in cui non faceva più impresa, è riuscita a cavarsela fino alle dimissioni motivate dalla sua candidatura, senza alcun esito positivo, alle elezioni regionali in cui vinse Crocetta. Ma adesso la magistratura vuole vedere fino in fondo perché è in quel periodo che la Regione Siciliana scucì gli ultimi quattrini a titolo di ricapitalizzazione della società; da quel momento in poi – complice anche la chiusura degli stabilimenti, poi parzialmente riaperti dall’ing.Bosco – il socio unico non ha più messo mano al portafoglio. E sicuramente non ne metterà nonostante la previsione legislativa – confermata qualche settimana fa all’ARS dopo un primo tentativo di Crocetta di emendamento della norma – di un contributo di 400.000 euro per ciascuna delle due società di gestione delle Terme, Acireale e Sciacca. Quei soldi, sono stati chiarissimi i funzionari e i dirigenti dell’Assessorato all’Economia (in primis la dottoressa Grazia Terranova), non arriveranno mai a destinazione perché la Corte dei Conti non vuole più che un solo quattrino, né a titolo di finanziamento né a titolo di ricapitalizzazione, finisca nelle casse di partecipate regionali cotte e decotte, come le Terme. Insomma, oltre al danno anche la beffa. Non c’è più acqua (termale) da tempo; ma sulle Terme di Acireale e di Sciacca il fango (almeno quello politico) non è risparmiato.

Saro Faraci

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